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lunedì 10 novembre 2008

GRAAL: HITLER & Co.


Nel 1934 Heinrich Himmler, braccio destro di Hitler, realizzò il sogno che aveva accarezzato fin dalla sua infanzia: imitare la corte di Re Artù e dei suoi nobili cavalieri. Il 27 luglio 1934 affittava pertanto il castello di Wewelsburg (canone annuo: un marco!), una fortezza sassone posta su di un rilievo montuoso sul fiume Alme, dove dette sfogo alla sua fantasia. Qui i suoi 12 Obérgruppenfurer migliori (i comandanti da battaglione delle SS), si riunivano in un salone lungo 35 metri e
largo 15 attorno ad una tavola di quercia massiccia, I seduti su altrettante poltrone rivestite in pelle di cinghiale, recanti ciascuna la targhetta d'ottone con indicato il nome del "paladino". Nei sotterranei, in una stanza dalle pareti spesse un metro e ottantacinque centimetri, si celava il lugubre sacrario dell'Ordine. Al centro della sala, in un pozzetto contornato da 12 colonne, una coppa di pietra serviva a bruciare lo stemma di ogni "paladino" morto sul campo. Ogni allusione al ciclo dei cavalieri della Tavola Rotonda non era casuale.

Il castello divenne anche la sede della scuola di formazione dei Fuhrer SS e della RUSHA, il famigerato ufficio per la razza che dava impulso alle ricerche archeologiche finalizzate alla ricerca dell'eredità dei "Progenitori Tedeschi. Consolidato il suo potere ed il suo ascendente su Hitler, Himmler sguinzagliò "commandos" di studiosi nei paesi occupati militarmente dalla Germania alla ricerca delle "reliquie" legate al Cristianesimo della prima ora.
Si circondò di archeologi e studiosi come Karl Maria von WIligut, suo esperto personale di religioni, specializzato in tradizioni germaniche pagane, ideatore di alcune spedizioni in Scandinavia, nella Polonia del nord e nelle pianure della Russia, alla ricerca di testimonianze archeologiche significative per l'ideologia nazista. Pezzi archeologici, reliquie vere e cianfrusaglie iniziarono così ad affluire nei musei della Germania, perfino la Lancia di Longino (in realtà, una lancia di epoca Carolingia appartenuta a Carlo Magno), portata a Norimberga dalla Weltliche Schatz Kammer 'di Vienna, dov' era stata conservata fino ad allora e dove ancora oggi si trova.

L'ARCHEOLOGIA NAZISTA

Questo interesse dei nazisti per le sante reliquie legate alla "cerca del Graal" , aveva una lunga storia alle spalle. Dopo il Trattato di Versailles, in Germania si era affermata una corrente di studi archeologici detta "Siedlungsarchaeologie", o "archeologia d'insediamento", un metodo che cercava di stabilire le correlazioni tra le "stirpi" e le loro aree d'occupazione, sulla base dei materiali ritrovati nei corredi funerari. L'interesse degli studiosi per il medioevo tedesco risaliva agli umanisti tedeschi, cui si devono scoperte come i corni d'oro di Gallehus a Tondern, tra il 1639 ed il 1734, e la ricca tomba di Childerico a Toumai, in Belgio, nel 1633.
Nei primi anni dell'Ottocento prese il via anche l'indagine sui castelli e sulle tombe dell'alto medioevo, in seguito all'affermarsi del forte sentimento nazionalista pan-germanico. Lo studio dei popoli tedeschi nell'età delle emigrazioni, la preistoria e la protostoria, ebbero comunque un notevole impulso quando la Società Tedesca di Preistoria, nel 1933, fu sovvenzionata dal partito nazional-socialista.
La Società cambiò nome, diventando la "Lega del Reich per la Protostoria tedesca", annoverando tra le file dei suoi studiosi personaggi di risalto dell'archeologia dell'epoca, alcuni dei quali produssero pericolose teorie razziste, come nel caso della disputa sorta sull' origine razziale della Polonia e della Slesia. Kossinna, predecessore dell' archeologia nazista, è considerato l'ideatore dell'Archeologia dell'insediamento. Questo orientamento di ricerca eercava di stabilire delle coincidenze tra "stirpi", le loro aree di occupazione ed i reperti materiali, confrontando i corredi funebri.



