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venerdì 8 ottobre 2010

Il caso Pearl Harbor


Riguardo allo storico attacco di Pearl Harbor, i libri di scuola, i film, i documentari e tutti i reportage storici allineati alle versioni ufficiali ci hanno raccontato solo una verità di comodo. Attraverso i canali d’informazione istituzionali è stato ripetuto fino alla nausea che nel 1941 un brutale attacco aereo giapponese a sorpresa annientò la flotta americana del pacifico, lasciando sul campo migliaia di vittime innocenti.

Tale versione dei fatti venne diramata dalla Casa Bianca allo scopo di scatenare l’indignazione del popolo americano. Da qui, a legittimare la sua chiamata al fronte come un dovere morale, il passo è stato molto breve.

Sono passati molti anni da quel drammatico 7 dicembre 1941, ma la storia continua a riemergere inquietante, come il cadavere di un omicidio che non vuole affondare. Le numerose inchieste pubbliche e private condotte su Pearl Harbor sembrano infatti avere raccolto ormai sufficiente materiale probatorio per ricostruire una volta per tutte, il vero corso degli eventi in questione.


La censura della storia:

Il Giappone, contrariamente a quanto viene convenzionalmente accettato nella letteratura istituzionale didattica mondiale, venne deliberatamente provocato a reagire militarmente da F. D. Roosevelt in tutti i modi possibili. Tale strategia d’azione fu definita nero su bianco nel riservatissimo piano McCollum [34], uno scottante documento che alcuni ricercatori storici sono riusciti a rendere di pubblico dominio.

Nel corso del tempo, sono infatti emerse numerose prove che dimostrano come i servizi dell’intelligence americana riuscirono a decriptare tempestivamente tutti i piani dell’imminente attacco giapponese. La strage di Pearl Harbor quindi, poteva essere evitata e con essa naturalmente, anche la partecipazione dell’America alla guerra. A confermarlo, ci sono persino le testimonianze rese da alti ufficiali della marina americana (come ad es. quella dell’ammiraglio Husband Kimmel o del tenente generale Richardson).


Ed è proprio da questi ultimi infatti che è partita la “prima pietra dello scandalo”. Le loro versioni sulla vicenda, sono oggi disponibili in molte dettagliatissime pubblicazioni, a cominciare, da “Il giorno dell'inganno” di Robert B. Stinnet (pluridecorato USA per il valore militare 42'- 46')

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martedì 11 novembre 2008

STORIA DELLA FAMIGLIA BUSH. (non ufficiale? mah, boh, chi lo sa!)


1. I patriarchi

Può essere utile, in tempi di revisionismo storico e di intollerabile blindatura dell'informazione, affrescare brevemente i "fasti" della famiglia Bush e dei suoi stretti collaboratori, questa lobby golpista che ha preso in ostaggio l'America e il mondo e che in questi giorni sta devastando un angolo del pianeta per sistemare i bilanci della propria azienda. E come per tutte le dinastie che si rispettino, conviene partire dai patriarchi, cominciando dal bisnonno Samuel Prescott, tra il 1914 e il 1918 uomo di fiducia di Percy A. Rockfeller (proprietario della City Bank e della Remington Arms Co.), direttore della War Industries Board (fabbrica d'armi divenuta potentissima grazie alla prima guerra mondiale), socio dello speculatore di borsa Bernard Baruch e del "banchiere nero" Clarence Dillon, frequentatore assiduo dei circoli dell'alta finanza che dettero vita al C.F.R. (Council of Foreign Relations). Per poi passare a Prescott Sheldon Bush, direttore e azionista della Union Banking Corporation (UBC), il cui principale partner tedesco era l'industriale nazista Fritz Thyssen, fondata per finanziare la riorganizzazione dell'industria tedesca durante il periodo nazista e finanziatrice della Silesian-American Corporation (diretta dallo stesso Bush) che riforniva di carbone l'industria bellica di Hitler, e della compagnia di navigazione Hamburg - America Line, le cui navi, durante gli anni trenta, rifornivano di armi provenienti dagli U.S.A. le milizie naziste in Germania. Infine George Bush Senior, ex vicepresidente e poi presidente degli Stati Uniti dagli anni ottanta ai novanta, texano roccioso a cui non piacciono "i puzzolenti formaggi francesi". Uomo indubbiamente di vasti e variegati interessi, equamente distribuiti nel mercato della droga, e poi in quello delle armi e del petrolio. Ripercorriamo velocemente le tappe di questa brillante carriera criminale. Nella migliore tradizione di famiglia, George Senior si fa le ossa nei circoli anticomunisti dell'alta finanza americana; è coordinatore del fallito sbarco nella Baia dei Porci a Cuba, ufficiale di collegamento del narco-dittatore panamense Noriega, consulente speciale di Carlyle Group, il principale fornitore di armi dell'esercito americano, direttore della C.I.A. tra il 1976 e il 1981. Tra il 1981 e il 1986, divenuto vicepresidente degli Stati Uniti sotto Reagan, Bush padre organizza e gestisce giganteschi interessi nel mercato internazionale della droga. Tale attività, forse meno conosciuta, merita una disamina più esaustiva.

2. Il narcocrate con gli stivali

Il 19 settembre e il 26 ottobre 1996, l'E.I.R. (Executive Intelligence Review) tiene due affollate conferenze stampa a Washington, presentando due dossier: "Would a President Bob Dole prosecute drug-super kingpin George Bush" e "George Bush and the 12333 serial murder ring". I due rapporti contengono una mole impressionante di dati non solo sulle attività illecite gestite da Bush nel traffico internazionale di cocaina ma anche sulla rete di connivenze costruite dall'ex-presidente americano all'interno del dipartimento di giustizia U.S.A.
Il narcocrate Bush inizia la sua ascesa dopo che il congresso U.S.A. decide di smobilitare il sostegno della C.I.A. alle attività dei contras in Nicaragua. Il controllo dell'esportazione della droga, gestito dai mercenari nicaraguegni, passa così sotto due strutture dell'entourage di Bush, il National Security Council Staff e il gruppo Focal Point, interno allo stato maggiore del Pentagono. Il complesso delle operazioni di traffico internazionale eseguite sotto la direzione di Bush è ricostruibile anche attraverso una serie di Decreti Esecutivi e Decreti di Sicurezza Nazionale, resi pubblici dopo il 1981, dai quali si evince come Bush, allora vice presidente sotto Reagan, fu il supervisore assoluto non solo delle attività della C.I.A. ma anche di tutte le strutture federali segrete emanazione del Pentagono. In tale qualità, organizzò, nell'ambito della vera e propria guerra scatenata dagli U.S.A. contro lo Stato sandinista in Nicaragua, il finanziamento dei mercenari contras attraverso il traffico di cocaina. Suo braccio esecutivo era il colonnello Oliver North e l'assistente di questi, Rob Owen, ex componente dell'ufficio senatoriale di Dan Quayle. Testa di ponte in Nicaragua era invece Adolfo Calero, ex membro del consiglio di amministrazione della Coca Cola. Ad organizzare materialmente i traffici era infine Juan Norwin Meneses Cantarero, noto come "el rey de drogas" a Managua, oggetto fino alla fine degli anni ottanta di 45 indagini condotte dalla D.E.A. e mai incriminato. Ricky Donnell Ross, trafficante di crack di Los Angeles, in un processo a suo carico del 1996, spiegò che il finanziamento dei contras con il traffico di cocaina iniziò nel 1981, ancor prima che i mercenari iniziassero le operazioni militari contro il Governo di Manuel Ortega. In un vertice tenuto in Honduras tra gli esuli nicaraguesi somozisti Danilo Blandon Reyes, Juan Norwin Meneses Cantarero, il colonnello Enrique Bermudez (ex addetto militare nicaraguegno a Washington) e membri della C.I.A. fu pianificata l'operazione coca-contras che prevedeva di inondare i quartieri poveri di Los Angeles e delle altre metropoli americane con cocaina e soprattutto crack importato grazie ai contras. Incaricato di gestire la linea del traffico fu proprio Ricky Donnel Ross che, applicando prezzi stracciati, trasformò la cocaina da droga di élite in sostanza a larghissima diffusione nei ghetti. Obiettivo non secondario dell'operazione era infatti quello di minare ogni forma di aggregazione politica del popolo nero, coinvolgendo le due gang più forti - i Bloods e i Crips - nel mercato della droga.
Tra il 1981 e il 1986 Bush costruì un vero e proprio "governo parallelo", le cui colonne portanti erano pezzi della C.I.A. e del Pentagono, che svolgevano operazioni "coperte" per conto della Casa Bianca senza che la struttura ufficiale di questi apparati ne fosse coinvolta. Ciò era possibile grazie all'organismo creato da Bush, il National Security Council, avente la stessa sigla dell'omonima struttura federale (NSC), ma che era in realtà uno staff della Casa Bianca alle dirette dipendenze di Bush. Nel 1981 Reagan firmò l'Executive Order 12333, che esonerava le agenzie di intelligence dalle restrizioni operative degli anni settanta. Tale decreto, relativo a tutte le operazioni di spionaggio estero, conteneva provvedimenti per l'uso di "risorse" private da parte dei servizi segreti e delle forze dell'ordine. L'E.O. 12333, inoltre, affidava al NSC (quello parallelo) la revisione, la guida e la direzione di tutte le attività dei servizi, mettendo di fatto la C.I.A. e i servizi militari sotto le dipendenze della struttura creata da Bush. Il 14 dicembre 1981 fu emesso un altro decreto di sicurezza nazionale (NSDD-3) che creava lo Special Situation Group (SSG), guidato da Bush e avversato duramente dal segretario di stato George Schultz poiché tale struttura andava a frapporsi tra lui e il presidente Reagan. Negli anni il governo parallelo di Bush crebbe ancora. Nell'aprile del 1984 Reagan firmò il NSDD-138 che dava vita al Terrorist Incident Working Group, (TWIG), sempre sotto il comando dello Special Situation Group. Nel luglio del 1985 Bush fu poi messo a capo di una super task force antiterrorismo formata da funzionari del Pentagono, della C.I.A., del Dipartimento di Stato, del NSC, da Oliver "Buck" Revell dell'FBI e dall'israeliano Amiran Nir. Nel febbraio del 1986 questa task force diede vita a un organismo permanente, l'Operations Sub-Group (OSG) e fu creato un ufficio anti-terrorismo all'interno dello staff del NSC guidato da Oliver North e dai suoi assistenti Craig Coe e Robert Earl.

