Visualizzazione post con etichetta PIRAMIDI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PIRAMIDI. Mostra tutti i post

venerdì 1 maggio 2009

AVVISTAMENTI UFO: OVNI SOPRA LE PIRAMIDI.


Clamoroso avvistamento, avvenuto sopra le piramidi di Giza, ripreso dalla webcam fissa che riprende le piramidi 24 su 24 su http://www.pyramidcam.com/,
il 20 Aprile.

Gli stessi autori del sito, in un comunicato non sanno di cosa si tratti: " What you see above is one the last images produced before connectivity was lost again at the hotel in Giza. We will probably not be up again until Sunday. It's a very interesting image from the 20th of April which shows something in the frame which we can't identify. "

Nella foto, si vede uno strano oggetto di forma triangolare sorvolare la piana di Giza.

X X X

domenica 21 dicembre 2008

La civiltà perduta.


di Mauro Paoletti

Esiste una teoria avvincente, dedotta da Sitchin in seguito a una nuova interpretazione dei Testi delle Piramidi e di altri miti Egizi e ripresa da Alan Alford, che considera Atlantide come un pianeta esploso e non un continente perduto.

Secondo Sitchin gli egiziani avrebbero vissuto accanto agli Annunaki, una razza in possesso di una elevata tecnologia spaziale. Questa razza aliena avrebbe costruito un centro spaziale nel Sinai, nella terra di Dilmun, la terra dei razzi, e due Piramidi a Giza come punti di riferimento nella navigazione aerea.

Baalbek, in Libano, sarebbe stato un loro centro di controllo, un punto di riferimento lungo i cosiddetti "corridoi di volo" citati proprio da Sitchin.

Nel libro "Il Dodicesimo Pianeta" e nel poema epico babilonese "Enuma Elish", è descritta una battaglia planetaria.
Secondo le credenze egizie Seth apparirebbe come un pianeta che giunge dalle profondità dello spazio per incontrare uno dei pianeti interni al sistema solare.

Tale corpo celeste chiamato anche Nibiru, identificato dai Babilonesi in Marduk, nel suo percorso intorno al Sole in senso contrario a quello degli altri pianeti impatta più volte con Tiamat, un pianeta situato fra Giove e Marte, il pianeta delle Acque, il Grande Drago. L'urto è violento e il pianeta viene spaccato in due. Con una parte forma la Terra ponendola in un orbita più vicina al Sole; sbriciola l'altra originando la fascia di asteroidi.

L'Enuma Elish babilonese elaborata da Zacaria Sitchin si ritrova nei versetti del libro della genesi che descrivono come il vento del Signore aleggiava sulle acque di Theon, l'abisso delle acque e come il fulmine del Signore (in lingua babilonese Marduk) rischiarò le tenebre dello spazio quando colpì Tiamat creando la Terra e il "Rakia", parola che letteralmente significa "braccialetto martellato", detto anche Cielo, ossia Shamaim (Genesi 1,8).

La Terra ebbe una nuova orbita intorno al Sole, vennero originate le stagioni e la rotazione assiale stabilendo il giorno e la notte.
È la descrizione di un evento cosmico naturale non di una creazione divina intenzionale.

Possiamo tranquillamente discutere se tutto rientra nelle leggi che regolano l'intero universo, ma non possiamo parlare di un'entità superiore che decide e dispone le cose a suo piacimento per premiare o punire. Si può parlare di una "Forza", creatrice o distruttrice, un' Energia Creatrice che controlla l' universo, ma la mente razionale intende una forza fisica.

Dopo aver constatato che gli antichi popoli adoravano il Sole come divinità suprema dobbiamo concludere che un evento cosmico può essere stato raccontato personificando i pianeti coinvolti nel fenomeno divinizzandoli. Quindi Marduk è il nome dato al Re dei Re, il Dio degli Dei, ma non sappiamo quale fosse il suo vero nome. Lo stesso dicasi per Tiamat e del popolo che certamente vi abitava.

La collisone dei pianeti, che richiama alla mente la teoria di Velikovsky, diviene una saga popolare, un mito, da cui prende origine l'umanità; la versione modificata di un ricordo di un popolo costretto a scappare dal suo luogo originario, che poi tramanda ai posteri costruendovi sopra un intero sistema di credenze che influenzeranno l'intera esistenza nel corso dei secoli.



Ciò non toglie che lo studioso segnalò il ritrovamento di palme nella Groenlandia, coralli in Alaska, ossa non fossilizzate di ippopotami in Inghilterra, resti di orsi polari e foche artiche schiacciati insieme in una massa informe con ostriche e coccodrilli.
Sembra in seguito ad una catastrofe avvenuta migliaia e migliaia di anni fa, quando il livello degli oceani si abbassò d'improvviso per poi risollevarsi di molti metri alterando violentemente il clima, estinguendo annegandole intere civiltà.

Quindi Velikovsky, in "Mondi in Collisione", offre evidenze di tremendi cataclismi verificatisi durante la preistoria. Un evento avvenuto in un tempo remoto, forse troppo per essere ricordato esattamente.

Ma come può essere stato un evento per così dire naturale, regolato dalle leggi dell' universo, può anche essersi trattato di un evento bellico, una guerra cosmica fra pianeti, dando forma e consistenza a quella "Guerra del cielo" nominata nei testi sacri di molti popoli. La guerra fra le schiere celesti del bene e quelle del male. Due pianeti che si guerreggiano per il dominio di una parte di cielo; impiegando una terribile tecnologia di morte che procura la distruzione, non solo dei pianeti coinvolti nel conflitto, ma anche di quelli vicini.

Uno dei pianeti coinvolti potrebbe essere stato Marte, dove sembra che vi sia stata vita in un tempo remoto. Almeno da quanto documentato dalle foto scattate dalle sonde.
La cosa diviene intrigante, affascinante e abbastanza credibile. Quantomeno spiegherebbe alcuni misteri e alcuni eventi il cui ricordo viene tramandato sotto forma di mito o leggenda.

Sembra non manchino, a confermare tali tesi, prove fisiche di un eventuale esplosione dovuta a mondi in collisione. Nel deserto libico si trovano un infinità di sassolini scuri, indicati come resti di una pioggia di meteoriti avvenuta nel passato.
La caduta di meteore nella zona del Sahara, tre pezzi considerevoli accompagnati da uno sciame di più piccoli esemplari, avrebbe prodotto l'evaporazione del grande mare interno trasformando la zona nell'attuale deserto.

Le rilevazioni satellitari del Columbia nel 1981 mostravano letti di fiumi sepolti di notevole grandezza nei territori del Sudan e nell' Egitto, ponendo in risalto che migliaia di anni fa la zona era ricca di foreste, pascoli e terreni idonei ad un'agricoltura avanzata. I fiumi convogliavano in un grande bacino interno, vasto come il Mar Caspio sulle cui rive si affacciavano Libia, Ciad, Sudan, Egitto, Tunisia. Una zona florida, popolata da uomini ed animali, rifornita di acqua, soggetta a frequenti precipitazioni, almeno fino a diecimila anni fa, data in cui prende vita il deserto del Sahara e la civiltà egiziana.

Attraverso le antiche scritture Sitchin avrebbe trovato altre prove riguardo al verificarsi dell'evento che diede vita al deserto.
Uno dei pochi astronomi convinti che un pianeta intruso ha modificato il nostro sistema solare distruggendo due pianeti e una luna, i cui resti hanno dato vita alla cintura di asteroidi, è Tom Van Flandern. La formazione della cintura rimane un mistero che ha originato molte teorie.

Johann Bode, astronomo del 1700, basandosi su una elaborata formula matematica per determinare le distanze dei pianeti dal Sole, ha dedotto che doveva esistere un altro pianeta fra Marte e Giove, proprio dove adesso si trova la cintura degli asteroidi.

