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lunedì 8 novembre 2010

NASA: In progettazione astronave senza ritorno


Simon Worden, il direttore del centro ricerche della Nasa di Ames negli Stati Uniti, ha reso noto nel corso di un seminario della Long Now Foundation tenutosi il 16 ottobre scorso a San Francisco, l'esistenza di un progetto, fino ad ora segreto, che vede collaborare insieme la stessa Nasa e la Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency), l'agenzia scientifica del Pentagono.

Il progetto si chiama 100 Year Starship e, prevedrebbe, la creazione di un’astronave che renderebbe possibile il viaggio interstellare.
Ma le novità non sono assolutamente finite qui, una cosa da aggiungere è che, a bordo dell’astronave verranno spediti nello spazio intergalattico dei coloni umani che non torneranno mai più indietro e si ritroveranno a colonizzare un pianeta a loro sconosciuto. Sarà come si dice in questi casi, un viaggio senza ritorno. Non stiamo parlando di un film di Steven Spielberg e neanche dell’ultimo episodio di Star Trek; questa, è la realtà. Il primo obiettivo dei nostri coloni, sarà quello di colonizzare le due lune del pianeta Marte, per cui si ipotizza anche una data, si pensa il 2030 circa.

Paul Eremenko, coordinatore della Darpa afferma «100-year Starship è un progetto multidisciplinare che prevede innovazioni in una miriade di discipline come fisica, matematica, biologia, economia, psicologia, politica, sociologia, scienze culturali, ingegneria per permettere di avvicinare l'obiettivo dei viaggi spaziali di lunga portata, ma da cui trarrà beneficio l'intera umanità».

Non è molto chiaro però di come l’opinione pubblica prenderà quest’idea del viaggio senza ritorno.
Quest’ultimo infatti costituirebbe il segnale di un passaggio importante: quello dell’esplorazione alla colonizzazione dello spazio extraterrestre.
Una nuova era per la scienza e la vita di tutti i giorni si sta avvicinando … Ora c’è da capire se si tratta di una bufala o una realtà prossima?

Fonte

domenica 10 maggio 2009

MISSION TO MARS : Il viaggio simulato verso Marte.



SONO a circa un terzo del viaggio simulato a Marte e tutto si sta svolgendo nel migliore dei modi. Nessuno screzio tra i componenti della missione, armonia nel succedersi nei vari lavori e persino sintonia su quale film scegliere per trascorrere la serata. E' questa la situazione a bordo della navicella spaziale Nek, costruita vicino a Mosca, all'interno della quale dal 31 di marzo sono isolati sei astronauti che simulano un viaggio al Pianeta rosso. Un "viaggio" che durerà complessivamente 105 giorni.

Questa simulazione vede in prima linea anche scienziati italiani impegnati a studiare una delle componenti più importanti di ciò che succede all'organismo umano quando viene costretto in un ambiente dallo spazio ridotto: lo stress. Ricercatori del Centro Extreme, un team multidisciplinare composto da ricercatori della Scuola Superiore Sant'Anna, dell'Università di Pisa e dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (IFC-CNR) sono impegnati nel verificare istante dopo istante lo stato psicofisico dei componenti dell'equipaggio per cogliere ogni più piccola variazione rispetto allo stato con il quale hanno iniziato l'esperimento.

"Il nostro lavoro parte da due elementi fondamentali: il primo riguarda il fatto che la nostra metodologia è già stata sperimentata e funziona perfettamente. Le nostre ricerche infatti, hanno già lavorato da tempo sugli effetti dello stress sull'asse cuore-cervello-polmoni su atleti impegnati in sport estremi, come i recordman dell'apnea profonda (tra questi, Umberto Pelizzari e Carlos Coste) e i triatleti delle competizioni Ironman. Il secondo è la metodologia: riusciamo, infatti, a capire quando una persona è stressata analizzando il sonno", spiega Remo Bedini, dell'Istituto di fisiologia clinica (IFC), Cnr-PI. I ricercatori infatti, studiano le modifiche dell'onda cerebrale chiamata "Sleep Slow Oscillation", che si producono in seguito allo stress. L'onda è prodotta dalla membrana dei neuroni corticali che in alcuni momenti presentano uno stato di silenzio elettrico e in altri uno di intensa attività di scarica che può essere rilevato attraverso un elettroencefalogramma a 128 canali.

Il Centro Extreme sta dimostrando che su alcuni atleti, dopo una performance estrema che fa salire lo stress, la Sleep Slow Oscillation diminuisce o scompare, alterando le proprietà ristoratrici del sonno. Quando una persona viene sottoposta a stress dunque, l'onda assume un aspetto diverso rispetto a quando si trova in uno stato di benessere.

C'è un momento nel quale vi aspettate l'insorgere dello stress in questa missione? "La risposta a questa domanda è proprio al centro della ricerca. Vogliamo capire perché in una persona lo stress arriva prima che in un'altra e, se è possibile, anche quali ne sono gli elementi scatenanti. E' per questo che i ricercatori dell'Agenzia Spaziale russa che stanno svolgendo l'esperimento ci passano non solo i dati dello stato fisico degli uomini impegnati, ma anche lo stato del modulo marziano, quali temperatura, presenza dei gas, qualità dell'acqua e così via", continua Bedini.