Le operazioni segrete del Pentagono passarono invece al Focal Point, sempre sotto la direzione di Bush. Si trattava, secondo gli analisti dell'E.I.R., di un ufficio camuffato all'interno dello Stato Maggiore della Difesa, che nel 1987 diede vita alla Joint Special Operation Agency, una struttura con risorse di molto superiori alla stessa C.I.A. e che raggruppava l'Intelligence Support Activity (ISA), la Delta Force e il Seal Team 6 della Marina.
La potentissima struttura di Bush fu minacciata nel novembre del 1986 dall'esplodere dell'affare "Irangate", anche se molti ritengono che lo scandalo fu organizzato proprio per proteggere i servizi legati al Focal Point e in particolare per insabbiare le prove di una partecipazione dei contras al traffico di droga, e ciò spiega il nome dato successivamente all'affaire: "Iran-contras". Eccone le tappe fondamentali.
Nel gennaio-febbraio 1986 la Procura Federale di Miami inizia a indagare sulle accuse di traffico di droga rivolte ai contras. Nell'aprile '86, sei mesi prima dello scoppio dello scandalo "Iran-contras", la Commissione Esteri del Senato U.S.A. apre un'inchiesta ufficiale e molti uomini di Bush, in particolare Oliver North, tentano di insabbiare le prove e di intimidire gli investigatori. Ma le prove continuano ad affiorare, per poi rischiare di divenire schiaccianti il 5 ottobre 1986, quando un aereo da trasporto C-123 della Southern Air Transport, una compagnia legata alla C.I.A., fu abbattuto nei cieli del Nicaragua. Il pilota rimase ucciso ma un membro dell'equipaggio, Eugene Hasenfus, fu catturato dai sandinisti. Hasenfus possedeva informazioni di particolare peso sul commercio con i contras ed era vitale che queste non finissero in pasto all'opinione pubblica. L'opportunità per insabbiare il tutto viene un mese dopo quando, il 3 novembre 1986, il giornale libanese al-Shiraa rivelò che il governo americano vendeva missili segretamente all'Iran nella speranza di ottenere il rilascio degli ostaggi americani detenuti in Libano. In verità la vendita di questi missili era praticamente insignificante rispetto alla mole di armamenti venduta allo stesso Iran dal 1981 in poi, ma l'inchiesta fu abilmente dirottata e fu reso pubblico che i ricavi per la vendita dei missili all'Iran erano finiti in fondi segreti e fuori bilancio amministrati da un consorzio semi privato, "The Enterprise" diretto dal generale Richard Record che, violando gli emendamenti Boland - che vietavano i finanziamenti ai mercenari contras - li aveva dirottati verso questi ultimi.

Il 25 novembre 1986, il ministro della Giustizia Edward Meese rese pubblica tale ricostruzione e dichiarò che "L'unica persona nel governo statunitense che era precisamente al corrente di questa operazione era il colonnello Oliver North, membro dello staff del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca". L'opinione pubblica e la stampa concentrarono l'attenzione esclusivamente sul "personale tradimento" di North e la vicenda si chiuse con le lacrime del colonnello durante le udienze al Congresso U.S.A. trasmesse in diretta televisiva. Il gigantesco traffico di droga e armi organizzato da Bush con i contras era salvo, nonostante la D.E.A., proprio in quegli anni e in quelli successivi, sfornasse rapporti dettagliatissimi sui traffici organizzati dal governo parallelo di Bush in america centrale. Tra i tanti, ne esiste uno particolarmente inquietante, stilato dal funzionario della D.E.A. Celerino Castillo III ("Cele") e contenuto nella pratica con sigla GFGD-91-9139, in cui si circostanzia con tutti i dettagli che voli arrivati all'aeroporto di Ilopango, a El Salvador, giungevano carichi di armi e ritornavano negli Stati Uniti carichi di cocaina. Questi voli erano supervisionati direttamente dal colonnello Oliver North che si faceva rappresentare in Salvador dall'agente della C.I.A. di origine cubana Felix Rodriguez, il quale aveva eletto l'hangar numero 4 della base di Ilopango a centro di smistamento dei traffici. La cosa più stupefacente è che nel rapporto si afferma che l'attività di Rodriguez inizia dopo una riunione effettuata il 22 gennaio 1985 alla presenza dell'allora vice-presidente Bush e del suo consigliere Donald P. Gregg. Castillo continuò ad inviare relazioni dettagliatissime anche nei tempi successivi fino a quando il suo diretto superiore, Bob Stia, gli intimò di non interferire nelle operazioni che si svolgevano ad Ilopango. Analoga "raccomandazione" gli venne fatta dall'ambasciatore nordamericano a El Salvador, Edwin Corr. Nonostante gli avvertimenti, il 1 settembre 1986 Castillo portò a termine un controllo con unità antidroga nella casa del pilota Wally Grasheim, sospettato di operare nei traffici da Ilopango, nel corso del quale furono rinvenute casse di esplosivo C4, bombe a mano, munizioni e fucili M-16, uno dei quali registrato a nome del colonnello Steel, comandante della missione militare U.S.A., che dichiarò poi di aver "regalato" il fucile a Grasheim. Minacciato di morte, Castillo venne a conoscenza che si stava preparando un attentato contro di lui sotto la direzione del colonnello Hugo Francisco Moran, delle forze armate del Guatemala e agente della C.I.A., la cui responsabilità sarebbe poi stata attribuita alla guerriglia salvadoregna, ma riuscì a fuggire da El Salvador, nascondendosi poi negli U.S.A.