Secondo Bode il pianeta esplose per cause sconosciute, ma potrebbe essere entrato in collisione con un enorme asteroide.
Qui può venire in aiuto una seconda teoria, quella prospettata da Immanuel Velikovsky, anche questa descritta in "Mondi in Collisione". Egli stabilì una connessione fra i disastri e le catastrofi verificatesi sul nostro pianeta con l'apparizione del pianeta Venere. Questo "pianeta" sarebbe infatti giunto in un secondo momento nel nostro sistema solare, invadendolo come una cometa e provocando mutamenti anche sulla Terra, causando repentini cambiamenti climatici e cataclismi.

In effetti antichi documenti presentano Venere come un pianeta recente, non antico quanto il sistema solare; viene descritto come una stella provvista di corna, o coda, caratteristica di una cometa.

In Mesopotamia e in America Centrale, Venere non viene inclusa fra i nove pianeti conosciuti; nei documenti se ne parla come una stella vagante nel cielo, che incute terrore e alla quale si offrono sacrifici. Viene descritta come una minaccia e si contano i periodi di tempo riferendosi al suo passaggio. Si scopre in tal modo che compie il suo percorso intorno al Sole in quaranta anni formando nel cielo una stella a cinque punte. Alla fine del suo strano percorso, Venere occuperà rispetto al Sole la stessa posizione di quarant'anni prima con una decina di giorni di scarto. Fatto che ha influenzato il calendario di molte popolazioni antiche.

Il contatto elettromagnetico di Venere con la Terra avrebbe provocato uno spostamento dell'orbita, dell'asse magnetico, alterato il corso delle stagioni, provocato colossali maremoti e terremoti causando l'inabissamento di vaste regioni a causa delle fratture nella piattaforma tettonica.

Una apocalisse descritta anche nella Bibbia e in altri libri sacri dei popoli antichi che hanno popolato il pianeta e conservato vivo il ricordo di tali tragedie.

Ma non è tutto, secondo tale teoria, dopo aver sfiorato la Terra e prima di assestarsi sull'attuale orbita, Venere, si scontrò con Marte alterandone il percorso e sconvolgendone superficie e clima.

L'ipotesi di Velikovsky fu derisa e attaccata dalla scienza ufficiale, solo Einstein mantenne verso di essa un atteggiamento aperto, forse perché non tutto quello che lo scrittore aveva asserito era errato; oggi difatti possiamo constatarlo.
Senza avere i mezzi idonei per stabilirlo Velikovsky calcolò la temperatura di Venere oltre i 400°, come è in effetti. Attraverso la sonda Mariner 10 è stato anche accertato che il "pianeta" presenta tracce simili a quelle presenti nelle code delle comete; inoltre ruota in direzione inversa rispetto agli altri pianeti, come ha sostenuto Velikovsky.

Su Marte sono stati rilevati l'Argo e il Neon, menzionati in "Mondi in collisione" e la superficie marziana ha subito un repentino cambiamento da quella che era inizialmente.
La più recente prova è il ritrovamento di una grande massa di acqua ghiacciata sotto circa sessanta centimetri della superficie dei poli.
Da queste teorie, ai miti e alle leggende dei popoli, alla scomparsa di un continente oceanico, all' estinzione della vita su di un lontano pianeta come Marte, ad una migrazione forzata verso un altro pianeta dalle simili caratteristiche, ad una immane catastrofe cosmica, il passo è breve e tutto diviene possibile.
Torniamo alla teoria di Zacaria Sitchin. Una nuova interpretazione della saga di Osiride smembrato da Seth e dei resti del suo corpo sparsi e sepolti per tutto l' Egitto, fornisce il suggerimento che Osiride fosse un pianeta esploso i cui frammenti colpirono la Terra.
Il mito narra che Osiride cadde in mezzo al fuoco e spaccò la Terra infiltrandosi in profondità.

Osiride, nei Testi delle Piramidi, era posto nell'acquitrinoso abisso dello spazio ed è scritto che, quando i pianeti esplosero, cadde sulla terra un diluvio di acqua. Proprio come citato nella genesi: "l' acqua del diluvio cadde sulla Terra da una apertura dei cieli". Riferendosi all'Enuma Elish vediamo l' acqua di Tiamat inondare i cieli. Nei Testi di Coffin è scritto: "Questa è la cosa sigillata che contiene il flusso di Osiride. Essa è posta in Rostau; nascosta fin dalla sua caduta, è quanto caduto da lui sul deserto di sabbia". Facilmente collegabile alla pietra conservata ad Abido, al Ben Ben custodita ad Eliopoli. In pratica una meteorite conica.

Da quanto scrive Alan Alford per gli egizi l'atto catastrofico era conosciuto come "il giorno dell'uccisione dell'antico Uno" (di uno degli antichi) un giorno in cui numerosi Dèi furono decapitati e ascesero al cielo, quando questo fu separato dalla Terra e "ci fu un forte grido e un fuoco di luce".

Tutte metafore creative riferite a un esplosione di pianeti avvenuta decine di milioni di anni fa che gli egizi chiamarono "Primo Tempo", lo "Zep Tepi".
Alan Alford si chiede cosa poteva aver ispirato questi riferimenti ad una terra natia planetaria nel lato orientale del cielo, dove il re ascendente dovrebbe regnare sull'Enneade di nove Dèi, da un trono fatto di ferro.

La risposta potrebbe emergere dalla leggendaria battaglia fra Seth e Orus che, per gli egittologi, è un ricordo di guerra nella valle del Nilo, mentre per Alford, prende posto nel cielo o nelle acque dello spazio e si può collocare nel "primo tempo", e si collega alla teoria del pianeta intruso di Van Flanders.

Teoria controversa e non accettata dalla maggioranza dei moderni astronomi in quanto esistono prove fisiche dell'esistenza di una grande civiltà situata su di un'isola in mezzo all'Atlantico. Scomparsa forse a causa dell'invasione di Venere, ma può anche essere solo la precedente civiltà che popolava la Terra nel momento della catastrofe, e non è detto che si chiamasse Atlantide.
Il racconto di Platone descrive un cataclisma terrestre che causa l'affondamento di una terra nell'oceano ed è seguito da un terremoto e una alluvione.

Gli egiziani usavano la parola "isola" come metafora di "pianeta", quindi l'oceano diviene lo spazio di acqua nel quale emergevano i primi mondi quando il tempo aveva inizio. Di conseguenza i pianeti divengono "isole" fluttuanti nelle acque cosmiche.

Era dunque " Atlantide" un pianeta esploso?

Ricordiamo le teorie che parlano della caduta della Luna sulla Terra causa della scomparsa di Atlantide.

Denis Saurat e H.S. Bellamy sono i fautori di una teoria ricavata dalle deduzioni di Horbiger secondo cui la Luna non sarebbe il primo satellite della Terra, ma vi sarebbero state molte lune, una per ogni periodo geologico. Vi sarebbero stati periodi geologici ben distinti da altri perché alla fine di ogni periodo un satellite sarebbe caduto sulla Terra.

La Luna non descriverebbe intorno alla Terra un'ellisse chiusa, ma una spirale che va restringendosi e che finirà per farla cadere sul nostro pianeta.
Una conferma potrebbe venire da Sir George Darwin astronomo, figlio del celebre naturalista; egli afferma che il nostro satellite è destinato a perire in un disastroso cataclisma:

"La Terra al momento della creazione aveva una rotazione molto veloce tanto che il giorno durava cinque ore. Gradatamente rallentò attraverso la frizione delle maree che si manifesta in modo contrario a quello in cui il globo volge il proprio asse - un secondo ogni milione e duecentomila anni - e frena la Terra anche nello spazio in modo tale che la Luna si allontana. Fra cinquanta miliardi di anni quando la Luna disterà 550.000 km il giorno durerà quanto quarantasette giorni attuali; la Luna volgerà sempre la stessa faccia. I giorni saranno caldi, le notti rigide.
Quando la rotazione diventerà più lenta della rivoluzione lunare le maree si manifesteranno in senso contrario accelerando il moto rotatorio. Il nostro satellite inizierà ad avvicinarsi e niente potrà arrestarlo. Una volta in prossimità della Terra inizierà a sgretolarsi formando un anello simile a quello di Saturno, una parte dei frammenti cadrà sulla Terra come una pioggia di meteore. Vi saranno terremoti, maremoti disastrosi. I vulcani esploderanno, alcune zone saranno sommerse dai mari. Nella migliore delle ipotesi pochi sopravvivranno e si troveranno a lottare contro gli animali sopravvissuti, o mostri creati in seguito alle mutazioni ambientali."