La ricerca può avere anche ricadute che vanno al di là del volo a Marte? "Certamente - continua Bedini- in quanto è ormai noto che lo stress produce sostanze che possono interagire negativamente con organi importanti, quali il cuore e il cervello. E poiché lo stress, poco o tanto, colpisce la maggior parte delle persone è importante capire quando è necessario intervenire per frenarne le conseguenze".

Questo primo esperimento sarà seguito da uno che partirà alla fine dell'anno, quando altri sei astronauti percorreranno un vero viaggio simulato a Marte e all'interno della navicella vi rimarranno per 500 giorni.
Intanto uno degli astronauti ha piantato nella serra del modulo marziano un bulbo di un fiore che vuole regalare alla sua fidanzata quando il prossimo mese di agosto diverrà sua moglie. E il fiore sta crescendo "bello e grande", ha fatto sapere.

sabato 25 aprile 2009

Alla ricerca del pianeta perduto.



Il sistema solare potrebbe avere avuto un ulteriore pianeta, distruttosi quando ancora il sole era giovane. Il suo nome è Theia, e forse si è scontrato con la terra, formando la luna. Due sonde sono alla sua ricerca

Alessandro Murè 24 Aprile :

Le ipotesi si sprecano, fra scienza e fantascienza. Un fatto è certo: al momento ci sono due sonde nello spazio. Sono in cerca di Theia, un pianeta ipotetico, come è stato battezzato dalla Nasa stessa: "Non l'abbiamo mai visto — afferma Mark Kaiser, scienziato al Goddard Space Flight Center in Maryland, USA — ma alcuni ricercatori ritengono che sia esistito all'incirca 4.5 miliardi di anni fa e che sia entrato in collisione con la terra, formando la Luna".

Un evento concepito da Edward Belbruno e Richard Gott dell'università di Princeton. Secondo la loro ipotesi, Theia sarebbe stato delle dimensioni di Marte e, nell'impatto con la terra, avrebbe lasciato dietro di sé detriti che si sarebbero riaggregati formando la Luna.

In tal modo si spiegherebbero alcune sue caratteristiche geologiche, come le dimensioni del nucleo o la densità e la composizione dei sassi. Per la verità, l'ipotesi che qualcosa si sia scontrato con la terra non è nuova in ambito scientifico, ma non è mai stato chiarito se l'oggetto fosse un pianeta, un asteroide o una cometa.

La Nasa spera di sciogliere ogni dubbio con l'invio delle sonde gemelle Stereo, in viaggio già dal 2006. Per ora non sono state trovate tracce di Theia, ma in questi giorni le Stereo stanno entrando in una specifica area dello spazio, uno dei cosìdetti punti di Lagrange, dove la gravità del sole e della terra si combinano formando zone in cui si raccolgono i detriti del sistema solare.

Ancora qualche mese di pazienza e poi, forse, potremmo risolvere due misteri in un colpo solo: cosa si è scontrato con la terra e da dove proviene la Luna.

domenica 21 dicembre 2008

La civiltà perduta.


di Mauro Paoletti

Esiste una teoria avvincente, dedotta da Sitchin in seguito a una nuova interpretazione dei Testi delle Piramidi e di altri miti Egizi e ripresa da Alan Alford, che considera Atlantide come un pianeta esploso e non un continente perduto.

Secondo Sitchin gli egiziani avrebbero vissuto accanto agli Annunaki, una razza in possesso di una elevata tecnologia spaziale. Questa razza aliena avrebbe costruito un centro spaziale nel Sinai, nella terra di Dilmun, la terra dei razzi, e due Piramidi a Giza come punti di riferimento nella navigazione aerea.

Baalbek, in Libano, sarebbe stato un loro centro di controllo, un punto di riferimento lungo i cosiddetti "corridoi di volo" citati proprio da Sitchin.

Nel libro "Il Dodicesimo Pianeta" e nel poema epico babilonese "Enuma Elish", è descritta una battaglia planetaria.
Secondo le credenze egizie Seth apparirebbe come un pianeta che giunge dalle profondità dello spazio per incontrare uno dei pianeti interni al sistema solare.

Tale corpo celeste chiamato anche Nibiru, identificato dai Babilonesi in Marduk, nel suo percorso intorno al Sole in senso contrario a quello degli altri pianeti impatta più volte con Tiamat, un pianeta situato fra Giove e Marte, il pianeta delle Acque, il Grande Drago. L'urto è violento e il pianeta viene spaccato in due. Con una parte forma la Terra ponendola in un orbita più vicina al Sole; sbriciola l'altra originando la fascia di asteroidi.

L'Enuma Elish babilonese elaborata da Zacaria Sitchin si ritrova nei versetti del libro della genesi che descrivono come il vento del Signore aleggiava sulle acque di Theon, l'abisso delle acque e come il fulmine del Signore (in lingua babilonese Marduk) rischiarò le tenebre dello spazio quando colpì Tiamat creando la Terra e il "Rakia", parola che letteralmente significa "braccialetto martellato", detto anche Cielo, ossia Shamaim (Genesi 1,8).