3. La "war on drugs"

E' solo apparentemente paradossale che negli stessi anni la politica proibizionista di Reagan e Bush, la "war on drugs", raggiunga livelli di vera e propria isteria. Vediamone velocemente le tappe. Reagan si insedia alla Casa Bianca nel 1980 e dopo pochi mesi lancia un' "offensiva senza precedenti" come lui stesso la definì, contro il commercio di droghe. Artefice e protagonista ne fu in realtà la moglie Nancy, che appena giunta alla Casa Bianca spese più di un milione di dollari per cambiarne le masserizie, attirandosi le ire della stampa e dell'opinione pubblica. Per rifarsi una credibilità la first lady decise di divenire la paladina del proibizionismo, mobilitando l'integralismo cattolico più retrivo, costituendo associazioni e fondazioni ad hoc e lanciando la politica della "tolleranza zero". La repressione contro i consumatori di droghe, negli anni '80 - '88, si fa durissima e coinvolge anche il partito democratico, che decide di rincorrere i repubblicani di Reagan sul piano della forca. Quando Bush arriva, nel 1988, alla presidenza degli Stati Uniti capisce che la lotta alla droga può essere un ottimo paravento per coprire le operazioni criminali che gli U.S.A. organizzano in quegli anni in vari parti del mondo. Lancia dunque il cosiddetto "piano Bush", fondato su un assunto agghiacciante: chiunque acquisti una qualsiasi droga va considerato complice dei crimini compiuti dai trafficanti. Bush sa di avere gioco facile con l'opinione pubblica, sconvolta dalla proliferazione del crack nei quartieri poveri e dalle centinaia di omicidi tra bande rivali che spesso coinvolgono passanti del tutto estranei. Bush, che dell'introduzione del crack in America era stato uno degli artefici, riesce a procurarsi un consenso senza precedenti soltanto con la promessa che egli riuscirà a porre rimedio alla drammatica situazione dell'ordine pubblico. Lo stato di diritto viene letteralmente devastato dalla legislazione d'emergenza e nella piano "war on drugs" vengono convogliati stanziamenti inimmaginabili: il budget per le operazioni antidroga passa dagli 1,5 miliardi di dollari del 1980 agli 11 miliardi di dollari del 1991 e l' 80% delle risorse è utilizzato per la repressione. Le leggi speciali arrivano a degli obbrobri giuridici: alla fine degli anni ottanta la sanzione media per reati di droga è di 41 mesi contro i 36 per gli omicidi di primo grado e i 24 per quelli di secondo grado, gli arresti arrivano, nel 1989 a 1.361.700 di cui 800.000 per semplice possesso e circa un terzo per marijuana. L'affollamento delle carceri raggiunge livelli mai toccati in precedenza: nel 1994 si contano in U.S.A. 519 detenuti ogni 100.000 abitanti, per la stragrande maggioranza neri e latinos, ben più che in Sud Africa, dove non arrivano a 370. A causa dell'affollamento delle carceri, molti detenuti per reati di violenza vengono rimessi in libertà prima di aver scontato la pena, e il clamore suscitato da alcuni crimini particolarmente efferati compiuti da alcuni di essi una volta liberi, permette all'amministrazione Bush di lanciare un faraonico piano per triplicare il numero delle celle entro il 1996. Le leggi antidroga prevedono inoltre il sequestro di tutti i beni dei sospetti di traffico o spaccio di stupefacenti. E' un enorme regalo alla D.E.A., che incamera direttamente i beni sequestrati: nel 1988 i sequestri alimentavano il bilancio della D.E.A per 2 milioni di dollari su 2.500.000, nel 1991 arriveranno ad essere 10 milioni di dollari su 11. La "guerra alla droga" giunge ai livelli dei peggiori regimi: per "contrastare" gli spacciatori vengono istituiti dei "profili" che consentono alla polizia di arrestare chiunque risponda alle seguenti caratteristiche :
- razza diversa da quella bianca
- il fatto di muoversi in fretta
- un viaggio in aereo con il solo biglietto di andata
- un certo tipo di macchina e di targa
- il rispettare su autostrada il limite di velocità (SIC!), perché si suppone che il trafficante viaggi ad andatura moderata per non attrarre i sospetti della polizia.

Viene poi istituita la "legge sui paraphernalia", cioè gli oggetti comunemente usati per contenere e consumare droghe. Tra i tanti arresti giustificati dall'applicazione di tale legge fece scalpore quello di S. Zhanadov, piccolo industriale che produceva contenitori di plastica per campioni di profumi (comunemente usati dagli spacciatori di crack), condannato a 5 anni di prigione.
A partire dal 1987, infine, viene promossa una campagna per la delazione di massa: la polizia distribuisce alla popolazione un questionario ("Rapporto su case sospette di droga") che può essere inviato anche anonimamente. Tra le domande compaiono perle tipo:
- segnalare case con finestre con scuri o veneziane che non permettono di vedere all'interno
- segnalare case con palizzate di legno attorno al giardino o al cortile
- segnalare movimenti di persone o di veicoli e annotarne frequenza e durate delle visite, numero di targa,colore e marca dei veicoli

Infine c'è il grande business dei test antidroga, in particolare di quello delle urine (in realtà assai poco significativo se non effettuato nelle modalità appropriate) che viene a tal punto sponsorizzato dalle autorità che gli stessi politici, per dimostrare di essere "drug-free", si esibiscono in imbarazzanti performance pubbliche (oltre un centinaio di candidati alle elezioni politiche offriranno la propria urina per dimostrare di essere "BUONI AMERICANI"), con risultati, spesso, da comica finale. Essendo infatti fiorito parallelamente il mercato delle urine pulite, chi era "drogato" si faceva prestare urina da persone che non lo erano, oppure predisponeva complicati dispositivi per "erogare" fraudolentemente urina d.o.c.: tra i più ingegnosi furono sperimentate borse di gomma da fleboclisi, tenute sotto l'ascella e collegate con un tubo che arrivava al pene o alla vagina. Spremendo la borsa con il braccio usciva dal tubo urina pulita acquistata dai molti "venditori"; dopo, però, che alcuni funzionari e impiegati statali furono colti in "flagranza di reato", si giunse ad imporre che il test delle urine fosse eseguito in presenza di sorveglianti. Il test delle urine si diffuse a tal punto che nel 1994 l'85% dei complessi industriali U.S.A. lo imponeva ai propri dipendenti, generando in pochi anni un giro d'affari da un miliardo di dollari, tanto che Carlton Turner, il consigliere per le questioni di droga della Casa Bianca, dopo averlo imposto, si dimise dalla carica per divenire dirigente di una ditta che produceva - guarda un po' - test antidroga. I risultati della "war on drugs" furono ovviamente disastrosi: il numero dei consumatori abituali aumentò del 7% (toccando quota 2.700.000), quello degli occasionali arrivò nel 1993 a 24,4 milioni, i morti per cocaina ed eroina passarono dai 1948 del 1985 ai 7705 del 1992. Una catastrofe, che non impedì all'amministrazione Bush, divenuto nel frattempo presidente nel 1988, di essere parte attiva nel mercato internazionale della droga. Nel dicembre del 1988 infatti, un attentato terroristico, che distrugge un boeing 747 della Pan Am facendolo precipitare nei pressi di Lockerbie (Scozia), uccidendo 270 persone, viene faticosamente insabbiato dalla C.I.A. perché rischiava di mettere a nudo gli inconfessabili traffici del Governo americano. Questi sinteticamente i fatti, ricostruiti dall'agenzia newyorkese Interfor e racchiusi in un documento di 27 pagine noto come "Rapporto Interfor". Verso la metà degli anni ottanta la D.E.A. aveva assicurato a Monzer Al-Kassar (trafficante siriano di eroina coinvolto nell'affare Iran-Contras) un percorso protetto per spedire valigie di droga da Francoforte agli U.S.A.; l'accordo era stato raggiunto attraverso Khalid Jafaar, un corriere della droga che era anche informatore della D.E.A.. In cambio della protezione, Al-Kassar ufficialmente dava alla D.E.A. informazioni su altri trafficanti americani ed europei. L'eroina veniva caricata da Jafaar sui voli Pan Am a Francoforte, d'accordo con la polizia tedesca BKA. A New York, grazie alla D.E.A, superava senza controlli la barriera doganale. L'operazione veniva chiamata in codice "Operation Courier" e proprio nel quadro di tale operazione doveva avvenire un trasporto di eroina con il Boeing 747 precipitato a Lockerbie. Il giorno dell'attentato, Jafaar arriva all'aeroporto di Francoforte per imbarcarsi sul volo Pan Am diretto a New York; porta con sé una valigia con effetti personali, la consegna al banco e si avvia per imbarcarsi sull'aereo. Egli sa che la sua valigia non arriverà mai a New York, ma sarà sostituita da una valigia piena di eroina. La sostituzione sarà operata da un impiegato turco della Pan Am addetto ai bagagli, il quale porterà la valigia piena di droga oltre i controlli di sicurezza per essere imbarcata sul Boeing. Quest'ultimo, tuttavia, aveva nel frattempo deciso di collaborare con i terroristi e sostituisce il carico di eroina con una valigia piena di esplosivo. Jafaar morirà nell'attentato e sarà ufficialmente indicato come il kamikaze che lo aveva eseguito. Ma l'agenzia Interfor scopre altre anomalie. Qualche ora prima del decollo, un agente segreto del Mossad allerta il BKA e la C.I.A. su un possibile sabotaggio. Un agente del BKA si insospettisce perché si accorge della differenza di colore fra la valigia consegnata da Jafaar e quella che l'aveva sostituita e avverte la C.I.A. Dopo il disastro la D.E.A. prima nega tutto, poi ammette che l'Operation Courier era in corso a Francoforte fino a qualche tempo prima dell'attentato ma nel maggio del 1990 una Commissione d'inchiesta della Casa Bianca dichiara che la D.E.A. non era coinvolta perché tra i relitti dell'aereo non venne trovata droga. Ma ciò avvalora indirettamente la tesi di Interfor. Qualche anno dopo, nel 1994, Allan Francovich presenta al London Film Festival il documentario Maltese Double Cross,che ripropone la pista della droga, ma il film viene improvvisamente ritirato dalla programmazione. Secondo il deputato laburista Tam Dyell il ritiro fu imposto dalla D.E.A. perché Maltese Double Cross, riprendendo informazioni del Mossad, rivelava che sul Boeing caduto a Lockerbie doveva esserci il ministro sudafricano Botha e i terroristi avevano approfittato, per realizzare l'attentato, del canale privilegiato predisposto dalla D.E.A. per il traffico di eroina da Francofote agli U.S.A. su iniziativa, chi si rivede!, di Oliver North. Il documentario arrivava a due conclusioni inoppugnabili e mai smentite e cioè che:
- strutture del Governo U.S.A. avevano garantito a una banda di trafficanti di trasportare per anni droga dall'Europa agli U.S.A.; tale garanzia non si limitava alla pratica di "guardare dall'altra parte" ma si concretava in attiva collaborazione, tanto che l'Operation Courier aveva rifornito di droga per anni la città di Detroit;
- con il pretesto della "guerra alla droga" le agenzie governative addette alla repressione avevano operato al di fuori di qualunque controllo istituzionale e si prospettavano come strutture parallele dal carattere eversivo.