Se in effetti nel passato sono esistite altre lune, come qualcuno prospetta, lo spettacolo della loro caduta e distruzione non deve essere stato molto diverso da quello descritto da Darwin; per qualcuno è già stato esposto nell' Apocalisse di san Giovanni (IV 12,14).
Secondo Saurat tutto sarebbe già avvenuto.

Miti, leggende, rinvenimenti e rigorose deduzioni scientifiche concorrerebbero a confermare tali avvenimenti.

La strada che conduce alla verità è un sentiero immerso nelle tenebre, ove l'uomo procede a tentoni, tastando centimetro per centimetro nell'intento di identificare le cose che incontra nel suo procedere. Viene alla mente quella teoria che indica la presenza di numerosi occhi situati sulla nostra pelle, che ci permettono di vedere anche quando gli occhi sono chiusi, utilizzando le proprietà della mente. La capacità di ragionare ci permette di vagliare e avvicinarsi alla fiamma della verità.

La storia ci dice che l'uomo non ha mai pensato a divulgare la conoscenza per il timore di perdere potere.

Un solo esempio: Alonso Pinzon trovò dettagliate indicazioni sulla terra del Nuovo Mondo nei testi contenuti nella biblioteca di papa Innocenzo VIII. Documenti che portò con sé e consultò con Cristoforo Colombo detentore del progetto che contemplava una spedizione mirata alla scoperta di quelle terre.
Quindi qualcuno ha sempre saputo e negato la verità.

Platone scrisse che Zeus decise di punire l'umanità perché degenerata, gretta e presa dalla brama del potere. La cosa più triste è che da allora, dopo tutti questi secoli, nulla sembra cambiato.
La verità è una strada dissestata dalla distruzione dei documenti antichi, essenziali per tracciare le storia umana, e dall'ipocrita censura imposta dalle religioni.

Se Dio è conoscenza, conoscere significa avvicinarsi a Dio.

Il califfo ordinò ad Amru di bruciare i volumi della biblioteca di Alessandria in quanto era sufficiente il Corano e non c'era bisogno di libri permissivi e nocivi. D'altro canto fanatici cristiani bruciarono antiche biblioteche durante il medioevo. Il vescovo spagnolo Diego de Landa bruciò i documenti Maya perché considerati opere del Maligno.
Se le opere antiche non fossero state distrutte o nascoste, oggi avremmo certamente riferimenti ad Atlantide e la strada verso la verità sarebbe più chiara. Ma la storia e la verità non si celano a lungo, ne si sotterrano.

Le antiche iscrizioni, gli stessi monumenti, le pietre, comprese quelle ancora sotto l'oceano, narrano di un antico popolo e di conoscenze perdute e in parte ritrovate. Raccontano una storia più antica di quella divulgata; riaffiorano conoscenze matematiche ed astronomiche note da millenni, concetti e fenomeni cosmici, riscoperti solo negli ultimi quattrocento anni, che hanno influenzato la scienza moderna e dettato le regole di vita di una società che appare più antica di migliaia e migliaia di anni.

Le "pietre delle serpi" a Dendera, per esempio, insieme a molti altri reperti, illuminano una parte della strada che conduce alla verità; ancora molto lunga e cosparsa di domande che esigono risposte certe ma che, purtroppo, nessuno di noi è in grado di fornire. Almeno per adesso.

giovedì 4 dicembre 2008

Le Piramidi di PONTASSIEVE.


In Italia, si sa, abbondano luoghi misteriosi, posti leggendari e monumenti carichi di storia e di racconti inquietanti ad essi correlati. Eppure, di recente si stanno diffondendo delle notizie che, per via della loro assoluta originalità, se confermate darebbero adito a una completa ristesura dei libri di archeologia.

Una di queste notizie ci é giunta da un nostro lettore, Stefano Menghetti, che di recente ci ha spedito delle foto, da lui scattate in Toscana, nei pressi di Pontassieve. Nella mail, Menghetti ci faceva notare come, in un sito raggiungibile percorrendo la strada provinciale per Rosano (partendo da Firenze sud), ad un chilometro circa prima di Pontassieve, sul lato destro, si possano vedere queste tre colline dalla forma piramidale. Queste insolite 'colline' dalla forma piramidale, in effetti, sono di grandezza differente, a scalare, proprio come le tre famosi piramidi di Giza, in Egitto. Le strutture piramidali di Pontassieve, sono orientate di lato verso nord-est, con una angolazione quasi precisa di 45 gradi, contrariamente alle piramidi di Giza che sono invece orientate con il lato esattamente parallelo al Nord.

L'interessante mail di Menghetti ci spinse a condurre le prime verifiche del caso, e a studiarne la validità. Ecco cosa é emerso dalle nostre indagini


Iniziano le ricerche

Come Prima cosa abbiamo verificato se esistesse una letteratura sull'argomento, che al momento ci risulta assente (se qualcuno avesse dei riferimenti bibliografici, saremmo grati della notifica). A quanto ci risulta, spesso nel mondo vengono segnalate possibili strutture piramidali, le quali però, se si esclude il Sudamerica e l'Egitto (o alcune zone particolari, come le isole Canarie), sono spesso di scarso rilievo. In Cina si è a lungo parlato della possibile origine architettonica di alcune colline a forma piramidale, o delle strutture piramidali subacquee di Yonaguni, in Giappone. Di recente, ha fatto molto scalpore un articolo della Pravda, che annunciava la scoperta di gigantesche piramidi, molto simili a quelle egiziane, scoperte nella zona di Lugansk. Gli scienziati russi sono giunti alla conclusione che circa 5000 anni fa, sul territorio dell'attuale Ucraina, viveva una civilta' fortemente sviluppata.

Ma in Italia di piramidi non se ne parla quasi mai, se si esclude delle piramidi di terra nel bresciano, che però sono di dimensioni ridotte, e sono visibilmente composte di pietra calcarea. L'unica piramide verificabile sul nostro territorio, a tutta prima, sembrerebbe proprio la piramide Cestia di Roma (all'interno della quale, a detta di alcuni archeologi, succederebbero eventi strani, come la misteriosa e inspiegabile apparizione, in determinati momenti, di una nebbiolina verdastra).

Abbiamo allora cercato di capire se esistevano civiltà antiche nella zona del Pontassieve. Con nostra sorpresa, abbiamo in effetti scoperto che, come risulta da numerosi reperti archeologici, il territorio di Pontassieve ha subito, prima dei Romani, anche il dominio degli etruschi. Il fatto di sorgere nel punto in cui Sieve e Arno confluiscono, infatti, sembra aver avuto importanza non solo strategica e militare, ma anche alchemica. Al centro di un crocevia importantissimo, tra Firenze, Arezzo e gli Appennini (con Ravenna e l'Adriatico appena dietro le montagne), Pontassieve oggi è famosa nel mondo per via dei suoi vigneti e ai suoi vini.
Cercando bene, emerse che nei pressi di Pontassieve, non solo c'erano stati gli Etruschi: sembra addirittura che li si sia sviluppata una civiltà addirittura antecedente, quella dei 'Ligures' Magelli o Mugelli, che lasciarono tracce del loro passaggio.
Cercammo l'origine del nome "Mugello", e scoprimmo che si perdeva nel tempo: tradizionalmente si fa riferimento ad un'antica tribù ligure di Magelli o Mugelli che vi si sarebbe insediata prima degli etruschi (Procopio da Cesarea ne "La guerra Gotica" cita il Mugello come il luogo dove si ritirarono i Goti scacciati dall'assedio di Firenze). Il nome (Mugiello, Mucello, Muciello, Mucale) fa la sua comparsa ed è usato in modo continuativo attorno al IX-X secolo. Esso non corrisponde sempre a confini precisi, vi si comprende, di volta in volta, San Godenzo, il Falterona, la Consuma (Mugello orientale), la Val di Sieve propriamente detta (basso Mugello); frequentemente è usato il termine "Alto Mugello" con riferimento ai tre comuni di Marradi, Firenzuola e Palazzuolo.