La Terra ebbe una nuova orbita intorno al Sole, vennero originate le stagioni e la rotazione assiale stabilendo il giorno e la notte.
È la descrizione di un evento cosmico naturale non di una creazione divina intenzionale.

Possiamo tranquillamente discutere se tutto rientra nelle leggi che regolano l'intero universo, ma non possiamo parlare di un'entità superiore che decide e dispone le cose a suo piacimento per premiare o punire. Si può parlare di una "Forza", creatrice o distruttrice, un' Energia Creatrice che controlla l' universo, ma la mente razionale intende una forza fisica.

Dopo aver constatato che gli antichi popoli adoravano il Sole come divinità suprema dobbiamo concludere che un evento cosmico può essere stato raccontato personificando i pianeti coinvolti nel fenomeno divinizzandoli. Quindi Marduk è il nome dato al Re dei Re, il Dio degli Dei, ma non sappiamo quale fosse il suo vero nome. Lo stesso dicasi per Tiamat e del popolo che certamente vi abitava.

La collisone dei pianeti, che richiama alla mente la teoria di Velikovsky, diviene una saga popolare, un mito, da cui prende origine l'umanità; la versione modificata di un ricordo di un popolo costretto a scappare dal suo luogo originario, che poi tramanda ai posteri costruendovi sopra un intero sistema di credenze che influenzeranno l'intera esistenza nel corso dei secoli.



Ciò non toglie che lo studioso segnalò il ritrovamento di palme nella Groenlandia, coralli in Alaska, ossa non fossilizzate di ippopotami in Inghilterra, resti di orsi polari e foche artiche schiacciati insieme in una massa informe con ostriche e coccodrilli.
Sembra in seguito ad una catastrofe avvenuta migliaia e migliaia di anni fa, quando il livello degli oceani si abbassò d'improvviso per poi risollevarsi di molti metri alterando violentemente il clima, estinguendo annegandole intere civiltà.

Quindi Velikovsky, in "Mondi in Collisione", offre evidenze di tremendi cataclismi verificatisi durante la preistoria. Un evento avvenuto in un tempo remoto, forse troppo per essere ricordato esattamente.

Ma come può essere stato un evento per così dire naturale, regolato dalle leggi dell' universo, può anche essersi trattato di un evento bellico, una guerra cosmica fra pianeti, dando forma e consistenza a quella "Guerra del cielo" nominata nei testi sacri di molti popoli. La guerra fra le schiere celesti del bene e quelle del male. Due pianeti che si guerreggiano per il dominio di una parte di cielo; impiegando una terribile tecnologia di morte che procura la distruzione, non solo dei pianeti coinvolti nel conflitto, ma anche di quelli vicini.

Uno dei pianeti coinvolti potrebbe essere stato Marte, dove sembra che vi sia stata vita in un tempo remoto. Almeno da quanto documentato dalle foto scattate dalle sonde.
La cosa diviene intrigante, affascinante e abbastanza credibile. Quantomeno spiegherebbe alcuni misteri e alcuni eventi il cui ricordo viene tramandato sotto forma di mito o leggenda.

Sembra non manchino, a confermare tali tesi, prove fisiche di un eventuale esplosione dovuta a mondi in collisione. Nel deserto libico si trovano un infinità di sassolini scuri, indicati come resti di una pioggia di meteoriti avvenuta nel passato.
La caduta di meteore nella zona del Sahara, tre pezzi considerevoli accompagnati da uno sciame di più piccoli esemplari, avrebbe prodotto l'evaporazione del grande mare interno trasformando la zona nell'attuale deserto.

Le rilevazioni satellitari del Columbia nel 1981 mostravano letti di fiumi sepolti di notevole grandezza nei territori del Sudan e nell' Egitto, ponendo in risalto che migliaia di anni fa la zona era ricca di foreste, pascoli e terreni idonei ad un'agricoltura avanzata. I fiumi convogliavano in un grande bacino interno, vasto come il Mar Caspio sulle cui rive si affacciavano Libia, Ciad, Sudan, Egitto, Tunisia. Una zona florida, popolata da uomini ed animali, rifornita di acqua, soggetta a frequenti precipitazioni, almeno fino a diecimila anni fa, data in cui prende vita il deserto del Sahara e la civiltà egiziana.

Attraverso le antiche scritture Sitchin avrebbe trovato altre prove riguardo al verificarsi dell'evento che diede vita al deserto.
Uno dei pochi astronomi convinti che un pianeta intruso ha modificato il nostro sistema solare distruggendo due pianeti e una luna, i cui resti hanno dato vita alla cintura di asteroidi, è Tom Van Flandern. La formazione della cintura rimane un mistero che ha originato molte teorie.

Johann Bode, astronomo del 1700, basandosi su una elaborata formula matematica per determinare le distanze dei pianeti dal Sole, ha dedotto che doveva esistere un altro pianeta fra Marte e Giove, proprio dove adesso si trova la cintura degli asteroidi.