4. Tutti gli uomini del Presidente

Durante gli anni della presidenza Bush si mobilitano interessi economici giganteschi, tutti efficacemente assistiti e sponsorizzati e sempre più fittamente intrecciati con strutture e servizi segreti del Governo: il complesso militare-industriale (Carlyle Group, Lockheed Martin Corp., McDonnel Duglas Corp., Tennero Inc., General Motors Corp., Northrop Grumman Corp., Raytheon Corp., General Electric, Loral Corp., Boeing Co., United Technologies Corp.); le sette sorelle del petrolio (Chevron-Texaco, Exxon-Mobil, Marathon Oil, BP-America - fusione tra Standard Oil e British Petroleum - e BP-AMOCO; società satelliti come Halliburton Inc., Unocal, Delta Petroleum, TMBR/Sharp Drilling, ecc.); i principali istituti di credito del sistema bancario americano (Citicorp, Citibank , Bank of America, First National Bank of Boston, Morgan Stanley, ecc.) ed i maggiori gruppi monopolistici del mercato statunitense (AT&T; Microsoft; Schering-Plough; Monsanto; Tom Brown Inc.; Motorola; Gulfstream Aerospace; General Dynamics; Tribune Company; Gilead Sciences; Amylin Pharmaceuticals; Sears; Roebuck & Co.; Allstate; Kellogg; Asea Brown Boveri; Pharmacia, Ford Motor Company; Lear Corp.; DaimlerChrysler; Philip Morris; Amtrak; America Online; Time Warner; Merck; Abbott Laboratories, Brownstein, Hyatt & Farber; NL Industries; Ford Motor Company, Northwest Airlines; Clorox; C.R. Bard; HCA-The Healthcare Company; Dole Food; Northwest Airlines; Enterprise Rent-A-Car; Greyhound; United Airlines; Union Pacific; Boeing, International Paper; Lucent Technologies; Eastman Kodak; Alcoa; Schering-Plough Corp.; Qualcomm Inc.; Eli Lilly; Charles Schwab; Transamerica Corp.

Questa enorme mole di rapporti economici produce, attraverso uno spregiudicato meccanismo di lobbies e clientele, l'attuale composizione dell'amministrazione U.S.A.
Guardate che spettacolo: Bush jr., in passato, è stato direttore di una filiale del gruppo Carlyle e - insieme al padre - ha ricevuto onorari da questa società fino all'Ottobre del 2001, data alla quale la famiglia Bin Laden ha ritirato i suoi capitali dalla società; il Vice-Presidente Dick Cheney è l'uomo di riferimento dell'industria militare nonché socio del gruppo petrolifero Halliburton Inc.; il Segretario di Stato Colin Powell è uomo di General Dynamics, Gulfstream Aerospace e America Online; il Ministro della Giustizia John Ashcroft è la diretta "emanazione" di AT&T, Microsoft, Schering-Plough, Monsanto ed Enterprise Rent-A-Car; il Segretario di Stato alla Difesa Donald Rumsfeld la "persona di fiducia" di General Dynamics, Gulfstream Aerospace, Asea Brown Boveri, Gilead Sciences, G.D. Searle/Pharmacia, General Instrument/Motorola, Tribune Company, Amylin Pharmaceuticals, Sears, Roebuck & Co., Allstate e Kellogg; la Segretaria di Stato agli Interni Gale Norton è strettamente legata a Delta Petroleum, BP Amoco, NL Industries, Brownstein, Hyatt & Farber, e Ford Motor Company; la Consigliera alla Sicurezza Nazionale Condoleeza Rice è la diretta e fedele espressione di Chevron, Charles Schwab e Transamerica Corp.; il Segretario di Stato al Tesoro Paul O'Neill è l'interessato "factotum" di Alcoa, Lucent Technologies, International Paper ed Eastman Kodak; il Segretario di Stato al Commercio Donald L. Evans è "l'uomo di punta" di Tom Brown Inc. e di TMBR/Sharp Drilling; il Segretario di Stato all'Energia Spencer Abraham è l'uomo di fiducia della grande industria automobilistica e cioè di General Motors, Ford Motor Company, Lear Corp. e DaimlerChrysler; il Segretario di Stato alla Sanità ed ai Servizi Umani Tommy G. Thompson è controllato da Philip Morris, General Electric, Merck, Amtrak, America Online, Time Warner ed Abbott Laboratories; la Segretaria di Stato al Lavoro Elaine Chao è legata a Bank of America, Northwest Airlines, Clorox, C.R. Bard, HCA-The Healthcare Company e Dole Food; la Segretaria di Stato all'Agricoltura Ann M. Veneman è il "pezzo da novanta" di Monsanto Co e Pharmacia Co., (i principali produttori e propagatori di O.G.M. nel mondo); il Segretario di Stato ai Trasporti Norman Y. Mineta è uomo di Lockheed Martin, Northwest Airlines, Greyhound, United Airlines, Union Pacific e Boeing; il Segretario di Stato agli ex-combattenti Anthony Principi è rappresentante degli interessi di Lockheed Martin, Ford Motor Company, Microsoft, Schering-Plough Corp., Federal Network, QTC Medical Services e Qualcomm Inc.; il Responsabile dello Staff presidenziale Andrew H. Card Jr. è uno degli "uomini" di General Motors; il Direttore dell'Amministrazione e del Budget della Casa Bianca, Mitch Daniels Jr., è sponsorizzato da General Electric, Citygroup, Eli Lilly e Merck.

5. George, ti presento Osama

Negli stessi anni, ma questa è cosa ormai nota, intercorrono fitti rapporti tra la famiglia Bush e quella Bin Laden (entrambe nel Carlyle Group). I Bin Laden investono nella Carlyle qualcosa come 1,3 miliardi di dollari e Jean Becker, a capo dello staff di Bush Senior, ha affermato ufficialmente che quest'ultimo ha incontrato i Bin Laden 2 volte, nel novembre 1998 e nel gennaio del 2000. Secondo quanto afferma lo stesso Wall Street Journal Europe del 28-29 settembre 2001, la famiglia saudita aveva inoltre solidi legami con gli ambienti del partito repubblicano U.S.A e una forte influenza su alcuni suoi autorevoli membri. Al centro degli interessi americani verso i Bin Laden vi era ovviamente l'Afghanistan, ricchissima riserva di petrolio che le società legate alla famiglia Bush, Unocal Corporation in testa, bramavano da tempo di possedere. John J. Maresca, vicepresidente delle relazioni internazionali di Unocal Corporation si presentò il12 febbraio 1998 davanti al sottocomitato del Congresso degli Stati Uniti per l'Asia e il Pacifico per parlare proprio dei progetti della Unocal e delle altre compagnie petrolifere sugli idrocarburi dell'Asia centrale ed espose in questi termini i progetti della compagnia:

"Noi dell'Unocal riteniamo che il fattore centrale nella progettazione di questi oleodotti dovrebbe essere la posizione dei futuri mercati energetici che verosimilmente assorbiranno questa nuova produzione. L'Europa occidentale, l'Europa centrale e orientale e gli stati ora indipendenti dell'ex Unione sovietica sono tutti mercati a crescita lenta, in cui la domanda crescerà solo dallo 0,5% all'1,2% all'anno nel periodo 1995-2010. L'Asia è tutto un altro discorso. Il suo bisogno di consumo energetico crescerà rapidamente. Prima della recente turbolenza nelle economie dell'Asia orientale, noi dell'Unocal avevamo previsto che la domanda di petrolio in questa regione si sarebbe quasi raddoppiata entro il 2010. Sebbene l'aumento a breve termine della domanda probabilmente non rispetterà queste previsioni, noi riteniamo valide le nostre stime a lungo termine. Devo osservare che è nell'interesse di tutti che vi siano forniture adeguate per le crescenti richieste energetiche dell'Asia. Se i bisogni energetici dell'Asia non saranno soddisfatti, essi opereranno una pressione su tutti i mercati mondiali, facendo salire i prezzi dappertutto. La questione chiave è dunque come le risorse energetiche dell'Asia centrale possano essere rese disponibili per i vicini mercati asiatici. Ci sono due soluzioni possibili, con parecchie varianti.
Un'opzione è dirigersi a est attraversando la Cina, ma questo significherebbe costruire un oleodotto di oltre 3.000 chilometri solo per raggiungere la Cina centrale. Inoltre, servirebbe una bretella di 2.000 chilometri per raggiungere i principali centri abitati lungo la costa. La questione dunque è quanto costerà trasportare il greggio attraverso questo oleodotto, e quale sarebbe il netback che andrebbe ai produttori. [...] La seconda opzione è costruire un oleodotto diretto a sud, che vada dall'Asia centrale all'Oceano Indiano. Un itinerario ovvio verso sud attraverserebbe l'Iran, ma questo è precluso alle compagnie americane a causa delle sanzioni. L'unico altro itinerario possibile è attraverso l'Afghanistan e ha naturalmente anch'esso i suoi rischi. Il Paese è coinvolto in aspri scontri da quasi due decenni, ed è ancora diviso dalla guerra civile. Fin dall'inizio abbiamo messo in chiaro che la costruzione dell'oleodotto attraverso l'Afghanistan che abbiamo proposto non potrà cominciare finché non si sarà insediato un governo riconosciuto che goda della fiducia dei governi, dei finanziatori e della nostra compagnia. […]
La Unocal ha in mente un oleodotto che diventerebbe parte di un sistema regionale che raccoglierà il petrolio dagli oleodotti esistenti in Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakhstan e Russia. L'oleodotto lungo 1.040 miglia si estenderebbe a sud attraverso l'Afghanistan fino a un terminal per l'export che verrebbe costruito sulla costa del Pakistan. Questo oleodotto dal diametro di 42 pollici avrà una capacità di trasporto di un milione di barili di greggio al giorno. Il costo stimato del progetto, che è simile per ampiezza all'oleodotto trans-Alaska, è di circa 2,5 miliardi di dollari […] Lo scorso ottobre è stato creato il Central Asia Gas Pipeline Consortium, chiamato CentGas, e in cui la Unocal ha una cointeressenza, per sviluppare un gasdotto che collegherà il grande giacimento di gas di Dauletabad in Turkmenistan con i mercati in Pakistan e forse in India. Il prospettato gasdotto lungo 790 miglia aprirà nuovi mercati per questo gas, viaggiando dal Turkmenistan attraverso l'Afghanistan fino a Multan in Pakistan. Il prolungamento proposto porterebbe il gas fino a New Delhi, dove si collegherebbe a un gasdotto esistente. Per quanto riguarda il proposto oleodotto in Asia centrale, CentGas non può cominciare la costruzione finché non si sarà insediato un governo afghano riconosciuto internazionalmente".

Come sappiamo il piccolo Bush accontenterà con sollecitudine i desideri di Mr. Maresca. Ma questa è storia di ieri…

lunedì 10 novembre 2008

TIPOLOGIE DI ANELLI TRA GLI EGIZI.

Anche la tradizione egizia ha i suoi anelli.
In una lirica d'amore riportata sull'ostrakon di Giza troviamo:
"Oh! Foss'io il suo anello con sigillo che sta al suo dito! (si curerebbe di me) come di una cosa che fa bella la sua vita!'. Sempre dalla stessa provenienza troviamo: "L'amata conosce bene il lancio del suo lazzo senza venire al censimento del bestiame coi suoi capelli, lancia contro di me le sue reti, coi suoi occhi, mi fa prigioniero; coi suoi ornamenti si fa padrona di me; con il suo anello, mi mette un marchio a fuoco". In entrambi le liriche d'amore egizie è presente l'anello, simbolo tradizionale dell'eternità, della perfezione e della completezza, egli non ha un inizio ne una fine, è lo concretizzazione del simbolo solare in un cerchio divenuto un oggetto dai molti poteri. Nel racconto della disputa tra Horus e Seth per sapere a chi dei due spettava il posto di Osiride, Seth, proibì, categoricamente, lo presenza della Grande Madre Iside.
Ra-Harakhte decise allora di portare il Tribunale degli Dèi, "nell'isola del mezzo" non solo per poter meglio emettere un verdetto, ma anche per tenere sotto controllo l'accesso all'isola.
Ra-Harakhte chiamò Anti "Il Traghettatore" dicendogli: " Non far passare nessuna donna che somigli a Iside", quindi, l'En-neade si trasferì con il battello nell'Isola del mezzo.
Anti era seduto presso il suo battello, quando Iside, tramutatasi in una vecchia tutta curva, si avvicinò a lui dicendogli che doveva portare le focacce e lo farina al pastorello che accudiva le bestie nell'isola e che non mangiava da ben cinque giorni.

Astutamente però lo dea aveva messo in evidenza un'anello d'oro che teneva con l'altra mano Anti rispose:"Mi è stato detto: Non far passare nessuna donna".
Ma essa prontamente rispose: " Quello che dici ti è stato detto a proposito di Iside". Cominciarono a contrattare e lo dea disse:" Ti darò l'anello d'oro che ho in mano".
Anti accettòdi traghettarla in cambio dell'anello.Arrivata all'isola gli dèi stavano mangiando alla presenza del Signore Universale. Essa attraverso lo sua forza magica si trasformò in una bellissima e splendida fanciulla per poter meglio avvi-cinare Seth.
Spacciatasi per una povera vedova, chiese al dio come comportarsi con lo straniero che aveva malmenato suo figlio, preso il posto da pastore e tutto il suo bestiame Seth affascinato e preso in inganno emetterà una sentenza, a suo sfavore dinanzi a Ra.

Accortosi disse: Fa' condurre Anti, il traghettato re, e egli sia data una grande punizione.
Chiamato Anti dinanzi al pesedjet, gli venne tolta la parte anteriore dei piedi e sostituita con artigli (Anti-colui che ha gli artigli) gli si fece giurare riguardo l'anello d'oro avuto da Iside:" L'oro sia per causa mia, un oggetto di abominio per la mia città" (Nella città di Anteopoli l'oro era interdetto anche a livello rituale).
In un testo commemorativo della XVII' dinastia, troviamo un riferimento importante di un anello d'oro che Tutmosi (1504 - 1450 a.C.) diede in dono ad Amenemheb, suo fedele guerriero, il quale, ci informa che: Combattei mano a mano davanti al re, e riportai mano a mano. Mi dette l'oro dell'onore e due anelli d'oro.

Il testo ci fa notare che oltre a vari moniti, statuette, le famose mosche d'oro, ovvero, le decorazioni più ambite, il re donava i due anelli d'oro ciò a significare il conferimento di prerogative nobili e reali.
Lo stesso significato ha l'anello d'oro che H Faraone regalò a Giuseppe dopo che egli spiegò il valore simbolico dei suoi sogni in cui sette vacche grasse venivano mangiate da sette vacche magre, e che sette spighe stente divoravano sette spighe granite e piene.



L'Anello dell'Onore

Ma proseguiamo nella nostra ricerca trattando del giovane Faraone Ramesess II il quale, trovandosi a Tebe, ed essendo vacante la carica di Primo Profeta " colui che conosce tutti i segreti" ufflciò personalmente i riti previsti indossando" la veste di stelle" tempestata di lapislazzuli.
Terminata la festa di Opet, Ramesess II si imbarcò per risalire il Nilo, fermatosi prima ad Abydos proseguì per This l'antica Tanit capitale dell' VIII nomos già sede dei re dell'Antico Regno e, in questa città, contro ogni consuetudine, in un ambiente diverso da quello tradizionale che era Karnak, il Re scelse il Primo Profeta (lo "Zafnat Paneah") .
Tale carica venne affidata a Nabunene Gran Sacerdote a Thinis del dio Anher, dio guerriero di antichissime origini. che i Greci identificheranno con il dio Ares.
Dall'epigrafe incisa sulla tomba di Nabunenef a Kurma leggiamo: "...Sua Maestà diede a Nabunenef i due anelli d'oro e il suo bastone d'oro e d'argento: egli fu nominato Primo Profeta di Amùn.