Cercammo dunque della documentazione sul misterioso popolo dei Mugelli, e scoprimmo che nella non lontana Bilancino (Barberino di Mugello, FI) nell’area destinata all’invaso artificiale, scavi condotti dalla Soprintendenza col finanziamento del Commissariato al Bilancino della Regione Toscana, avevano portato in luce resti di un vasto accampamento stagionale all’aperto abitato dai cacciatori del Paleolitico superiore datato col metodo del C14 a circa 25.000 anni da oggi. All’epoca il paesaggio – secondo quanto indicano le analisi dei pollini e dei carboni – era caratterizzato da praterie con scarsa copertura arborea ed in prossimità dell'accampamento erano presenti aree paludose. Dell'insediamento, situato al piede della collina presso il fiume Sieve, si è conservato per un'estensione di circa 120 mq, un suolo d'abitato dove sono state individuate officine litiche (zone per la scheggiatura e/o per la lavorazione della selce e del diaspro) ed aree di combustione (focolari di struttura ed uso diversificati). I reperti consistono in strumenti litici ed abbondantissimi scarti di lavorazione in diaspro locale e selce: l'industria è riferibile alla fase culturale denominata "Gravettiano a Bulini di Noailles", dal nome dello strumento tipico (un bulino su troncatura con incavo di arresto) e si distingue nel panorama culturale finora noto in Italia, trovando confronti puntuali solamente in siti coevi della Francia. Una piccola parte dei materiali è esposta al Centro di Documentazione Archeologica di S. Agata (Scarperia, FI).

Esisteva dunque una comunità nella zona fin dal Paleolitico, segno che evidentemente era possibile ipotizzare, nel sito in questione, la presenza di manufatti archeologici o addirittura strutture architettoniche molto antiche, paragonabili - come datazione cronologica - appunto agli egizi, o anche a civiltà precedenti.

Abbiamo cercato allora se in Italia c'era qualche connessione con popolazioni più antiche e il culto delle piramidi. I Celti, così come gli Etruschi, avevano un grande rispetto per il sottosuolo, e i loro riti funebri erano molto complessi, ma non erano usi costruire strutture architettoniche titaniche, nè avevano la piramide come emblema sacro. Possibile che si trattasse di qualcosa di più antico dei Celti e degli Etruschi? Fu allora che ci imbattemmo nel caso delle piramidi di Montevecchia.

Le piramidi di Montevecchia

"Un enigma alle porte di Milano. All’interno del Parco del Curone, in provincia di Lecco, individuate tre colline modellate asportando la roccia e non create a blocchi sovrapposti ad incastro, come quelle di Giza". Così inizia un interessante articolo a firma di Leonella Zupo, la quale, dalle pagine di Mondointasca.org, ci spiega la genesi di uan incredibile ricerca.

"Nel 2001 l’architetto Vincenzo Di Gregorio ha individuato la presenza di atipiche costruzioni a forma piramidale di roccia calcarea, perlopiù ricoperte da vegetazione, tanto antiche quanto misteriose per un “bizzarro” parallelismo. Se infatti, com’è noto, esiste un rapporto numerico fra le tre piramidi della piana di Giza e le stelle della cintura di Orione, sembra esservi un rapporto identico fra Orione, Giza e le Piramidi di Montevecchia. Strano, ma vero! Lo abbiamo scoperto durante una visita–studio condotta nel mese di febbraio da Danilo Bergaglio, organizzata dall’Istituto di Ricerche Cosmòs di Milano nell'ambito del ciclo "Riconoscere le Energie". A quanto pare, dal giorno della scoperta le ricerche condotte da Di Gregorio e da altri studiosi e ricercatori, che sulle sue orme hanno cominciato a interessarsi all’argomento, hanno portato a interessanti novità. Le colline piramidali sono tre e sono poste su un asse obliquo da Nord-Ovest a Sud-Est. Ciò significa che sono ruotate di novanta gradi in senso orario rispetto alle altre tre più celebri piramidi egizie di Cheope, Chefren e Micerino.
Tuttavia la proporzione e la posizione delle tre piramidi, l’una in rapporto alle altre, risulta essere identica: le costruzioni della piana di Giza, così come quelle presenti nel Parco del Curone, avrebbero un’inclinazione – dal vertice alla base – di circa quarantatre gradi. In entrambi i casi le piramidi sono state costruite in pietra, con la differenza che in Egitto le piramidi sono costituite da pesanti blocchi assemblati tra loro, mentre a Montevecchia le strutture sembrano essere state ricavate modellando le colline e asportandone il materiale in eccesso. L'intera zona è all'interno del perimetro del parco e interessa un costone collinare posto proprio dietro la collina di Montevecchia; le Piramidi di Monte (sono denominate di Montevecchia ma in realtà sono più vicine a Monte, una piccola frazione di Rovagnate) si presentano con il lato ad Ovest ricoperto da tonnellate di terra, probabilmente accumulatasi nel corso del tempo. Alcuni ricercatori ipotizzano un unico artefice sia per le piramidi egizie sia per quelle lombarde, anche se non escludono la possibilità di una ripresa iconografica delle stesse. Se si prende in esame la zona del Parco del Curone, si scopre che in questo luogo sorge il sito archeologico più antico della Lombardia: qui sono stati trovati reperti dell’uomo di Neanderthal, antichi più di sessantamila anni. Prima della conquista romana la zona fu abitata da altri popoli, specie di stirpe celtica, anche se in realtà i Celti non erano soliti costruire opere simili e quindi le piramidi potrebbero essere molto più antiche. Qualche anno fa sono state scattate foto aeree a cura della Regione Lombardia sull’area che corrisponde al Parco di Montevecchia e della Valle Curone, immagini suggestive, fatte di verde e pianura, verde e colline, verde e “piramidi”, appunto. Tre tumuli di terra allineati, tre colli non molto elevati. E l’occhio attento degli osservatori archeologi e naturalisti non s’è lasciato sfuggire quell’allineamento che dall’alto è risultato evidente."

Esistono quindi, in alcune zone d'Italia, tumuli antichissimi, risalenti addirittura alla preistoria, di tipo piramidale, ottenute forse scavando delle colline composte da materiale facilmente lavorabile come tufo o pietra calcarea dolce. Ma da chi, e perché? Possibile che, nel caso delle piramidi di Pontassieve, non esistesse una letteratura capace di aprire qualche spiraglio sulla ricerca?

Fu in quel mentre, quando le nostre ricerche si erano focalizzate sulle possibili tracce di storie antiche rimaste nel tessuto mitologico e folkloristico locale, che ci imbattemmo nella leggenda del Drago della Fortezza di San Martino, a San Pietro a Sieve.

La leggenda del Regolo

La Fortezza di S.Martino domina l’intero abitato di San Piero a Sieve e il corso della Sieve, nonché le principali vie di accesso e di transito, che insieme alla Villa di Cafaggiolo e al Castello del Trebbio è parte dei principali luoghi medicei del Mugello. Costruita dai Medici a baluardo e monito sulla via di Firenze, su disegno di Baldassarre Lanci, venne iniziata sotto Cosimo I il 30 giugno 1569 e ultimata, alla fine del secolo, da Ferdinando I a cura di Bernardo Buontalenti (l’autore del Forte Belvedere in Firenze), subentrato alla scomparsa del Lanci. L’imponente costruzione consta di una cinta muraria lunga oltre un miglio concepita in modo da rendere sempre vulnerabile il nemico che vi si accostasse. Gli ampi bastioni potevano comodamente contenere numerose bocche da fuoco anche di grosso calibro (cannoniere e fuciliere sono tuttora oggetto di meraviglia per il visitatore). All’interno del fortilizio, nel suo punto più alto, protetto da una ulteriore serie di baluardi, sorge il “mastio”, cuore della difesa, detto “il cavaliere a cavallo”, che ospitava le abitazioni del comandante e degli uffiziali, il corpo di guardia ed una cappellina preesistente, mentre la truppa era alloggiata in accoglienti casermette. Completavano l’audace costruzione, capacissime cisterne, mulini a vento, magazzini di ogni genere, fucine per la fusione delle armi e quant’altro potesse servire a dare al complesso una lunga autonomia in caso di assedio (sembra addirittura che una scala sotterranea consentisse di raggiungere il corso della Sieve anche con i cavalli, per assicurare l’approvvigionamento idrico).