Secondo Bode il pianeta esplose per cause sconosciute, ma potrebbe essere entrato in collisione con un enorme asteroide.
Qui può venire in aiuto una seconda teoria, quella prospettata da Immanuel Velikovsky, anche questa descritta in "Mondi in Collisione". Egli stabilì una connessione fra i disastri e le catastrofi verificatesi sul nostro pianeta con l'apparizione del pianeta Venere. Questo "pianeta" sarebbe infatti giunto in un secondo momento nel nostro sistema solare, invadendolo come una cometa e provocando mutamenti anche sulla Terra, causando repentini cambiamenti climatici e cataclismi.

In effetti antichi documenti presentano Venere come un pianeta recente, non antico quanto il sistema solare; viene descritto come una stella provvista di corna, o coda, caratteristica di una cometa.

In Mesopotamia e in America Centrale, Venere non viene inclusa fra i nove pianeti conosciuti; nei documenti se ne parla come una stella vagante nel cielo, che incute terrore e alla quale si offrono sacrifici. Viene descritta come una minaccia e si contano i periodi di tempo riferendosi al suo passaggio. Si scopre in tal modo che compie il suo percorso intorno al Sole in quaranta anni formando nel cielo una stella a cinque punte. Alla fine del suo strano percorso, Venere occuperà rispetto al Sole la stessa posizione di quarant'anni prima con una decina di giorni di scarto. Fatto che ha influenzato il calendario di molte popolazioni antiche.

Il contatto elettromagnetico di Venere con la Terra avrebbe provocato uno spostamento dell'orbita, dell'asse magnetico, alterato il corso delle stagioni, provocato colossali maremoti e terremoti causando l'inabissamento di vaste regioni a causa delle fratture nella piattaforma tettonica.

Una apocalisse descritta anche nella Bibbia e in altri libri sacri dei popoli antichi che hanno popolato il pianeta e conservato vivo il ricordo di tali tragedie.

Ma non è tutto, secondo tale teoria, dopo aver sfiorato la Terra e prima di assestarsi sull'attuale orbita, Venere, si scontrò con Marte alterandone il percorso e sconvolgendone superficie e clima.

L'ipotesi di Velikovsky fu derisa e attaccata dalla scienza ufficiale, solo Einstein mantenne verso di essa un atteggiamento aperto, forse perché non tutto quello che lo scrittore aveva asserito era errato; oggi difatti possiamo constatarlo.
Senza avere i mezzi idonei per stabilirlo Velikovsky calcolò la temperatura di Venere oltre i 400°, come è in effetti. Attraverso la sonda Mariner 10 è stato anche accertato che il "pianeta" presenta tracce simili a quelle presenti nelle code delle comete; inoltre ruota in direzione inversa rispetto agli altri pianeti, come ha sostenuto Velikovsky.

Su Marte sono stati rilevati l'Argo e il Neon, menzionati in "Mondi in collisione" e la superficie marziana ha subito un repentino cambiamento da quella che era inizialmente.
La più recente prova è il ritrovamento di una grande massa di acqua ghiacciata sotto circa sessanta centimetri della superficie dei poli.
Da queste teorie, ai miti e alle leggende dei popoli, alla scomparsa di un continente oceanico, all' estinzione della vita su di un lontano pianeta come Marte, ad una migrazione forzata verso un altro pianeta dalle simili caratteristiche, ad una immane catastrofe cosmica, il passo è breve e tutto diviene possibile.
Torniamo alla teoria di Zacaria Sitchin. Una nuova interpretazione della saga di Osiride smembrato da Seth e dei resti del suo corpo sparsi e sepolti per tutto l' Egitto, fornisce il suggerimento che Osiride fosse un pianeta esploso i cui frammenti colpirono la Terra.
Il mito narra che Osiride cadde in mezzo al fuoco e spaccò la Terra infiltrandosi in profondità.

Osiride, nei Testi delle Piramidi, era posto nell'acquitrinoso abisso dello spazio ed è scritto che, quando i pianeti esplosero, cadde sulla terra un diluvio di acqua. Proprio come citato nella genesi: "l' acqua del diluvio cadde sulla Terra da una apertura dei cieli". Riferendosi all'Enuma Elish vediamo l' acqua di Tiamat inondare i cieli. Nei Testi di Coffin è scritto: "Questa è la cosa sigillata che contiene il flusso di Osiride. Essa è posta in Rostau; nascosta fin dalla sua caduta, è quanto caduto da lui sul deserto di sabbia". Facilmente collegabile alla pietra conservata ad Abido, al Ben Ben custodita ad Eliopoli. In pratica una meteorite conica.

Da quanto scrive Alan Alford per gli egizi l'atto catastrofico era conosciuto come "il giorno dell'uccisione dell'antico Uno" (di uno degli antichi) un giorno in cui numerosi Dèi furono decapitati e ascesero al cielo, quando questo fu separato dalla Terra e "ci fu un forte grido e un fuoco di luce".