L"Anello"possedeva un potere apotropaico e serviva per proteggere il Re.
Se, invece, egli lo regalava, la divina protezione si estendeva sino a colui che lo riceueua, essendo sia il simbolo del disco solare sia del suo percorso durante le uentiquattro re.
Tale simbolo dell' "Eternità" aveva l'equivalente nel geroglifico stilizzato di un cerchio formato da una corda annodata con delle foglie di palma, il cui magico nodo possedeva un grande valore protettiuo ed era identificato con la divinità astratta Hehu, il simbolo dell'infinità del tempo, dell'immensità e del ciclo perenne della natura.
Il nodo tratteneua la forza magica dello shen: " lo sono il Nodo del Destino Cosmico celato nell' albero sacrosanto".
Shenu deriva dal verbo "Shinr" ovvero "circondare".

L'anello era, dunque, destinato a contenere i due nomi più importanti del re, il primo, era il nome del trono che lo desi-gnava re dell'Alto e del Basso Egitto, il secondo era il nome di nascita preceduto dal titolo" Figlio di Rà".
Man mano che altri attributi gli venivano dati lo shen, prendeva una forma ellittica lunga ed ovale, racchiudendo così l'autorità del re sul mondo intero.
Troviamo lo shen raffigurato spesso tra gli animali divini, un esempio ne è il falco in uolo, nel tempio di Edfu, dedicato ad Horus, sullo schienale del trono di cedro di Tutankhamon, oppure, tra gli artigli della dea tebana Mwt, Mut "la Madre", "Occhio di Rà" nella sua raffigurazione di avvoltoio.
Nephtys sovrana delTempio ed Iside magnetizzano il segno dello shen, il quale, permetterà al possessore di evitare la dissociazione provocata dalle forze negative.
Le dee sono istallate sul segno dell'oro, materiale con cui è costruito il trono degli dèi.
In una raffigurazione delle due dee trouiamo tra le loro ali, euocatrici del movimento uitale, il simbolo dello shen, vero e proprio" anello di potere" la cui corda annodata e tesa lo identifica come il simbolo perfetto di coerenza.
L'amuleto con lo shen, veniva posto sul corpo del defunto con l'intenzione di fornirgli una nuova città.

Un Amuleto contro il Male

Gli anelli con cui gli Egizi amavàno adornarsi, portandoli a volte su varie dita, non avevano solo lo scopo di ornamento ma erano, soprattutto, dei piccoli talismani realizzati nei più vari materiali, dall'oro al ferro, al quarzo ed anche in smalto. Le fedi consistevano in un sottile filo di metallo o in un cerchietto semplice doppio o triplo.
Nel Medio e Nuovo Regno erano molto diffusi, gli anelli fatti a corona con motivi di Uraer, certamente legati alla dea Uto e a Nekbeth, spesso collegati alla luce solare, dunque, il loro metallo non poteva che essere l'0ro.
Altra forma di anello-amuleto era quello girevole sul quale poteva essere montato longitudinalmente uno scarabeo, oppure, con l'occhio Udjat che era di altissima prote-zione.
Anelli dell'Anno Nuovo venivano donati in tale occasione per augurare buona fortuna, in questa occasione, i geroglifici venivano incisi nell'incastonatura.
Gli anelli in ferro appartenevano alla costellazione dell'Orsa Maggiore, considerati di origine celeste permettevano
l'ascensione al cielo: una leggenda narra, infatti, che tale materiale era l'emanazione del dio Seth.
Quelli con le varietà di diaspro rosso erano collegati al nodo della Vita, ed erano, chiamati " Nodo di Isis": " E' il Tuo sangue, Isis. E' il tuo potere magico Isis...".

Gli anelli con lapislazzuli il cui minerale ueniva definito "gioia" servivano per allontanare il male, la pietra evocava l'associazione all'acqua primordiale ed alla notte cosmico, legata inoltre ad alcune divinità era simbolo di giouinezza e di uigore rigeneratore.
Alla dea Hathor erano collegati gli anelli con il turche-se, simbolo di speranza e di rinnovamento, a questa pietra venivano, infatti, associate altre divinità-madri celesti.
Molto diffusi erano gli anelli con pietre verdi essendo il colore dell'universo vegetale, simbolo di fertilità, di vita e di resurrezione, tanto amato dagli Egizi.

Rari gli anelli in rame, gli egiziani associavano a questo metallo divinità guerriere, come per esempio l'arpione di rame di Horus che lotta contro l'ippopotamo.
Stessa cosa era per gli anelli in argento connessi alla luna ed al mito dell'eterna giovinezza,i testi religiosi affermano che le ossa degli dèi erano fatte d'argento.
Vari erano i nodi magici sugli anelli. ma quello portato volentieri dalle donne era il "sa" legato alla dea Ta Urt-Toeri," La Grande".
In lapislazzuli, in oro ed in corniola era l'Occhio di Horo che tra smetteva i benefici di forza, vigore, protezione, si
curezza e buona salute. Gli anelli con lo scarabeo avevano larga diffusione inoltre erano realizzati con montature in oro, disposti orizzontalmente.

L'Anello dell'Immortalita'

Da un papiro magico greco, tradotto da Goodwin, troviamo che numerose e solenni cerimonie venivano compiute sullo scarabeo prima di indossarlo. Ma c'erano altri modi per utilizzare gli i anelli come troviamo nel "Rituale dell'lmbalsamazione" ove viene descritta la mummificazione delle mani. La mano sinistra veniva stesa su di una benda di lino, e sopra veniva fatto passare un'anello, quindi veniva ricoperta con trentasei sostanze rappresentanti gli aspetti di Osiride.
Una striscia di lino piegata sei volte su cui erano effigiati Iside e Hapi la avvolgeva.
Un simile trattamento era riservato anche alla mano destra sulle cui bende erano raffigurati Rà e Amsu.
L'anello veniva fatto passare su entrambi le mani in modo di assicurarle la protezione divina.
Nella tomba di Tutankhamon furono trovati a profusione moltissimi anelli sulla sua mummia due anelli di calcedonio verde, un anello con uno scarabeo in turchese, l'altro doppio, con due raffigurazioni dell'" ureo" incastonato in pasta vitrea.

Tra gli anelli più importanti c'è un anello in oro massiccio a forma di cartiglio sul quale è ritratto il re inginocchiato sul segno "neb" che offre sacrifici alla dea Maat.
Sopra la testa di Tutankhamon il falco sacro con lo shen: l'altro anch' esso di grande importanza è in oro incastonato di vetro blu con al centro una barca accompagnata dalle scimmie del dio Thot.
Restando in ambito amarniano,in un dipinto troviamo Akhenaton che getta un anello ad Aj.
Da quello che abbiamo sin qui genericamente citato si evince che gli anelli egizi oltre ad essere doni offerti come ricompensa dal re ai suoi sudditi, erano segno simbolico di eternità nel quale il nome di colui che vi era iscritto avrebbe vissuto nell'infinità del tempo.

GRAAL: HITLER & Co.


Nel 1934 Heinrich Himmler, braccio destro di Hitler, realizzò il sogno che aveva accarezzato fin dalla sua infanzia: imitare la corte di Re Artù e dei suoi nobili cavalieri. Il 27 luglio 1934 affittava pertanto il castello di Wewelsburg (canone annuo: un marco!), una fortezza sassone posta su di un rilievo montuoso sul fiume Alme, dove dette sfogo alla sua fantasia. Qui i suoi 12 Obérgruppenfurer migliori (i comandanti da battaglione delle SS), si riunivano in un salone lungo 35 metri e
largo 15 attorno ad una tavola di quercia massiccia, I seduti su altrettante poltrone rivestite in pelle di cinghiale, recanti ciascuna la targhetta d'ottone con indicato il nome del "paladino". Nei sotterranei, in una stanza dalle pareti spesse un metro e ottantacinque centimetri, si celava il lugubre sacrario dell'Ordine. Al centro della sala, in un pozzetto contornato da 12 colonne, una coppa di pietra serviva a bruciare lo stemma di ogni "paladino" morto sul campo. Ogni allusione al ciclo dei cavalieri della Tavola Rotonda non era casuale.

Il castello divenne anche la sede della scuola di formazione dei Fuhrer SS e della RUSHA, il famigerato ufficio per la razza che dava impulso alle ricerche archeologiche finalizzate alla ricerca dell'eredità dei "Progenitori Tedeschi. Consolidato il suo potere ed il suo ascendente su Hitler, Himmler sguinzagliò "commandos" di studiosi nei paesi occupati militarmente dalla Germania alla ricerca delle "reliquie" legate al Cristianesimo della prima ora.
Si circondò di archeologi e studiosi come Karl Maria von WIligut, suo esperto personale di religioni, specializzato in tradizioni germaniche pagane, ideatore di alcune spedizioni in Scandinavia, nella Polonia del nord e nelle pianure della Russia, alla ricerca di testimonianze archeologiche significative per l'ideologia nazista. Pezzi archeologici, reliquie vere e cianfrusaglie iniziarono così ad affluire nei musei della Germania, perfino la Lancia di Longino (in realtà, una lancia di epoca Carolingia appartenuta a Carlo Magno), portata a Norimberga dalla Weltliche Schatz Kammer 'di Vienna, dov' era stata conservata fino ad allora e dove ancora oggi si trova.