Nel 1570 un bando granducale concedeva l’uso gratuito di appezzamenti di terreno all’interno delle mura a coloro che vi avessero costruita una casa per fini agricoli (in occasione dell’ultimo conflitto bellico la fortezza è stata per i Sanpierini un valido rifugio antiaereo). Acquistata dai Borghese prima e dai Bargellini poi, oggi il complesso è di proprietà privata e le visite non sono di facile realizzazione, resta comunque estremamente interessante una passeggiata intorno ai bastioni. Dalla valle offrirebbe un maestoso spettacolo se venisse sfoltita la fitta vegetazione che infesta il terreno circostante e nasconde i poderosi bastioni.

Intorno alle antiche mura della Fortezza aleggia da sempre un’antica leggenda tramandata dai Sanpierini di padre in figlio. Si dice che durante lo scavo delle fondamenta delle ciclopiche mura, in una notte di tempesta, alla luce di un tremendo fulmine, qualcuno vide precipitare dal cielo come un enorme drago che sprofondò nelle viscere della terra, proprio là dove si stava scavando. Si trattava forse del Basilisco, o Regolo, leggendario Re dei Serpenti che uccideva con lo sguardo. Da allora si narra di strani fenomeni, mai spiegati, che si susseguirono all’ombra del fortilizio.

Fra tutti il meno sgradevole, era il circolare fra i bottegai del paese di certe monete, indubbiamente d’o-ro, dalla misteriosa provenienza. Cosa assai strana, visto il tenore di vita degli abitanti di allora. Il fatto che dette monete venissero, per così dire “spacciate” prevalentemente da giovani fanciulle e avvenenti spose e che, allo stesso tempo, fosse aumentato il numero delle nascite di splendidi bambini, rigorosamente maschi, insospettì gli uomini del posto e in particolare i giovanotti che avevano notato un certo via vai di queste donzelle per la via del Poggio, per poi rincasare, a tarda sera, visibilmente soddisfatte. Una sera, alcuni di loro decisero di svelare l’arcano e, presane di mira una, la seguirono, di nascosto, fino alla Fortezza. Giunta ai piedi dei bastioni, la ragazza sostò per tirare il fiato, ma subito si levò nell’aria un canto dolcissimo che le accarezzò le orecchie e l’anima:

“Oh non temere bella fanciulla, io sono il Regolo, son fatto di nulla”, mentre tutto intorno l’aria si colorava di mille luci colorate.

A questo punto i giovanotti, non si sa se per la paura o per la rabbia, saltarono su, e allora quel turbine di luci meravigliose si colorò di rosso sangue e la musica dolcissima divenne un tuono dal fragore così forte da essere udito in tutta la valle. I ragazzi non capirono più nulla, si ritrovarono a correre a gambe levate giù per il Poggio e schizzarono ognuno in casa propria senza nemmeno darsi la buona notte (che per loro buona non fu di certo).

Per un po’ di tempo in paese si farfugliò del gran tuono e di una ragazza scomparsa, di oscuri delitti ed insane passioni e di una misteriosa creatura che si nascondeva nella Fortezza. Poi, col passare del tempo, le chiacchiere si attenuarono e di monete d’oro non se ne videro più, anche se c’è chi è pronto a giurare che qualcuna ce n’è ancora, segretamente passata in dote di madre in figlia. E c’è chi sostiene che sotto i bastioni della Fortezza, nascosto da qualche parte, ci sia ancora il Regolo pronto ad insidiare qualche sprovveduta fanciulla che di notte si avventuri da sola da quelle parti. Per questo, nell’ultima settimana di maggio, a San Piero a Sieve, i quattro Rioni che compongono il Comune, si sfidano in un Palio fra le cui prove ce n’è una chiamata “Cerca del Regolo”.

La leggenda del Regolo o Serpente nascosto, sempre nella zona del Sieve, è di un interesse fondamentale. Forse non è nata in epoca medievale, ma prima, ed è probabilmente il perdurare della nozione che là sotto, nei meandri antichi della terra dove la luce del sole non giunge, si annida qualcosa. La presenza delle monete d'oro fa pensare a incredibili tesori nascosti, come nelle migliori tradizioni (siano esse quelle del Graal o dei tesori dei Faraoni), le stesse monete sembra possiedano una manifattura e una stampigliatura antichissima e incomprensibile, e le donne che giungono i questi posti antichi e sinistri, vengono 'insidiate' da presenze incorporee, proprio come nella migliore tradizione sumera degli incubus e dei succubi, o per fare un paragone più moderno, con le abductions aliene. Di fatto, nascono bambini 'bellissimi', insolitamente perfetti per la mentalità medievale, e quando la gente del luogo si riversa nei meandri della fortezza (forse temendo di essere stati banalmente cornificati), scoprono la presenza di entità incorporee e di sfere di luci volteggianti. Per i più potrebbe sembrare una fantasia medievale, ma come sempre, quando la memoria popolare ricorda qualcosa, vale la pena di indagare. Sotto sotto si cela sempre qualcosa.

John Keel, giornalista e scrittore, famoso ricercatore dell'ignoto, autore tra l'altro di "The Mothman Prophecies", afferma che da sempre alcune strane creature hanno accompagnato il destino dell'uomo. Confuse o prese per dèi, diavoli o creature angeliche nel corso dei secoli, Keel sostiene che oggi le percepiamo come mostri, alieni o entità paranormali, quando sono in effetti solo una componente naturale nella nostra natura umana. Essi sono ciò che sono, al di là del nome che possiamo dargli, ed esistono, forse non in questa realtà, ma tra le realtà. E a volte si affacciano sulla nostra, come è successo il 27 novembre 1993.

Le pantere nere di Pontassieve

Torniamo a Pontassieve: fu proprio qui che, tra il 27 novembre e il 9 dicembre 1993, avvennero degli inquietanti avvistamenti di animali insoliti. I giornali, come d'uso, classificarono la cosa con la presenza di due grossi animali neri, presumibilmente cani neri o addirittura pantere fuggite da qualche fantomatico circo. Ma vediamo gli estratti delle cronache di quegli anni:

"Una giovane coppia mentre si recava da un amico ha illuminato coi fari dell'auto nel mezzo di una strada sterrata un animale nero dal pelo scurissimo e lucido, la testa rotonda e una lunga coda sinuosa a "s", della taglia di un cane lupo. Con un balzo e' sparito nel vicino bosco. Dell'avvistamento sono stati subito avvisati i carabinieri. Gia' due giorni prima una impronta "strana" era stata scoperta nella stessa zona.
Nuovo avvistamento la mattina del 9 dicembre tra Pontassieve e Fiesole. Ma questa volta i felini sono due. La dottoressa Elvira Terminio mentre si stava recando in auto al lavoro ha notato una coppia di animali completamente neri, la testa tonda, la coda lunga e morbida. Hanno attraversato correndo la strada. Il primo aveva un collare al collo, rosso. Poi con un balzo sono spariti nella macchia. Nei prati circostanti sono state rilevate numerose impronte che secondo il Prof. Gilberto Tozzi confermerebbero la presenza delle pantere. Nella zona da qualche giorno i cani da guardia sarebbero insolitamente agitati, specialmente di notte, e i gatti sarebbero spariti dai cortili.
Anche se in seguito le autorità cercarono di calmare gli animi giustificando gli avvistamenti con la presenza di cani selvatici, negli anni le segnalazioni di grossi animali scuri che girano indisturbati nelle campagne non è andato affatto scemando. In sudamerica, da anni si parla di 'chupacabras', creature insolite che di notte compiono razzie nei pollai e talvolta attaccano anche l'uomo. Il problema è che, spesso, la gente afferma chiaramente che le 'bestie' in questione non avevano fattezze zoomorfe, ma mostruose, quasi aliene, e assolutamente non paragonabile a nulla di noto. Segnalazioni di questo tipo sono ormai centinaia nel mondo, così come i riferimenti di azioni, da parte di queste creature, assolutamente incredibili. Centinaia di polli uccisi in una sola notte, recinti di tre metri scavalcati, orme profondissime nel fango, animali trovati completamente dissanguati e comportamenti di estrema intelligenza fanno scivolare lentamente i dossier di queste creature più nell'archivio degli X-Files che in quelli della Guardia Forestale. Eppure, i mass media oggi non ascoltano, non registrano, non scrivono e non riportano le testimonianze, le paure, le frasi - almeno non tutte - di chi si è trovato di fronte delle creature uscite da anfratti profondi, antichi di secoli, che qui in Italia si trovano un pò ovunque. Anche vicino a casa propria.