Tutte metafore creative riferite a un esplosione di pianeti avvenuta decine di milioni di anni fa che gli egizi chiamarono "Primo Tempo", lo "Zep Tepi".
Alan Alford si chiede cosa poteva aver ispirato questi riferimenti ad una terra natia planetaria nel lato orientale del cielo, dove il re ascendente dovrebbe regnare sull'Enneade di nove Dèi, da un trono fatto di ferro.

La risposta potrebbe emergere dalla leggendaria battaglia fra Seth e Orus che, per gli egittologi, è un ricordo di guerra nella valle del Nilo, mentre per Alford, prende posto nel cielo o nelle acque dello spazio e si può collocare nel "primo tempo", e si collega alla teoria del pianeta intruso di Van Flanders.

Teoria controversa e non accettata dalla maggioranza dei moderni astronomi in quanto esistono prove fisiche dell'esistenza di una grande civiltà situata su di un'isola in mezzo all'Atlantico. Scomparsa forse a causa dell'invasione di Venere, ma può anche essere solo la precedente civiltà che popolava la Terra nel momento della catastrofe, e non è detto che si chiamasse Atlantide.
Il racconto di Platone descrive un cataclisma terrestre che causa l'affondamento di una terra nell'oceano ed è seguito da un terremoto e una alluvione.

Gli egiziani usavano la parola "isola" come metafora di "pianeta", quindi l'oceano diviene lo spazio di acqua nel quale emergevano i primi mondi quando il tempo aveva inizio. Di conseguenza i pianeti divengono "isole" fluttuanti nelle acque cosmiche.

Era dunque " Atlantide" un pianeta esploso?

Ricordiamo le teorie che parlano della caduta della Luna sulla Terra causa della scomparsa di Atlantide.

Denis Saurat e H.S. Bellamy sono i fautori di una teoria ricavata dalle deduzioni di Horbiger secondo cui la Luna non sarebbe il primo satellite della Terra, ma vi sarebbero state molte lune, una per ogni periodo geologico. Vi sarebbero stati periodi geologici ben distinti da altri perché alla fine di ogni periodo un satellite sarebbe caduto sulla Terra.

La Luna non descriverebbe intorno alla Terra un'ellisse chiusa, ma una spirale che va restringendosi e che finirà per farla cadere sul nostro pianeta.
Una conferma potrebbe venire da Sir George Darwin astronomo, figlio del celebre naturalista; egli afferma che il nostro satellite è destinato a perire in un disastroso cataclisma:

"La Terra al momento della creazione aveva una rotazione molto veloce tanto che il giorno durava cinque ore. Gradatamente rallentò attraverso la frizione delle maree che si manifesta in modo contrario a quello in cui il globo volge il proprio asse - un secondo ogni milione e duecentomila anni - e frena la Terra anche nello spazio in modo tale che la Luna si allontana. Fra cinquanta miliardi di anni quando la Luna disterà 550.000 km il giorno durerà quanto quarantasette giorni attuali; la Luna volgerà sempre la stessa faccia. I giorni saranno caldi, le notti rigide.
Quando la rotazione diventerà più lenta della rivoluzione lunare le maree si manifesteranno in senso contrario accelerando il moto rotatorio. Il nostro satellite inizierà ad avvicinarsi e niente potrà arrestarlo. Una volta in prossimità della Terra inizierà a sgretolarsi formando un anello simile a quello di Saturno, una parte dei frammenti cadrà sulla Terra come una pioggia di meteore. Vi saranno terremoti, maremoti disastrosi. I vulcani esploderanno, alcune zone saranno sommerse dai mari. Nella migliore delle ipotesi pochi sopravvivranno e si troveranno a lottare contro gli animali sopravvissuti, o mostri creati in seguito alle mutazioni ambientali."

Se in effetti nel passato sono esistite altre lune, come qualcuno prospetta, lo spettacolo della loro caduta e distruzione non deve essere stato molto diverso da quello descritto da Darwin; per qualcuno è già stato esposto nell' Apocalisse di san Giovanni (IV 12,14).
Secondo Saurat tutto sarebbe già avvenuto.

Miti, leggende, rinvenimenti e rigorose deduzioni scientifiche concorrerebbero a confermare tali avvenimenti.

La strada che conduce alla verità è un sentiero immerso nelle tenebre, ove l'uomo procede a tentoni, tastando centimetro per centimetro nell'intento di identificare le cose che incontra nel suo procedere. Viene alla mente quella teoria che indica la presenza di numerosi occhi situati sulla nostra pelle, che ci permettono di vedere anche quando gli occhi sono chiusi, utilizzando le proprietà della mente. La capacità di ragionare ci permette di vagliare e avvicinarsi alla fiamma della verità.

La storia ci dice che l'uomo non ha mai pensato a divulgare la conoscenza per il timore di perdere potere.

Un solo esempio: Alonso Pinzon trovò dettagliate indicazioni sulla terra del Nuovo Mondo nei testi contenuti nella biblioteca di papa Innocenzo VIII. Documenti che portò con sé e consultò con Cristoforo Colombo detentore del progetto che contemplava una spedizione mirata alla scoperta di quelle terre.
Quindi qualcuno ha sempre saputo e negato la verità.