LA PREISTORIA EROICA

Ciò non significa che tutta l'archeologia del pèriodo nazista sia da rifiutare in blocco, né che era soltanto finalizzata ed asservita alle idee razziali di partito. Ancora oggi restano fondamentali, nel campo degli studi preistorici, i lavori condotti negli anni '30 da P. Paulsen o quelli di J.Werner nel campo dell'archeologia longobarda, mentre molti altri storici furono sfruttati in buona fede.
Tuttavia, con il nazismo acquistò rilievo la ricerca archeologica sui popoli germanici dell' età delle migrazioni (che nell' ordinamento tedesco fa parte dell' archeologia pre e protostorica). Furono date ingenti sovvenzioni dal Partito alla "Lega del Reich per la Preistoria Tedesca". Lo stesso Himmler fu curatore e presidente dell' associazione "Deutsche Ahnenerbe" ("Eredità dei Progenitori Tedeschz") fondata nel 1937 e sovvenzionatrice di scavi e ricerche. "Durante la seconda guerra mondiale - è stato scritto - l'occupazione dell'Ucraina, della Polonia, della Cecoslovacchia e della Russia spinsero l'efficiente macchina nazista ad unire depredazioni di musei a campagne di scavo nei territori invasi".
Nella sfera della ricerca sul campo si segnalano le indagini di Jankuhn (direttore dell'Istituto di Preistoria di Rostock) e Paulsen (docente di preistoria a Berlino), uno dei maggiori specialisti dell'archeologia delle invasioni barbariche.

Nel 1930 Herbert Jankuhn iniziò a sua volta l'esplorazione della città fortificata di Hedeby, un insediamento abbandonato del nord della Germania (presso Schleswig). La necessità di ingenti capitali per finanziare queste ricerche portò molti archeologi, tra questi Jankuhn, ad aderire all'ideologia nazista. Ed alcuni di loro, in buona o in cattiva fede, cercarono di ottenere risultati da offiire alle richieste di Himmler.

LA TAVOLA ROTONDA DI HIMMLER

A Himmler mancava, infatti, l'oggetto che apparteneva alla più bella tradizione del nord, dopo la saga dei Nibelunghi: il Graal.
Egli voleva dimostrare al Cattolicesimo europeo che anche la tradizione era con la Germania, così come un tempo i Catari della Francia Meridionale s'erano opposti al papato possedendo (almeno si diceva) la santa reliquia.
Diversi studiosi ed archeologi nazisti, prima della guerra, cercarono in Europa il Graal, ambìto oggetto della Cristianità, non facendo caso al fatto che, tutto sommato, la tradizione dei racconti della Tavola Rotonda era stata prodotta da un mito "semita". Studiando il romanzo di Wolfram von Eschenbach (scritto circa nel 1210) ci si accorge, infatti, che molti riferimenti alla "Cerca" portano gli inequivocabili segni di un' origine giudaica. Già nelle prime pagine del suo lavoro Wolfram spiegava d'aver scritto il libro dietro suggerimento di un certo Kyotde Provence, il quale aveva ricevuto a sua volta notizia di questa storia da un misterioso personaggio chiamato Flegetanis, un pagano che si diceva discendente di Salomone.
Kyot de Provence era in realtà Guiot de Provins, un monaco trovatore che godeva della fiducia dei Templari, noto anche per i suoi scritti sarcastici sulla Chiesa e per le sue lodi al Tempio.
Nel 1184 Guiot era a Mayence, in Germania, durante la Pentecoste quando l'imperatore Federico Barbarossa investì cavalieri i suoi figli. E in quest' occasione che Guiot incontrò Wolfram, al quale confidò la storia della "Cerca", scritta forse a "quattro mani".