L'ARCHEOLOGIA NAZISTA

Questo interesse dei nazisti per le sante reliquie legate alla "cerca del Graal" , aveva una lunga storia alle spalle. Dopo il Trattato di Versailles, in Germania si era affermata una corrente di studi archeologici detta "Siedlungsarchaeologie", o "archeologia d'insediamento", un metodo che cercava di stabilire le correlazioni tra le "stirpi" e le loro aree d'occupazione, sulla base dei materiali ritrovati nei corredi funerari. L'interesse degli studiosi per il medioevo tedesco risaliva agli umanisti tedeschi, cui si devono scoperte come i corni d'oro di Gallehus a Tondern, tra il 1639 ed il 1734, e la ricca tomba di Childerico a Toumai, in Belgio, nel 1633.
Nei primi anni dell'Ottocento prese il via anche l'indagine sui castelli e sulle tombe dell'alto medioevo, in seguito all'affermarsi del forte sentimento nazionalista pan-germanico. Lo studio dei popoli tedeschi nell'età delle emigrazioni, la preistoria e la protostoria, ebbero comunque un notevole impulso quando la Società Tedesca di Preistoria, nel 1933, fu sovvenzionata dal partito nazional-socialista.
La Società cambiò nome, diventando la "Lega del Reich per la Protostoria tedesca", annoverando tra le file dei suoi studiosi personaggi di risalto dell'archeologia dell'epoca, alcuni dei quali produssero pericolose teorie razziste, come nel caso della disputa sorta sull' origine razziale della Polonia e della Slesia. Kossinna, predecessore dell' archeologia nazista, è considerato l'ideatore dell'Archeologia dell'insediamento. Questo orientamento di ricerca eercava di stabilire delle coincidenze tra "stirpi", le loro aree di occupazione ed i reperti materiali, confrontando i corredi funebri.



LA PREISTORIA EROICA

Ciò non significa che tutta l'archeologia del pèriodo nazista sia da rifiutare in blocco, né che era soltanto finalizzata ed asservita alle idee razziali di partito. Ancora oggi restano fondamentali, nel campo degli studi preistorici, i lavori condotti negli anni '30 da P. Paulsen o quelli di J.Werner nel campo dell'archeologia longobarda, mentre molti altri storici furono sfruttati in buona fede.
Tuttavia, con il nazismo acquistò rilievo la ricerca archeologica sui popoli germanici dell' età delle migrazioni (che nell' ordinamento tedesco fa parte dell' archeologia pre e protostorica). Furono date ingenti sovvenzioni dal Partito alla "Lega del Reich per la Preistoria Tedesca". Lo stesso Himmler fu curatore e presidente dell' associazione "Deutsche Ahnenerbe" ("Eredità dei Progenitori Tedeschz") fondata nel 1937 e sovvenzionatrice di scavi e ricerche. "Durante la seconda guerra mondiale - è stato scritto - l'occupazione dell'Ucraina, della Polonia, della Cecoslovacchia e della Russia spinsero l'efficiente macchina nazista ad unire depredazioni di musei a campagne di scavo nei territori invasi".
Nella sfera della ricerca sul campo si segnalano le indagini di Jankuhn (direttore dell'Istituto di Preistoria di Rostock) e Paulsen (docente di preistoria a Berlino), uno dei maggiori specialisti dell'archeologia delle invasioni barbariche.

Nel 1930 Herbert Jankuhn iniziò a sua volta l'esplorazione della città fortificata di Hedeby, un insediamento abbandonato del nord della Germania (presso Schleswig). La necessità di ingenti capitali per finanziare queste ricerche portò molti archeologi, tra questi Jankuhn, ad aderire all'ideologia nazista. Ed alcuni di loro, in buona o in cattiva fede, cercarono di ottenere risultati da offiire alle richieste di Himmler.

LA TAVOLA ROTONDA DI HIMMLER

A Himmler mancava, infatti, l'oggetto che apparteneva alla più bella tradizione del nord, dopo la saga dei Nibelunghi: il Graal.
Egli voleva dimostrare al Cattolicesimo europeo che anche la tradizione era con la Germania, così come un tempo i Catari della Francia Meridionale s'erano opposti al papato possedendo (almeno si diceva) la santa reliquia.
Diversi studiosi ed archeologi nazisti, prima della guerra, cercarono in Europa il Graal, ambìto oggetto della Cristianità, non facendo caso al fatto che, tutto sommato, la tradizione dei racconti della Tavola Rotonda era stata prodotta da un mito "semita". Studiando il romanzo di Wolfram von Eschenbach (scritto circa nel 1210) ci si accorge, infatti, che molti riferimenti alla "Cerca" portano gli inequivocabili segni di un' origine giudaica. Già nelle prime pagine del suo lavoro Wolfram spiegava d'aver scritto il libro dietro suggerimento di un certo Kyotde Provence, il quale aveva ricevuto a sua volta notizia di questa storia da un misterioso personaggio chiamato Flegetanis, un pagano che si diceva discendente di Salomone.
Kyot de Provence era in realtà Guiot de Provins, un monaco trovatore che godeva della fiducia dei Templari, noto anche per i suoi scritti sarcastici sulla Chiesa e per le sue lodi al Tempio.
Nel 1184 Guiot era a Mayence, in Germania, durante la Pentecoste quando l'imperatore Federico Barbarossa investì cavalieri i suoi figli. E in quest' occasione che Guiot incontrò Wolfram, al quale confidò la storia della "Cerca", scritta forse a "quattro mani".

Ebbene, nel testo di Wolfram, Parsival dichiara d'avere sangue ebreo nelle vene poiché si dice discendente di Giuseppe d' Arimatea. Il Graal, diceva Wolfram, aveva il potere di creare re.
Non a caso Parsifal trova la reliquia nel castello del "Re Pescatore", la cui famiglia era la custode del Graal. Ma le sorprese continuano.
La stessa famiglia del Re Pescatore ha origini ebraiche, poiché in essa compaiono nomi come quello di un certo Laziliez (che fa pensare derivi da Lazzaro, fratello di Marta e Maria) i cui genitori, Mazadan e Terdelaschoye, hanno anche loro nomi sospetti. Mazadan potrebbe essere derivato da Masada, la montagna presso il Mar Morto sulla quale un pugno di Ebrei, nel 68 a.c., combatté l'ultima disperata battaglia per l'indipendenza contro i Romani. Terdelaschoye, invece, pare davvero il nome francesizzato di "Terre de la Choix", la "Terra della Scelta" o la "Terra Prescelta". Parsifal dichiara, infine, d'essere nato nel Waleis, a Scaudone o Sinadon. Si potrebbe pensare che i due luoghi si riferiscano rispettivamente al Galles (Wales) ed a Snowdonia. Ma, a cercare bene negli atlanti, si scopre invece che il riferimento di Wolfram (o di Guiot) indica il Vallese, in Svizzera, mentre Sinadon altro non era che l'antico nome (Sindonensis) dell'attuale Sion, capitale del Vallese, nel Parsifal non ora svizzero, ma ebreo, come tutti coloro che (Artù escluso) avevano a che fare con il Graal! Il mito che la Germania nazista considerava il retaggio della più pura tradizione celtico-germanica era dunque inquinato, sospettato d'essere giudaico.



L'ORIGINE DI UN MITO

Himmler fu dunque tratto in inganno dalle apparenti origini teutoniche del mito. Non a caso, il regista R. Torpe, sceneggiando questa leggenda, l'ambientò in una Inghilterra del XV secolo, ispirandosi ad un' edizione tarda della storia sulla "Cerca" del Graal. Nel 1400, infatti, Thomas Malory rimaneggiò i lavori di Chrétien de Troyes ("Percevalou le conte du Graaf'), di Robert de Boron e di Wolftam von Eschenbach, scrivendo un romanzo che è ancora oggi la versione più letta e ristampata nel mondo anglosassone. La deviazione dai significati primitivi di questo mito nacque, dunque, quando al Graal fu associato Artù, od Artorius, personaggio esistito, pare, nel IV secolo d.c. nel Somerset, dove capeggiò la difesa del sud dell'Inghilterra dall'invasione sassone.