Platone scrisse che Zeus decise di punire l'umanità perché degenerata, gretta e presa dalla brama del potere. La cosa più triste è che da allora, dopo tutti questi secoli, nulla sembra cambiato.
La verità è una strada dissestata dalla distruzione dei documenti antichi, essenziali per tracciare le storia umana, e dall'ipocrita censura imposta dalle religioni.

Se Dio è conoscenza, conoscere significa avvicinarsi a Dio.

Il califfo ordinò ad Amru di bruciare i volumi della biblioteca di Alessandria in quanto era sufficiente il Corano e non c'era bisogno di libri permissivi e nocivi. D'altro canto fanatici cristiani bruciarono antiche biblioteche durante il medioevo. Il vescovo spagnolo Diego de Landa bruciò i documenti Maya perché considerati opere del Maligno.
Se le opere antiche non fossero state distrutte o nascoste, oggi avremmo certamente riferimenti ad Atlantide e la strada verso la verità sarebbe più chiara. Ma la storia e la verità non si celano a lungo, ne si sotterrano.

Le antiche iscrizioni, gli stessi monumenti, le pietre, comprese quelle ancora sotto l'oceano, narrano di un antico popolo e di conoscenze perdute e in parte ritrovate. Raccontano una storia più antica di quella divulgata; riaffiorano conoscenze matematiche ed astronomiche note da millenni, concetti e fenomeni cosmici, riscoperti solo negli ultimi quattrocento anni, che hanno influenzato la scienza moderna e dettato le regole di vita di una società che appare più antica di migliaia e migliaia di anni.

Le "pietre delle serpi" a Dendera, per esempio, insieme a molti altri reperti, illuminano una parte della strada che conduce alla verità; ancora molto lunga e cosparsa di domande che esigono risposte certe ma che, purtroppo, nessuno di noi è in grado di fornire. Almeno per adesso.

martedì 16 dicembre 2008

UNA FORESTA SU MARTE.

La possibilità di esistenza di forme di vita su altri pianeti ha da sempre affascinato l'uomo. Ma solo in tempi abbastanza recenti si sono resi disponibili i mezzi con i quali poter esplorare in maniera scientifica i corpi celesti. Innumerevoli sono state le sonde lanciate verso i pianeti appartenenti al nostro sistema solare, per studiare le loro caratteristiche e per capire se un qualche tipo di vita possa essersi sviluppata su di essi. Tra i pianeti, Marte è a tutt'oggi il pianeta più studiato, sia per la vicinanza alla Terra ma soprattutto perché tra tutti è il corpo celeste più simile a noi e forse capace di accogliere qualche tipo di organismo vivente.

Opinione ormai condivisa tra gli scienziati è che se si trovasse la vita su Marte, sicuramente non potrebbe essere ad uno stadio evolutivo superiore a quello di un batterio. E' un'opinione che col tempo è diventata un dogma, sostenuta persino davanti a documenti fotografici tuttora senza spiegazione che potrebbero invalidarla.

E' il caso di una fotografia scattata dal MOC (Mars Orbiter Camera), un satellite per la mappatura fotografica di Marte che, a latitudine -82.02°, longitudine 284.38° (vicino al polo sud marziano) ha ripreso qualcosa di assolutamente incredibile, ma tuttora ignorato: si tratta di una qualche forma di vegetazione su Marte. L'identificativo della fotografia è M08-04688.

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Dettaglio della fotografia M08-04688 scattata dal satellite MOC che ritrae la superficie di Marte (6.79 m/pixel)

Come è possibile vedere dall'immagine, si osservano forme in tutto e per tutto simili a grandi alberi (con tanto di ramificazioni) ripresi dall'alto. Confrontiamo ad esempio l'immagine del MOC con quest'altra fotografia, che ritrae un albero terrestre: le somiglianze sono veramente molte.

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Ecco la "striscia" completa ripresa dal MOC, che mostra le piante che si rendono via via più fitte, sino a formare una foresta. Non esiste un fenomeno geologico anche solo lontanamente paragonabile a questo. L'immagine ad alta risoluzione è visibile cliccando qui (259Kb)

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Ma allora, qual è la spiegazione? La spiegazione più semplice è che forme di vita vegetali (forse risalenti a quando ancora su Marte l' acqua era abbondante) continuino a crescere sul pianeta, probabilmente affondando le radici in uno strato semi-ghiacciato di acqua ed in grado di sopportare i forti sbalzi termici.

Per quanto riguarda le dimensioni, gli alberi più grandi visibili nell'immagine hanno un diametro di circa 1 chilometro. Può ovviamente sembrare troppo, se riferito ad un albero terrestre. Ma se teniamo conto del fatto che:

1. l'atmosfera è più rarefatta di quella terrestre
2. la gravità è solo un terzo di quella del nostro pianeta
3. probabilmente non c'è nessun parassita che possa attaccarli
4. è una specie aliena sicuramente a noi sconosciuta, con differente metabolismo

ecco che le dimensioni giganti diventano molto più plausibili. E comunque nella fotografia si vedono anche alberi di dimensioni molto più "normali".