Ebbene, nel testo di Wolfram, Parsival dichiara d'avere sangue ebreo nelle vene poiché si dice discendente di Giuseppe d' Arimatea. Il Graal, diceva Wolfram, aveva il potere di creare re.
Non a caso Parsifal trova la reliquia nel castello del "Re Pescatore", la cui famiglia era la custode del Graal. Ma le sorprese continuano.
La stessa famiglia del Re Pescatore ha origini ebraiche, poiché in essa compaiono nomi come quello di un certo Laziliez (che fa pensare derivi da Lazzaro, fratello di Marta e Maria) i cui genitori, Mazadan e Terdelaschoye, hanno anche loro nomi sospetti. Mazadan potrebbe essere derivato da Masada, la montagna presso il Mar Morto sulla quale un pugno di Ebrei, nel 68 a.c., combatté l'ultima disperata battaglia per l'indipendenza contro i Romani. Terdelaschoye, invece, pare davvero il nome francesizzato di "Terre de la Choix", la "Terra della Scelta" o la "Terra Prescelta". Parsifal dichiara, infine, d'essere nato nel Waleis, a Scaudone o Sinadon. Si potrebbe pensare che i due luoghi si riferiscano rispettivamente al Galles (Wales) ed a Snowdonia. Ma, a cercare bene negli atlanti, si scopre invece che il riferimento di Wolfram (o di Guiot) indica il Vallese, in Svizzera, mentre Sinadon altro non era che l'antico nome (Sindonensis) dell'attuale Sion, capitale del Vallese, nel Parsifal non ora svizzero, ma ebreo, come tutti coloro che (Artù escluso) avevano a che fare con il Graal! Il mito che la Germania nazista considerava il retaggio della più pura tradizione celtico-germanica era dunque inquinato, sospettato d'essere giudaico.



L'ORIGINE DI UN MITO

Himmler fu dunque tratto in inganno dalle apparenti origini teutoniche del mito. Non a caso, il regista R. Torpe, sceneggiando questa leggenda, l'ambientò in una Inghilterra del XV secolo, ispirandosi ad un' edizione tarda della storia sulla "Cerca" del Graal. Nel 1400, infatti, Thomas Malory rimaneggiò i lavori di Chrétien de Troyes ("Percevalou le conte du Graaf'), di Robert de Boron e di Wolftam von Eschenbach, scrivendo un romanzo che è ancora oggi la versione più letta e ristampata nel mondo anglosassone. La deviazione dai significati primitivi di questo mito nacque, dunque, quando al Graal fu associato Artù, od Artorius, personaggio esistito, pare, nel IV secolo d.c. nel Somerset, dove capeggiò la difesa del sud dell'Inghilterra dall'invasione sassone.

Malory scrisse che a Camelot (il castello di Artù di volta in volta identificato in luoghi diversi nel sud della Gran Bretagna e persino in Francia) s'iniziò la "Cerca" del sacro Graal, nella Pentecoste del 454. Quel giorno, i cavalieri d'Artù trovarono sui loro dodici seggi il proprio nome. Il tredicesimo posto (detto "pericoloso") era destinato a Galahad, cavaliere senza macchia, il quale, quello stesso giorno, riuscì a sfilare una spada da una roccia arenatasi sulle sponde del lago nei pressi di Camelot. Quella sera - continua la storia maloryana - mentre i cavalieri erano riuniti attorno alla tavola rotonda, comparve il Graal in una luce abbagliante. I cavalieri furono investiti da questa luce, poi la misteriosa reliquia scomparve nel nulla così com'era venuta.