ALESSIA SERAFIN

Torneremo a riportare eventuali ulteriori sviluppi sulle piramidi toscane. Chi ha informazioni a riguardo, può contattarci quando vuole. Ma state attenti a non avventurarvi all'interno di certi luoghi se non avete la giusta esperienza professionale, può essere pericoloso. (In basso: comparazione tra le tre piramidi di Cheope, in Egitto, e quelle italiane di Pontassieve - immagini ottenute con GoogleEarth).

mercoledì 19 novembre 2008

I SEGRETI DELLA PIRAMIDE.


Primitiva centrale energetica... rifugio antiaereo contro l’impatto di meteoriti... aerofaro per gli alieni. Ci sono state molte teorie stravaganti sulla Grande Piramide. Ora un nuovo affascinante libro suggerisce che fosse costruita come un amplificatore gigante per gli antichi dèi...

Un viaggiatore di altri tempi, nell’attraversare il deserto, avrebbe probabilmente captato il suono da chilometri di distanza. In principio fu solo un ronzio vago, ma poi una profonda nota bassa si espanse sulla piana egiziana, forse accompagnata da un’altra nota, leggermente più alta. Insieme formavano un lugubre accordo riecheggiante.

Man mano che il suono cresceva, l'ascoltatore sarebbe stato colto da meraviglia e stupore. Deve essere sembrata la voce del Grande Dio, il Signore stesso dell' Universo. Quindi, mentre si avvicinava alla sorgente, il pellegrino avrebbe scoperto la meraviglia più grande di tutte: che il suono si spargeva da un immenso edificio in pietra che sovrasta di quasi 150 metri la valle del Nilo.

Sull'altopiano di Giza, fuori dal luogo che noi ora chiamiamo Il Cairo, la Grande Piramide emetteva un messaggio musicale attraverso le sabbie. Per quanto la cosa possa sembrare straordinaria, "cantava".

L’ingegnosa struttura della Piramide - composta da circa quattro milioni di blocchi di pietra, con un peso totale calcolato fra le cinque e le dieci milioni di tonnellate - l’aveva trasformata in un amplificatore enorme, in grado di raccogliere le vibrazioni dalla terra e trasformarle in suono.

Propagata dal profondo della camera all'interno delle sue pareti, lungo condotti creati appositamente, era una musica ricca di simbolismo religioso, un eco proveniente dal momento della creazione. Ascoltarlo deve essere stata una delle esperienze più toccanti che si potesse immaginare.

Questo, credo, può essere il segreto più strano mai rivelato di una struttura che ha sconcertato allo stesso modo le menti di studiosi e profani per migliaia di anni. Prima tra le piramidi egizie per le sue dimensioni, e unica nella precisione e nella complessità della sua struttura, la Grande Piramide ha generato interminabili speculazioni.

L’opinione comunemente diffusa è che fosse nient’altro che una tomba per il faraone Re Khufu (anche conosciuto come Cheope). Ma le sue dimensioni assolute e il suo complesso insieme di camere e cunicoli hanno convinto molte persone che deve essere stata qualcosa di più.

Per quasi due millenni si sostenne che fosse il granaio di Giuseppe, l'israelita che salvò l' Egitto dalla carestia ai tempi del Vecchio Testamento. Il suo disegno difficilmente poteva far pensare che fosse un deposito per il grano, ma nonostante ciò la leggenda si rivelò durevole.

Quindi nel XX° secolo venne un diluvio di nuove teorie selvagge sul suo scopo: si disse che era una gigantesca pompa idrica per irrigare le coltivazioni egizie; una centrale che fornì elettricità per una tecnologia da lungo tempo dimenticata; una meridiana; un almanacco; un osservatorio astronomico; un rifugio antiaereo contro l’impatto meteoritico; e persino un faro di segnalazione per gli alieni.

Personalmente, non ho alcun interesse per tali fantasie. Le mie teorie sono basate su un attento esame delle prove e sul desiderio di andare oltre l’insufficienza evidente di quella che è diventata dottrina comunemente accettata. L'idea della "piramide cantante" è solo un aspetto del mio lavoro e ammetto prontamente che è il più speculativo. Ma credo che sia completamente plausibile, e che abbia molto da dirci sul vero significato della Piramide.

La dimensione della Grande Piramide è impressionante. Ha un volume di 27,8 milioni di m3, sufficientemente grande per contenere l’abbazia di Westminster e la cattedrale di San Paolo di Londra, così come le cattedrali di Firenze, Milano e Roma. È stata utilizzata più pietra nella sua costruzione che in tutte le cattedrali, le chiese e le cappelle costruite in Inghilterra dal tempo di Cristo.

Uno studio suggerisce che se questa pietra fosse divisa in cubi di 30,48 cm messi in fila, essi si estenderebbero per una distanza pari ai due terzi dell'equatore terrestre.

È semplicemente la più grande piramide che sia mai stata costruita, ed è stata costruita con un’attenzione unica per i dettagli. I quattro lati alla sua base sono lunghi circa 230,30 m, con una differenza minima (pochissimi cm fra loro).

Molte pietre sono state tagliate con angoli di 90° incredibilmente precisi, e il lato orientale e occidentale sono perfettamente allineati al raggio di curvatura del vero nord.

Tutte le quattro facciate della Piramide, un'area totale di circa 89,012 m2, erano inoltre rivestite da cima a fondo con un manto di calcare levigato, assemblato con una tale precisione che le giunzioni erano quasi invisibili ad occhio nudo.

Quando la luce del Sole la irradiava, la Piramide deve aver brillato come un’unica pietra preziosa.

Camminare dentro di essa - come ho avuto modo di fare molte volte, già da quando ero uno studente 14enne - è addentrarsi in quello che sembra un puzzle gigante o un labirinto. In nessun’altra piramide egizia si incontra un tale sistema sconcertante di stanze, corridoi e gallerie.

Dall'entrata, a circa 18 metri su uno dei lati, un passaggio stretto conduce nelle viscere, mentre un altro ramifica molto ripidamente nel cuore della Piramide. Là, una straordinaria galleria a modiglioni - un’opera architettonica e di ingegneria già di per sé unica e sorprendente - conduce al luogo più misterioso di tutti, la cosiddetta Camera del Re.

A differenza del resto della Piramide, costruita in gran parte con il calcare, la Camera del Re fu realizzata con del granito rosso. Al centro della stanza ora troviamo una scatola di granito senza coperchio lunga 2,29 metri e larga 1 metro.

Qualunque tesoro si trovasse nella stanza, fu saccheggiato nell'antichità. E a differenza di quelle delle sue compagne più piccole, le pareti della Grande Piramide non riportano alcuna iscrizione. Qualsiasi ipotesi sullo scopo della camera è pura supposizione.