Purtroppo nessuno scienziato si è occupato di studiare a fondo questo documento, perché la "scienza ufficiale" dice che lì di alberi non ce ne devono essere. Punto e basta. Ma la "foresta marziana" continua a crescere lo stesso.

Link all'immagine ufficiale del MOC:

Questa non è l'unica evidenza di vita vegetale sul pianeta rosso, esistono altre immagini riprese dal MOC che mostrano quelli che potrebbero essere dei cespugli che sono cresciuti tra le dune.

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Confrontiamola con questa foto da satellite di una regione desertica dell'Australia:

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In quest'altra immagine del suolo marziano si può osservare quello che appare come un bosco visto dall'alto:

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Qui vediamo quello che sembra essere a tutti gli effetti un lago (fotografia MOC m0901354, 2,75m/pixel):

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Ed anche qui (MOC m0902042):

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Ed anche in queste fotografie (clicca per visualizzarle): e0801033, e0900020, e0900304 (quest'ultima con una risoluzione di 3.5 m/pixel).

Di seguito un'immagine acquisita dalla sonda Opportunity il 19 dicembre 2004 che non ha bisogno di commenti (a destra l'ingrandimento del box giallo). La foto originale è visibile cliccando QUI.

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Ecco altre due eloquenti immagini che mostrano la crescita di vegetazione sul pianeta rosso (MOC m1001442):

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Da notare che purtroppo il Mars Global Surveyor ha una telecamera (il MOC) che mostra solo il rosso ed il blu, ma non il verde. Probabilmente è l''unica telecamera mai costruita ad avere questa caratteristica, e lascio immaginare a voi quale può essere il motivo di questa scelta tecnologica....

Nota finale: forse non tutti sanno che su Marte è stata trovata nell'atmosfera una discreta quantità di metano (rilevato dal Mars Express, dall'Infrared Telescope Facility dellaNasa nelle Hawaii, dall'International Gemini South observatory in Cile, dal Mars Express Planetary Fourier Spectrometer (PFS) etc...).

Il metano non è una molecola stabile dell'atmosfera, dopo poche centinaia di anni scompare. Da questo ne deriva che se è ancora presente, esso deve essere in qualche modo rigenerato. Le possibilità sono due: o fenomeni vulcanici o produzione da parte di batteri.

Esiste anche una terza ipotesi, cioè che il metano sia dovuto all'impatto di una cometa su Marte, ma non è stato trovato alcun segno recente di collisione sulla superficie, e comunque non avrebbe potuto produrre effetti di lunga durata.

Per quanto riguarda la prima ipotesi, è difficile pensarlo dal momento che il TES del Mars Global Surveyor e il Themis del Mars Odyssey (sensori termici con una risoluzione di 100 metri) non hanno mai rilevato alcuna attività vulcanica su Marte.
La seconda ipotesi rimane a questo punto la più probabile, cioè sembra esserci un qualche tipo di attività biologica su Marte.

AGGIORNAMENTO 6 ottobre 2006: attualmente esiste la concreta possibilità di osservare foreste e laghi a colori e nel minimo dettaglio, ne è prova la fotografia scattata dall'orbita dal Mars Reconnaissance Orbiter che mostra perfettamente la sonda Opportunity sulla superficie del pianeta rosso, e pure le tracce che le ruote hanno lasciato sulla sabbia. A questo punto ci si chiede: che cosa aspetta la Nasa a fotografare le zone più interessanti e risolvere finalmente alcuni misteri?

Il Giornale Online



N.d.r. Ringrazio il Prof. Corrado penna per la segnalazione

FONTE: http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.4013

mercoledì 3 dicembre 2008

MARTE: immagini non ancora al vaglio dell'opinione pubblica.


Durante Alcune delle Missioni NASA sul pianeta rosso, sono state scattate numerosissime immagini sul suolo marziano, in alcune di esse (il cui numero è sicuramente elevato), si notano dettagli di strutture di probabile origine artificiali. Tali immagini, per anni custodite dalla NASA, e solo di recente (si fa per dire) trovate dai ricercatori e scienziati, mostrano caratteristiche di Marte ancora sconosciute come è il caso delle immagini raccolte.






Altre 2 immagini molto eloquenti sono le immagini D ed E (che vi propongo di seguito). In queste si può vedere un "tunnel" sotterraneo non meglio identificato. Secondo alcuni scienziati potrebbe trattarsi di strani fenomeni di formazione rocciosa a noi ancora sconosciuti. Gli Ufologi o comunque gli appassionati e studiosi del settore danno una spiegazione appartenente all'Esobiologia, che vede queste formazioni essere un tunnel artificiale sotterraneo che raggiunge la superfice solo in parte. Questo rappresenterebbe la prova che su Marte ci sia stata e ci sia ancora vita nel sottosuolo.


Foto D



Foto E



Al di la di ogni parere personale, le immagini parlano da sole, sinceramente ci saremmo aspettati da parte della NASA un interessamento maggiore verso queste affascinanti fotografie, ma può darsi che in realtà la NASA si sia davvero occupata di queste strutture, all'oscuro dell'opinione pubblica ed abbia fatto sconvolgenti scoperte con serie implicazioni extraterrestri. In realtà non lo sappiamo, possiamo fare solo supposizioni. I dubbi rimangono.

domenica 30 novembre 2008

Cydonia. Marte.. : THE FACE.