Da quel momento, la "Cerca" iniziava. Soltanto tre cavalieri, Galahad, Parsifal e Bohor, potranno rivedere il Graal conservato in un castello dove vivevano due re, il "Re Ferito" ed il "Ricco Re Pescatore". Himmler copiò dunque da questa versione la scenografia per il castello di Wewelsburg, non accorgendosi che anche questo racconto, per quanto "nordicizzato", nascondeva una beffa. Basta notare che la "Cerca" inizia il giorno della Pentecoste, per sospettare l'ennesimo scherzo di Guiot de Province. Forse lui e Wolftan von Eschenbach avevano scelto proprio quel giorno, dopo la Pasqua, perché nella tradizione cristiana in quella data lo Spirito Santo era sceso sugli Apostoli, come il Graal sui Paladini. Ma la Pentecoste è anche una festa ebraica che commemora la legge divina data a Mosè sul Monte Sinai, dopo la liberazione dall'Egitto!

I PROTOCOLLI DI SION

La storia del Graal diventava quindi un documento simile ai famigerati "Protocolli degli Anziani di Sion", un falso documento creato per dimostrare che gli Ebrei, da lungo tempo, "cospiravano per rovinare e dominare il resto del genere umano". Pubblicati e diffusi in tutta Europa, i "Protocolli", come un tempo era accaduto alla storia della "Cerca" del Graal, godettero di un incredibile credito nella Germania nazionalista che andava rispolverando le proprie origini guerriere, essendo anche utilizzati da Goebbels per appoggiare la propaganda antisemita.
I "Protocolli" furono persino causa di delitti politici "ritualizzati". Ad esempio, nel giugno del 1922, a Berlino fu assassinato il Ministro degli esteri tedesco Walther Rathenau perché, oltre ad essere ebreo, era ritenuto uno degli "Anziani di Sion", cioè uno dei capi della presunta cospirazione anti-germanica.

Dal processo agli assassini di Rathenau, emerse che l'uomo era stato ucciso per essere offerto in sacrificio al dio Sole dell' antica religione germanica. Il delitto avvenne, difatti, il giorno del solstizio d'estate, come in un antico rito pagano, ed alla notizia della morte del ministro molti giovani nazionalisti tedeschi celebrarono sulle colline sia la ricorrenza astronomica, sia l'uccisione di un individuo che, a loro dire, "simbolizzava il potere delle tenebre". Giudaica o no, Himmler sapeva che la storia del Graal non era mai piaciuta troppo alla Chiesa, parlando di un oggetto attorno al quale si creavano coalizioni che potevano eclissare il potere del Papa. Basti ricordare che, nonostante gli sforzi di Himmler per indottrinare col neo-paganesimo le sue SS, queste restarono fedeli alla confessione evangelica per il 54,2% ed alla religione cattolica per il 23,7%!
Resta anche il fatto che la lucida follia di Himmler portò nell'Occitania Catara i soldati dell'ennesimo ordine "monastico", l'Ordine Nero delle SS, ancora una volta alla ricerca del Graal. Uno di questi ricercatori della sacra reliquia sarà Otto Rahn, nella cui misteriosa vita, quanto nella sua enigmatica morte, è racchiusa tutta l'essenza di una forsennata ricerca che vedeva l'ombra della svastica allungarsi pericolosamente sulla più esoterica tradizione del mondo cristiano.

di Vittorio Di Cesare

AVVISTAMENTI UFO DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE.