Secondo gli egittologi ortodossi, essa era il luogo di sepoltura di Khufu, per cui la Piramide fu costruita nel 2550 a.C. La scatola di granito era presumibilmente il suo sarcofago. Ma la dura realtà è che non c'è alcuna prova per sostenere queste supposizioni. Nessuna traccia della mummia di Khufu è mai stata trovata al suo interno, e non ci sono prove evidenti di una sepoltura umana nella camera.

In effetti, non è mai stata scoperta alcuna documentazione affidabile che Khufu sia stato seppellito, o rimosso, sia nel sarcofago che nella Piramide stessa. Oltre a ciò, sono anche tormentato da un problema ancora più fondamentale. Perché gli egizi avrebbero nascosto il loro re in una camera a quasi 50 metri d’altezza?

C'è molto che ancora non comprendiamo sulle tradizioni religiose dell'antico Egitto, ma una cosa è certa: il corpo di un re defunto doveva essere sepolto nella terra, tornando così nell'elemento dal quale, come tutti gli uomini, era venuto.

Questo è un fatto che rende assurda la teoria della camera sepolcrale.

E se uno pensa agli ostacoli del percorso che qualsiasi corteo funerario avrebbe dovuto seguire per arrivare là - arrampicandosi in cunicoli terribilmente angusti e ripidi, senza scalini o appigli - l'idea sembra ancora più azzardata.

Un altro problema che i teorici ortodossi fanno fatica a spiegare è l'esistenza dei due piccoli condotti scavati nelle pareti della camera. Larghi dai 20 ai 46 cm, essi penetrano attraverso molti strati di muratura ed emergono sulle facciate esterne della Piramide. Uno è lungo all’incirca 82 metri, l'altro 53. Essi non sono rettilinei ma serpeggiano e curvano.

La loro funzione ha da sempre sconcertato gli esperti. Alcuni suppongono che siano condotti d’aerazione per fornire aria alla camera. Altri argomentano che i canali avessero uno scopo religioso, per permettere all’ anima del re defunto di lasciare il corpo e viaggiare senza impedimenti fino ai cieli. Ma nessun condotto simile è stato trovato in altre tombe egizie, e gli scritti religiosi del tempo raccontano chiaramente che l' anima di un re può viaggiare facilmente attraverso la roccia.

La mia opinione è che il re sia stato seppellito da qualche altra parte, quasi certamente sotto la Piramide.

Ma in questo caso, qual era lo scopo reale della cosiddetta Camera del Re? Anche se può sembrare incredibile, credo fosse il centro del sistema di amplificazione acustico della Piramide.

È noto da secoli che la Camera del Re ha proprietà acustiche speciali. Un ufficiale francese che visitò la Grande Piramide nel 1581 riferì che, se colpito, il sarcofago di granito "suonava come una campana". Altri viaggiatori hanno utilizzato la stessa frase per descrivere il fenomeno, tanto che colpire la cassa e farla risuonare era diventato il trucco preferito delle guide arabe locali.

Ma ciò non era dovuto solo al sarcofago. Ogni suono transitorio, sia esso un mormorio o un passo, può generare una risonanza armonica nella stanza per tutti i suoi 10,46 metri di lunghezza.

Di recente, questo effetto riecheggiante è stato indagato da svariati ricercatori come un flautista e un tecnico dell’acustica consulente della NASA. I loro test hanno stabilito che la Camera del Re è particolarmente sensibile alle frequenze molto basse.

Al suo massimo, l'effetto può essere veramente inquietante. Quando l'esperto della NASA generò una profonda nota bassa attraverso un sistema di amplificatori, riferì che la risonanza era così forte che "terrorizzò diversi membri dell’équipe" e "fece scattare tutti in piedi e correre verso l'uscita". Parte della spiegazione sta nelle pareti, nel pavimento e nel soffitto di granito della stanza. Il granito è una roccia che contiene quarzo, elemento rinomato per le sue qualità vibratorie.

Esperti come il tecnico inglese dell’acustica John Reid hanno supposto che la pietra fosse stata scelta deliberatamente "come un esperimento per l’intensificazione della riverberazione". La sua teoria è che sia stato progettato per amplificare il suono delle voci dei sacerdoti durante i rituali della sepoltura del re.

Alcuni studiosi hanno affermato che il tipo di vibrazioni generate dalle pietre può indurre a uno stato alterato della coscienza, e che il salmodiare era utilizzato nei rituali religiosi di iniziazione. Tuttavia, le frequenze che eccitano maggiormente la Camera del Re sono ben più basse di quelle prodotte dalla voce umana. E la struttura della camera suggerisce ambizioni più grandi e maestose.

Inoltre il soffitto visibile, sopra al quale sono accatastati altri quattro tetti rialzati, è formato da enormi travi di granito dal peso complessivo di 1200 tonnellate. Da un punto di vista progettuale, non c'è alcuna necessità strutturale che giustifichi questa scelta. Qual era dunque lo scopo di questo imponente complesso di granito?

Io penso che la risposta si possa di nuovo trovare nelle proprietà di risonanza del granito. Le variazioni in larghezza e in altezza di queste travi non trovano giustificazioni evidenti se non per differenziare le loro frequenze risonanti, "accordandole", per così dire, nello stesso modo in cui un chitarrista allunga o accorcia una corda con le sue dita. Alcune travi erano incise con profonde scanalature, che avrebbero un effetto del genere.

Ugualmente sorprendente è che l’intera sovrastruttura sia in pratica indipendente, inserita tra due gigantesche pareti di calcare ma non bloccata nella muratura della Piramide. Secondo un esperto che studiò la Camera del Re con tecnologie di rilevazione a distanza, le sue fondamenta arriverebbero fino alla base della Piramide, e sarebbero del tutto svincolate dal restante complesso della costruzione.

Di conseguenza, se così fosse, significherebbe che la Camera del Re può vibrare senza alcuna interferenza del resto dell'edificio. Sembra che anche il suo pavimento sia stato progettato specificatamente per lo stesso fine.

Piuttosto che su una muratura piatta, come ci si potrebbe aspettare, le 21 pietre del pavimento paiono poggiare su un rivestimento modulare, paragonabile al cartone corrugato capovolto delle uova, consentendo alle pietre del pavimento di vibrare liberamente.

Il risultato ottenuto è la trasformazione della Camera del Re in una specie d’amplificatore gigante.

Ma se le voci umane erano troppo deboli per innescare tutta la sua potenza, che cosa poteva riuscirci? Credo che la risposta - anche se sembra incredibile - sia la Terra stessa.

Per capire come, dobbiamo comprendere che il pianeta su cui noi viviamo entra in risonanza e vibra, sebbene a una frequenza talmente bassa che nessuno di noi può notare. Questo perché la Terra è bombardata attraverso lo spazio esterno dalla radiazione elettromagnetica del Sole e da altri raggi cosmici, che sono in effetti particelle ad alta energia, nonché da oggetti solidi come i meteoriti.

Come dice uno scienziato, si potrebbe pensare alla Terra come ad una gigantesca campana. La Terra colpita dai raggi cosmici vibra allo stesso modo della campana di una chiesa colpita da un martello. "Il nostro pianeta canta al ritmo del cosmo".

Questo, sembra, faceva la Grande Piramide. Come l'ingegnere americano Christopher Dunn ha osservato, la Piramide, coprendo un ampio raggio di terreno, avrebbe agito come un corno acustico (alla maniera di un vecchio grammofono) per raccogliere e riprodurre l’equivalente del battito cardiaco del mondo.

Le vibrazioni avrebbero dovuto viaggiare attraverso le fondamenta della Camera del Re, per poi stimolare quegli enormi blocchi di granito risuonando in simpatia. Tutto ciò sembra magia, ma è fisica di un libro di testo elementare.

Se la mia teoria della "piramide cantante" è corretta, le travi di granito sopra la Camera del Re furono calibrate affinché risuonassero alla vibrazione del pianeta e armonizzassero il ronzio della camera, con un’accordatura per tentativi come con un diapason. Il suono in questa stanza oscurata sarebbe stato fenomenale.

