martedì 28 aprile 2009

L'Oms ridimensiona: i morti sono 7 "Ma c'è il rischio della pandemia".


ROMA - La paura è molta e in tutto il mondo si segnalano di ora in ora sempre più casi di contagio da febbre suina, ma al momento, secondo l'Organizzazione della Sanità, i casi di influenza certificati da test in laboratorio sono 79 e, tra questi, solo 7 hanno avuto esito letale. Sono stati rilevati tutti in Messico. Numeri ben diversi da quelli diffusi dal Paese latino-americano: secondo il ministro messicano della sanità Jose Angel Cordova, infatti, i morti vittime della febbre suina in Messico sono 152.

Nonostante abbia fatto meno morti di quanto si pensasse,l'allerta per una pandemia di influenza suina deve restare alto, ribadisce l'Organizzazione mondiale della Sanità, mettendo in guardia dal pericolo che anche un'epidemia dalle origini 'fiacche' può generare, come avvenne nel 1928 con la 'Spagnola'. Ma c'è anche chi in questi giorni ricorda "la bufala" dell'influenza aviaria, e teme uno sviluppo analogo della vicenda.

Secondo l'Oms, comunque, il virus della febbre suina "non ha mostrato per ora alcuna resistenza ai due farmaci utilizzati per trattarlo", cioè l'Oseltamivir e Zanamivir. A preoccupare è però la trasmissione da uomo a uomo del virus, uno dei passaggi chiave perché si possa parlare di pandemia, in Messico e negli Stati Uniti. E pertanto Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell'Oms, ha detto che comunque i governi devono prepararsi al peggio, specie nelle nazioni più povere "che vengono colpite in maniera talmente dura da apparire sproporzionata". Per questo, in caso di pandemia, l'Oms si concentrerà sulle necessità dei Paesi in via di sviluppo.

Finora i casi accertati in varie parti del mondo sono diversi; si tratta sempre di persone rientrate dal Messico. Nel Paese latinoamericano oggi è stata disposta anche la chiusura dei ristoranti, dopo quella delle scuole. Le autorità sanitarie statunitensi hanno confermato 64 casi di influenza da suini nel Paese. I casi includono i 45 casi accertati a New York. Il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha dichiarato lo stato di emergenza per l'influenza da suini, dal momento che si sono appena verificate due morti sospette. In Australia ci sono 50 casi sospetti, in Canada 6, in Nuova Zelanda i tre sospetti sono risultati positivi. In Europa finora sono molto pochi i casi segnalati (13), e ancora meno quelli confermati: due in Spagna e due in Gran Bretagna, in Scozia.

Nessun caso in Italia (diverse le segnalazioni, ma sono risultate tutte negative). E comunque il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha assicurato che l'Italia è pronta ad affrontare la febbre suina. Da giorni il ministero ribadisce che ci sono 40 milioni di dosi di antivirali stoccate da tempo. L'innalzamento ieri del livello di allerta sanitario mondiale significa che il contagio si sta diffondendo e trasmettendo in comunità localizzate, ma che non ha ancora raggiunta una forza tale da essere descritto come pandemico.

"Allo stato non c'è nessun pericolo e nessuna segnalazione ma bisogna lavorare per trovare un antidoto che ad oggi ancora non c'e", ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, spiegando che l'Unità di crisi al ministero del Welfare ha "predisposto otto linee telefoniche per ogni segnalazione".

L'Oms, esattamente come la Commissione Ue, non ha raccomandato restrizioni sui viaggi, né la chiusura delle frontiere, ormai insufficienti a frenare il contagio. Ma da oggi la Farnesina sconsiglia i viaggi "non strettamente necessari" in tutto il territorio del Messico. L'Assotravel, l'Associazione delle agenzie di viaggio della Confindustria, e Federviaggio hanno annunciato che sospenderanno i pacchetti vacanza e voli per il Messico. Tra i turisti sono molti quelli che pur avendo prenotato viaggi per lo stato del Centro America, optano per mete alternative.

Questa mattina, nel primo volo della giornata per Cancun dall'aeroporto di Fiumicino, 8 dei 29 viaggiatori originariamente diretti nello Yucatan hanno confermato la destinazione; gli altri hanno concordato con il proprio Tour Operator un soggiorno alternativo a Cuba. C'è stato pure chi ha rinunciato del tutto al viaggio e non si è presentato al check-in.