Avvistamenti durante la seconda guerra mondiale

I Foo fighters, i razzi fantasma e le relazioni tra il Nazismo e gli UFO

La definizione UFO sarebbe stata coniata nel 1947 ma già durante la seconda guerra mondiale circolavano notizie di misteriose sfere volanti luminose segnalate un po' dovunque. Questi avvistamenti, che sui giornali passavano in secondo piano rispetto alle vicende del conflitto, avvenivano sia di notte che in pieno giorno, ed erano state segnalate dai piloti americani, dagli inglesi ma anche dai loro nemici giapponesi e tedeschi. Gli oggetti, battezzati dagli aviatori americani "foo-fighters", cioè "caccia infuocati", dimostravano caratteristiche assai superiori a quelle dei loro velivoli. Le credenziali degli osservatori fanno escludere, per la maggioranza dei casi, qualunque spiegazione di ordine naturale; al contrario, sebbene certi aspetti del fenomeno sembrino sfidare la logica, i dati e le testimonianze permettono di inserire simili avvistamenti in una indiscutibile realtà fisica, con precisi e comuni caratteristiche.

Erano corpi volanti di dimensioni generalmente modeste, in genere sferici, spesso irradianti una luminescenza diffusa di colore arancione che a tratti, però, poteva anche assumere dei toni varianti dall'arancione vivo al rosso, e poi al bianco, per riprendere la tipica colorazione giallo-arancione. I testimoni oculari concordavano: gli oggetti avevano una condotta intelligente e sembravano non avere atteggiamenti offensivi, ma diversi rapporti sottolineavano spesso la possibilità che questi apparecchi, più che pilotati, fossero comandati a distanza. La loro forma era, invariabilmente, sferica o sferoidale, ed erano silenziosi.

Avvistamenti su tutti i fronti

L'entrata in guerra degli Stati Uniti, ufficialmente avvenuta dopo l'attacco da parte dell'Aeronautica giapponese il 7 dicembre 1941, nella rada di Pearl Harbor (Hawaii), esponeva l'intera nazione a possibili ed improvvisi bombardamenti da parte dei nemici. Questa paura sembrava essersi concretizzata la notte del 25 febbraio1942, quando, verso le 2.30, Los Angeles fu scossa dal suono delle sirene d'allarme che violò il silenzio notturno. Alle 03:16 le batterie dell'artiglieria antiaerea (AAA) aprirono il fuoco contro alcuni velivoli non identificati, apparsi sul cielo periferico della città. Si trattava di due tipi di aeromobili: piccoli oggetti rossastri, dai riflessi argentei, che procedevano in formazione e ad altissima velocità (calcolata nell'ordine dei 29 mila km/ h), inquadrati dai fari della contraerea; e un velivolo di grandi dimensioni, anch'esso individuato dai riflettori delle postazioni semi-collinari di Culver City. Quest'ultimo veivolo venne centrato più volte ma non sembrava riportare danni, e quindi scomparve, dirigendosi verso Santa Monica e Long Beach, ad una velocità di circa 100 km l'ora. La contraerea rimase in funzione fino alle quattro del mattino.

Furono più di 1400 i colpi esplosi, ma nessun aeromobile risultava abbattuto e nessuna bomba venne sganciata dagli intrusi. Il "Los Angeles Times" riportò le fotografie degli oggetti sotto il fuoco di sbarramento dell'AAA. Il 26 febbraio il Generale Marshall informò il presidente Franklin D. Roosevelt dell'accaduto, precisando che lo spazio aereo degli USA era stato violato da almeno 15 velivoli "nemici", procedenti a quote comprese fra i 2700 e i 5400 metri e ad una velocità di almeno 320km/h. In realtà i dati non erano del tutto esatti, quelli segnalati dai radar non erano certamente aerei giapponesi. L'episodio, comunque, presenta molti lati oscuri. Fino al 1987 il Ministero della Difesa ha sempre negato nel modo più assoluto (nonostante la vasta eco della stampa dell'epoca) l'esistenza del "raid" del 1942 su Los Angeles, confermando implicitamente l'esistenza di risvolti riservati.