La mia teoria non suppone che gli egizi avessero un’avanzata conoscenza scientifica dell’acustica, ma semplicemente che abbiano approfondito le pratiche attraverso l’osservazione della natura. Non ci sono dubbi che prima avranno fatto molte prove e commesso molti errori, forse utilizzando una piramide di prova che in seguito fu demolita o incorporata in una delle altre piramidi del sito di Giza.

Veniamo ora a quei due misteriosi canali che dalla Camera del Re sfociano sulle facciate esterne della Piramide, e ad un chiaro scopo per le loro caratteristiche, che gli egittologi ortodossi semplicemente non possono spiegare.

Sono convinto che la vera ragione dell’esistenza dei condotti fosse trasmettere al mondo esterno i suoni emessi dalla camera. Avrebbero agito in un modo simile alle canne di un organo e, date le loro differenti lunghezze e profili, ciascuno di essi avrebbe probabilmente modificato il suono e inviato nel deserto una nota diversa.

Immaginate l'effetto. Avvicinatosi a Giza (quel vecchio viaggiatore con cui abbiamo iniziato), sarebbe stato testimone della "rappresentazione" audiovisiva degli eventi del Primo Tempo, del Mito della Creazione.

Avrebbe visto il Sole che batteva sui lati lucenti della Piramide. Quindi avrebbe udito un ronzio, un rimbombo, quando il suono delle vibrazioni della Terra era in viaggio attraverso i canali della Camera del Re prima di esplodere all'aria aperta in una profonda e bellissima nota bassa.

Non sappiamo con certezza quali frequenze fossero implicate. Né vi è modo di stimare il volume del suono.

Sarebbe stato udito solo sull'altopiano di Giza o anche a distanza di molti chilometri? Secondo un esperto di acustica, probabilmente il suono sarebbe stato udibile nell'intera zona intorno alla piana, dal momento che i suoni di bassa tonalità tendono a percorrere lunghe distanze.

Le domande che questa teoria suscita sono infinite. Il suono sarebbe variato di tonalità tra il dì e la notte, con i movimenti della Luna, o nei momenti di intensa attività tettonica? Per il momento non ho alcuna risposta. Solo un modello di lavoro completamente funzionante della Piramide potrebbe risolvere questi ed altri enigmi. Ma una cosa è certa.

Se la Piramide funzionava davvero in questo modo, allora sarebbe stato di certo il sito religioso più riverito del mondo antico, un prodigio in grado di surclassare tutti gli altri. Perché, vi chiederete, i costruttori della Grande Piramide avrebbero investito tanto tempo e fatica nella creazione di questo immenso amplificatore acustico?

La risposta si trova in quello che penso sia il vero fine che spinse alla costruzione dell'edificio. È opinione comune che gli egizi venerassero il Dio Sole, e gran parte della dettagliata interpretazione delle piramidi è costruita su questa base. La loro figura si crede sia stata ispirata dai raggi solari che irrompono attraverso le nubi per poi splendere sulla terra in forma piramidale.

Ma io ho una teoria radicalmente diversa: che il fulcro centrale della religione egizia fosse la creazione del mondo e dell' Universo.

Nei testi egizi sopravvissuti, la leggenda della creazione non è facilmente rintracciabile. Diversamente, diciamo, dal resoconto della Genesi, il quale è pieno di energia sessuale. Il Grande Dio e la Grande Dea si unirono e in quel momento - come nel Big Bang ipotizzato dalla scienza "moderna" - in un grande ribollimento e tremore si crearono i cieli e la Terra. Il materiale per la formazione del Sole, della Luna e delle stelle venne esploso (eruttato) nel cielo.

Penso che le piramidi non fossero altro che una rappresentazione fisica di quel processo, l’ascesa dalla terra fino al cielo. È appurato da tempo che la struttura dei templi egizi simboleggi lo stesso evento mitico.

Osservando la Piramide in questo modo, invece che soltanto come la tomba di un re, ci dà per la prima volta una motivazione adeguata per la sua vasta scala, per l’attenzione profusa nei suoi dettagli, e per il suo inestimabile costo economico.

Nessun re, comunque potente, poteva giustificare tale magnificenza. Ma lontano da essere un mausoleo, un monumento ai defunti, possiamo quindi vedere come la Piramide, in tutta la sua smisurata grandiosità e il suo impenetrabile mistero, fosse una celebrazione stessa della vita.

Questo era il messaggio che credo si espandesse dalla Camera del Re attraverso il deserto. Qui c'erano gli effetti sonori per considerare la Piramide come il simbolo e la rievocazione del momento della creazione.

L’antica letteratura egizia attesta l'importanza del suono al momento della creazione. In numerose versioni del mito, l'emersione di Dio Creatore dalla terra è accompagnata da grande fragore e agitazione. Gli dèi gridano. La Terra riecheggia.

La domanda finale è: perché la Grande Piramide non emette più il suo suono?

È risaputo che la Camera del Re abbia subito un grave danno strutturale entro alcuni secoli dalla sua costruzione. Le travi del tetto vennero incrinate e smosse, le pareti forzate e le pietre del pavimento spostate. Gli egittologi attribuiscono questi danneggiamenti a un terremoto.

La singolarità è che di tutte le stanze al momento conosciute della Grande Piramide, solo la Camera del Re e la sua Anticamera ne furono interessate. Nessuna altra sala o corridoio ha riportato alcun cedimento o crepatura.

Io credo che ciò vada addirittura a rafforzare l'idea che la camera avesse una sensibilità unica alle vibrazioni della Terra. Mentre il resto della Piramide non fu interessato da questo misterioso shock, pare che la Camera del Re abbia subito un sovraccarico vibratorio.

Mi domando, infatti, se invece di un terremoto i danni non siano stati provocati da un grande impatto meteoritico. Si ritiene che uno di essi abbia avuto luogo nel Medio Oriente intorno al 2350 a.C., solo due secoli dopo la data di costruzione della Piramide (in base alla cronologia ortodossa).

Questo impatto, o questa serie di impatti, avrebbe iniettato un’enorme quantità di energia nella crosta terrestre e avrebbe innescato un improvviso e massiccio impeto nella vibrazione tettonica. È anche concepibile che l'onda di energia (o onda vibratoria) abbia semplicemente superato la capacità del trasduttore sonoro della Piramide.

In tal caso, sarà stata una fine tristemente prematura per un’opera architettonica enormemente ingegnosa e ambiziosa.

Il sito web di Alan Alford (solo in inglese) è:

martedì 11 novembre 2008

Scoperta un'altra piramide in Egitto, risale a 4300 anni fa !



La base di una piccola piramide alta in origine presumibilmente 14 metri che si ritiene possa
contenere la tomba della regina Sheshet, madre del re Teti, risalente a 4300 anni fa, e' stata scoperta nella necropoli di Saqqara, l'antica citta' dei morti della capitale del regno del Basso Egitto, Menfi, nota soprattutto per la grande piramide 'a gradoni' di Zoser.

La scoperta e' stata presentata oggi alla stampa dal ministro della cultura egiziano, Faruq Hosni, e dal segretario generale del Consiglio Superiore delle Antichita', Zahi Hawass. Ora e'
ancora visibile la parte inferiore della piramide, per un'altezza di 5 metri, "dopo i saccheggi da parte di depredatori di antichita' - ha detto Hawass - e i danni provocati dagli agenti atmosferici".

A causa dei saccheggi il segretario generale delle antichita' ritiene che quando, fra due settimane, aprira' la camera funeraria della piramide "non si trovera' nulla di quello che
doveva esserci". Nell'area della scoperta sono state trovate anche statuette funerarie risalenti al 'terzo periodo intermedio' (818-712 avanti Cristo), non lontano da una cappella religiosa del Nuovo Regno (circa il 1550 a.C.); sarcofagi, una statua in legno del dio Anubis, amuleti, un piccolo recipiente a forma di 'cartouche', contenente tracce di una sostanza verde.

Hawass ritiene che queste scoperte testimonino che l'area cimiteriale dell'Antico Regno del periodo di Teti sia stata riutilizzata durante il Nuovo Regno (1550-1295 a.C.).

(immagine puramente esplicativa)

X X X