Malory scrisse che a Camelot (il castello di Artù di volta in volta identificato in luoghi diversi nel sud della Gran Bretagna e persino in Francia) s'iniziò la "Cerca" del sacro Graal, nella Pentecoste del 454. Quel giorno, i cavalieri d'Artù trovarono sui loro dodici seggi il proprio nome. Il tredicesimo posto (detto "pericoloso") era destinato a Galahad, cavaliere senza macchia, il quale, quello stesso giorno, riuscì a sfilare una spada da una roccia arenatasi sulle sponde del lago nei pressi di Camelot. Quella sera - continua la storia maloryana - mentre i cavalieri erano riuniti attorno alla tavola rotonda, comparve il Graal in una luce abbagliante. I cavalieri furono investiti da questa luce, poi la misteriosa reliquia scomparve nel nulla così com'era venuta.

Da quel momento, la "Cerca" iniziava. Soltanto tre cavalieri, Galahad, Parsifal e Bohor, potranno rivedere il Graal conservato in un castello dove vivevano due re, il "Re Ferito" ed il "Ricco Re Pescatore". Himmler copiò dunque da questa versione la scenografia per il castello di Wewelsburg, non accorgendosi che anche questo racconto, per quanto "nordicizzato", nascondeva una beffa. Basta notare che la "Cerca" inizia il giorno della Pentecoste, per sospettare l'ennesimo scherzo di Guiot de Province. Forse lui e Wolftan von Eschenbach avevano scelto proprio quel giorno, dopo la Pasqua, perché nella tradizione cristiana in quella data lo Spirito Santo era sceso sugli Apostoli, come il Graal sui Paladini. Ma la Pentecoste è anche una festa ebraica che commemora la legge divina data a Mosè sul Monte Sinai, dopo la liberazione dall'Egitto!

I PROTOCOLLI DI SION

La storia del Graal diventava quindi un documento simile ai famigerati "Protocolli degli Anziani di Sion", un falso documento creato per dimostrare che gli Ebrei, da lungo tempo, "cospiravano per rovinare e dominare il resto del genere umano". Pubblicati e diffusi in tutta Europa, i "Protocolli", come un tempo era accaduto alla storia della "Cerca" del Graal, godettero di un incredibile credito nella Germania nazionalista che andava rispolverando le proprie origini guerriere, essendo anche utilizzati da Goebbels per appoggiare la propaganda antisemita.
I "Protocolli" furono persino causa di delitti politici "ritualizzati". Ad esempio, nel giugno del 1922, a Berlino fu assassinato il Ministro degli esteri tedesco Walther Rathenau perché, oltre ad essere ebreo, era ritenuto uno degli "Anziani di Sion", cioè uno dei capi della presunta cospirazione anti-germanica.

Dal processo agli assassini di Rathenau, emerse che l'uomo era stato ucciso per essere offerto in sacrificio al dio Sole dell' antica religione germanica. Il delitto avvenne, difatti, il giorno del solstizio d'estate, come in un antico rito pagano, ed alla notizia della morte del ministro molti giovani nazionalisti tedeschi celebrarono sulle colline sia la ricorrenza astronomica, sia l'uccisione di un individuo che, a loro dire, "simbolizzava il potere delle tenebre". Giudaica o no, Himmler sapeva che la storia del Graal non era mai piaciuta troppo alla Chiesa, parlando di un oggetto attorno al quale si creavano coalizioni che potevano eclissare il potere del Papa. Basti ricordare che, nonostante gli sforzi di Himmler per indottrinare col neo-paganesimo le sue SS, queste restarono fedeli alla confessione evangelica per il 54,2% ed alla religione cattolica per il 23,7%!
Resta anche il fatto che la lucida follia di Himmler portò nell'Occitania Catara i soldati dell'ennesimo ordine "monastico", l'Ordine Nero delle SS, ancora una volta alla ricerca del Graal. Uno di questi ricercatori della sacra reliquia sarà Otto Rahn, nella cui misteriosa vita, quanto nella sua enigmatica morte, è racchiusa tutta l'essenza di una forsennata ricerca che vedeva l'ombra della svastica allungarsi pericolosamente sulla più esoterica tradizione del mondo cristiano.

di Vittorio Di Cesare

venerdì 7 novembre 2008

PIOGGIA NUCLEARE sull'ARMATA ROSSA.....

La "mente" dell'ennesimo genocidio del regime comunista sovietico nei confronti della propria gente, non poteva essere che il sanguinario compagno Stalin il quale, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, spaventato a morte dalla potenza bellica statunitense culminata col lancio delle due atrocemente famose bombe atomiche sulle citta' giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, ordino' agli scienziati sovietici di fare tutto il possibile e soprattutto l'impossibile affinche' anche l'Unione Sovietica potesse disporre della bomba atomica nel minor tempo possibile. Il divario venne colmato nel giro di 4 anni e dopo alcune sperimentazioni in zone deserte dell'Urss, gia' dopo la morte di Stalin avvenuta nel marzo del 1953, il regime comunista sovietico ebbe la brillante idea di sperimentare la bomba atomica durante un'esercitazione di guerra al fine di poter stabilire in che modo le radiazioni avrebbero potuto influire sia sulle truppe d'attacco che quelle di difesa. Fu cosi' che a 45.000 soldati ed ufficiali di 212 reparti dell'Armata Rossa, ovviamente tenuti all'oscuro dei reali scopi dell'esercitazione, venne ordinato a quattro mesi dall'esperimento, di accamparsi nella zona circostante il poligono di Tozk, una piccola cittadina non lontana dalla citta' di Orienburg nella zona meridionale della Russia, scelto tra l'altro per la somiglianza dell'ambiente circostante a quello tipico dell'Europa occidentale. Gli abitanti delle zone limitrofe vennero evacuati a 50 chilometri dal poligono e l'operazione fu affidata al famoso maresciallo Zhukov, ovviamente al riparo in una casamatta blindata ad un paio di chilometri dall'epicentro, famoso non solo per la presa di Berlino, ma anche e soprattutto per i disumani metodi da lui usati durante la guerra, i piu' famosi dei quali l'utilizzo della fanteria lungo i campi minati tedeschi per spianare la strada ai carri russi, nonche' l'ordine da lui personalmente firmato che prevedeva la repressione dei familiari dei soldati dell'Armata Rossa fatti prigionieri soprattutto a causa di errori da parte dello Stato maggiore, da lui personalmente comandato. E cosi' il 14 settembre 1954, alle ore 9,33, un aereo dell'aviazione sovietica sgancio' la bomba atomica, chiamata "Tatianka", da un'altezza di 8000 metri. La potenza devastante della bomba, secondo i dati attualmente in possesso degli storici russi, era equivalente a 40 kiloton, cioe' almeno due volte superiore a quelle americane sganciate su Hiroshima e Nagasaki. "Tatianka" esplose ad un'altezza di 350 metri dal suolo, a 280 metri dal punto prefisso in partenza e dopo circa cinque minuti dall'esplosione venne dato il segnale che decretava l'inizio dell'operazione, con lo sfondo di un paesaggio completamente in fiamme e devastato dalla potenza dell'esplosione. A circa 10 chilometri dall'epicentro dello scoppio, dotati di semplice maschera a gas e con la totale assenza di personale medico, i "difensori" avevano il compito di provare su di se' gli effetti delle radiazioni nucleari nelle trincee da loro stessi in precedenza scavate, mentre gli "attaccanti" dovevano attraversare l'epicentro dello scoppio per poi prendere d'assalto le posizioni dei reparti di difesa, mentre in cielo, aerei militari sovietici volavano in tutte le direzioni possibili attraverso e intorno al fungo atomico. Pare che quel giorno il quantitativo di mezzi militari usati, carri, aerei, mortai, cannoni, e di bombe e razzi fatti esplodere, fosse addirittura superiore a quelli corrispondenti l'assalto a Berlino nel maggio del 1945. Tre giorni dopo, il 17 settembre, l'organo ufficiale del partito comunista sovietico, il giornale "Pravda", pubblico' la nota ufficiale della TASS relativa all'esperimento nucleare su cittadini sovietici, che recitava: "In relazione ai programmi di ricerca scientifica e ai lavori di sperimentazione, tre giorni fa in Unione Sovietica e' stato sperimentato un nuovo tipo di bomba nucleare. I risultati dell'esperimento sono altamente positivi e aiuteranno considerevolmente gli scienziati e gli ingegneri sovietici a risolvere la questione della difesa della nazione da attacchi nucleari". Sulle conseguenze dell'esperimento nemmeno una parola. A proposito dell'esperimento nucleare, va detto innanzitutto che i risultati furono contrassegnati dal timbro "segreto di stato" e che tutte le 45.000 cavie umane furono costrette a firmare un documento secondo il quale giuravano allo stato sovietico di non divulgare tale segreto per i 25 anni a venire. Nemmeno i piu' stretti parenti di questi soldati ed ufficiali sovietici avrebbero dovuto essere al corrente dell'accaduto. Inoltre, gli archivi dell'ospedale della citta' di Tozk relativi al periodo 1954-1980 furono distrutti su ordine del partito comunista sovietico.