Tra il 1940 e il 1942, sul fronte cinese i piloti nipponici registrarono inquietanti presenze aeree, testimoniate da diversi documenti fotografici che mostrano oggetti volanti non identificati, luminosi od opachi. Gli oggetti furono visti e fotografati sulla regione della Manciuria e sul Mar della Cina, sempre in prossimità di formazioni di velivoli dell'Aeronautica Imperiale Nipponica. Sui Monti Suzuka, Giappone centrale, nel 1942 furono fotografati, ai lati di un gruppo di aerei del Sol Levante, due oggetti luminosi, la cui presenza rimase senza spiegazione. La foto più clamorosa fu scattata a Tientain sempre al 1942, provincia di Hopeh, nel nord della Cina. La foto fu scoperta diversi anni dopo da uno studente giapponese, Masujiro Kiryu, fra i ricordi fotografici del padre, allora combattente in Cina, che l'aveva comprata da un fotografo ambulante, testimone del fatto. Nell'immagine si riesce a distinguere un passante, in una strada piuttosto trafficata, probabilmente del centro di Tientsin, che indica un oggetto, dalla forma di disco volante, librato nel cielo.

Difficile pensare ad un fotomontaggio, ad un effetto ottico, ad un “abbaglio" della macchina fotografica. Inoltre, è proprio la dinamica dell'immagine che porta ad escludere qualsiasi spiegazione convenzionale per l'enigmatica manifestazione aerea, che si staglia, perfetta nella sua configurazione, nel cielo della città cinese.

In pieno deserto del Sahara, nell'Adrar-En-Ahnet, a soli 170 krn dal Tropico del Cancro, era situato un piccolo fortino sperduto e circondato da filo spinato: il campo d'Ouallen. Era stato costruito dai francesi sulle rovine di un'antica kasbah utilizzata per i bivacchi delle carovane del Sudan. Il 4 aprile del 1942 vi arrivò il capitano Le Prieur con una piccola guarnigione, proveniente dal sud, composta da truppe indigene, due marconisti ed un meteorologo. Fu proprio quest'ultimo a segnalare all'attenzione del capitano Le Prieur la presenza di un punto luminoso, a suo dire un pianeta, dal colore bianco alluminio, che appariva nel cielo limpido, ad un'altezza stimata fra i cinque e i seimila metri, tanto da poter essere visto facilmente ad occhio nudo da tutti i presenti (circa 40 persone). Osservando l'oggetto in modo più dettagliato, avvalendosi di un teodolite, fu possibile constatare che questo, apparentemente immobile, roteava invece lentamente su se stesso.

Le osservazioni dell'oggetto che manteneva sempre la stessa posizione, furono ripetute nei due giorni seguenfi poi, all'alba del terzo giorno, il corpo non c'era più. Il capitano Le Prieur trasmise queste osservazioni all'Osservatorio Nazionale Meteorologico di Algeri, che rispose identificando l'oggetto in questione con la stella Vega. Questa spiegazione apparve, e la si ritiene ancora oggi, alquanto inverosimile, perché una stella non resta visibile per due giorni consecutivi anche di giorno, tantomeno sospesa nel cielo ad una distanza così vicina da poterne distinguere chiaramente i movimenti con un semplice strumento da campo.

Nel 1943 alcuni piloti di bombardieri americani in missione fra la Birmania e la Cina riferirono di essere stati seguiti e circondati in volo da oggetti "splendenti" e di aver avuto, per tutta la durata di tali episodi, la strumentazione di bordo completamente inefficiente. Il 14 ottobre 1943, alcuni "B-17" americani del 348° Gruppo Bombardieri che svolgevano un'azione di bombardamento su Schweinfurt, in Germania, furono investiti da dozzine di piccoli dischi argentei del diametro di una decina di centimetri e dello spessore di circa 3 cm, che si inserirono nella loro formazione di volo. Il maggiore E.R.T. Holmes osservò un disco entrare in collisione con la coda di uno dei bombardieri, senza riportare né causare danni apparenti.