Riguardo al volto della cosiddetta sfinge marziana, nota come "THE FACE" , vi sono tre diversi fotogrammi del 1976 (delle sonde Viking Orbiter della NASA) che riprendono da diverse angolazioni la medesima conformazione geologica, o meglio orografica: sono i frames catalogati: 35a72, 35a76 e 70a13. Dunque non poteva trattarsi di un gioco di luce ed ombre, come invece sottolineò negli anni '70 il personale addetto stampa della NASA.

Doveva per forza trattarsi di un rilievo montuoso a forma di volto umano. Restava, e resta ancora oggi, da capirne la causa: frutto di movimenti tellurici, erosione eolica ed idrica in un remoto passato oppure enorme prova tangibile di una civiltà extraterrestre ed antidiluviana? Negli anni seguenti la NASA, pressata dalle continue insistenze di ricercatori ed ufologi che volevano vederci chiaro, puntò le camere fotografiche della sonda MGS (Mars Global Surveyor) sulla piana di CYDONIA, per fotografare LA FACCIA, ma di proposito questa volta. La foto che nel 1998 il JPL di Pasadena (centro di controllo delle sonde spaziali della NASA, in California) rilasciò al pubblico in una conferenza stampa, deluse ed amareggiò gli studiosi di frontiera e di paleoastronautica, in quanto più che um'immagine dettagliata di un volto umano, la nuova foto (con una risoluzione migliore rispetto al 1976) sembrava mostrare una GIGANTESCA LETTIERA PER GATTI SPAZIALI. (in inglese fu infatti chiamata dai ricercatori "the Catbox Picture").
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Non ci volle molto per i ricercatori informatici, come l'ingegner statunitense MARK CARLOTTO, a capire che quella foto era sì della cosiddetta "faccia", ma era stata processata informaticamente in modo anomalo perdendo molte caratteristiche prospettiche del rilievo marziano (mancava contrasto e profondità d'immagine). Infatti, a riprova di ciò, il Mars Global Surveyor (sempre della NASA), nel 2001 acquisì con la sua fotocamera una nuova immagine che mostrava nuovamente i tratti di un volto umano, con un livello qualitativo superiore a quello delle sonde Viking.

Un'altra immagine è stata recentemente acquisita dalla fotocamera THEMIS della sonda spaziale Mars Odyssey (NASA), mostrando ancora una volta la presenza di un volto dalle sembianze umane. La foto analoga (tutte le immagini della cosiddetta Faccia di Marte sono state dettagliatamente discusse dal giornalista scientifico Richard Hoagland in un congresso di alcuni anni fa presso l'Università del Wisconsin), è stata segnalata da Marc Tonnies, ricercatore ideatore e promotore del gruppo Cydonia Imperative.

Dunque la NASA non sembrerebbe occultare il proprio materiale, ma operare ambiguamente a seconda del periodo storico e della situazione socio-politica. E di questa trasparenza, per quanto non perfetta, dovremmo comunque esserLe grati,secondo me. Senza le sonde NASA la nostra comprensione e conoscenza del Sistema Solare sarebbe di gran lunga inferiore.

THE FACE, dunque, è ancora lì su Marte, con il suo enigmatico sguardo analogo a quello della sfinge della piana di Giza, in attesa di una risposta interpretativa da parte della specie umana.

© Luca Scantamburlo

mercoledì 19 novembre 2008

Marte era ricoperto per un terzo da un Oceano.


Che buona parte della superficie di Marte fosse occupata da un oceano si sospettava dal 1991 e nel giugno 2007 erano state fornite le prime evidenze sulla base della morfologia.

"Ma adesso sono stati scoperti e analizzati i sedimenti", spiega Ori. "Parlare anche solo dieci anni fa della presenza di laghi poteva sembrare un'eresia, mentre ormai la passata presenza di acqua e' ormai cosa accertata, e le evidenze convergono sull'idea della presenza di un vero e proprio oceano", osserva l'esperto italiano.

"Abbiamo confrontato i dati del Grs riferiti al potassio, al torio e al ferro, acquisiti al di sopra e al di sotto di un'ipotetica linea di costa che demarcherebbe un antico oceano che ricopriva circa un terzo della superficie di Marte", spiega Dohm. "E un'altra ipotetica spiaggia - prosegue lo studioso - delineerebbe un oceano piu' interno, piu' giovane e meno esteso".

Capire come e quando l' acqua sia esistita su Marte e' un problema strettamente legato alla possibilita' di capire se, come e in quale epoca la vita potrebbe essersi sviluppata sul pianeta rosso. Di conseguenza, se l'emisfero settentrionale di Marte, dove si trovava l'oceano, potrebbe essere un luogo interessante nel quale far atterrare future missioni spaziali volte a cercare tracce di vita.

Fonte

Sulla foto i raggi blu-violetti rivelano il tenore elevato di potassio contenuto nel suolo di questa zona, prova della presenza di oceani nel passato.