Il 10 agosto 1944 il capitano pilota Alvah M. Reida, dell'Aeronautica statunitense, decollò ai comandi di un B-29 dalla base di Kharagapur, in India, per una missione di bombardamento sulle installazioni petrolifere di Palembang, nell'isola di Sumatra, occupata dai giapponesi. Il mitragliere destro e il suo copilota notarono una sfera luminosa pulsante, di color arancione e del diametro di un paio di metri, che li seguiva, affiancando l'ala del bombardiere americano, ad una quota di oltre 4000 metri, procedendo ad una velocità di 340 km/h. Nonostante le manovre eseguite da Reida per seminarlo, l'UFO li tallonò senza sosta e solo dopo 8 minuti, con una repentina conversione a 90 gradi, ruppe la formazione di volo con l'aereo statunitense e si allontanò a grande velocità.

Delle "palle di fuoco" furono osservate la sera del 23 novembre 1944 dall'equipaggio di un ricognitore americano del 415° squadrone da caccia a nord di Strasburgo, sull'Alsazia Lorena. Dopo quattro notti, il 27 novembre, una grande sfera irradiante un'abbagliante luce arancione fu avvistata nei pressi della cittadina tedesca di Speyer, a sud di Mannheim, da un caccia americano in missione. Secondo il pilota, tenente Henry Giblin, e il tenente Walter Cleary, radarista di bordo, l'oggetto luminoso li incrociò volando a cinquecento metri al di sopra del loro apparecchio, ad una velocità stimata nell'ordine di almeno quattrocento chilometri orari.

La notte del 22 dicembre 1944 un altro velivolo del 415° Squadrone da Caccia, pilotato dal tenente David McFalls, riferì la presenza dei globi luminosi mentre volava nei pressi di Hagenau, nell'Alsazia Lorena. McFalls li descrisse come "due corpi enormi, fosforescenti, di colore arancione" che seguirono il suo caccia per più di due minuti "dimostrando di essere "sotto controllo intelligente". Due giorni dopo, la notte del 24 dicembre, lo stesso McFalls, come riferisce un suo secondo rapporto ai superiori, avvistò "una sfera rossastra, luminosissima". Il pilota di un bombardiere statunitense rese noto che il suo apparecchio era stato tallonato da una "formazione" di quindici oggetti misteriosi, mentre i piloti di altri due aerei americani "P-47" descrissero dettagliatamente le "sfere luminose".

Uno dei rapporti, riferito ad un avvistamento diurno, recitava testualmente: "...Volavamo a Ovest di Neustadt quando una sfera dorata, che splendeva di un bagliore metallico, ci apparve all'improvviso, librandosi lentamente nel cielo. In quel momento il sole si trovava di poco al di sopra della linea dell'orizzonte, e non ci fu pertanto possibile stabilire con esattezza se quella lucentezza fosse dovuta al riflesso di raggi solari o se, piuttosto, non provenisse dall'interno della sfera stessa...". Il Magg. William D. Leet, pilota di un bombardiere "B-17", si era invece imbattuto nei cieli austriaci, sempre nel dicembre del 1944, in un misterioso corpo volante discoidale "dal colore simile a quello dell'ambra".

Nel luglio del 1944, alle 10:30, mentre l'Ottava Armata Britannica, risalendo l'Italia, si opponeva ai Tedeschi lungo la Linea Gotica, Antoni Szachnowsky, artigliere del Secondo Corpo Polacco, notò un oggetto volante di forma ovoidale e dall'aspetto metallico stazionare proprio sulla linea del fronte. Pochi istanti dopo, sia le batterie antiaeree alleate che quelle tedesche aprirono il fuoco contro il medesimo oggetto, ma in breve (stupite dalla reazione dell'avversario) tacquero entrambe per osservare quello che l'una e l'altra consideravano il rispettivo "nemico" allontanarsi indisturbato, con una brusca conversione a 45 gradi. Nell'ottobre 1944 un paracadutista del Battaglione "N.P." della "Decima MAS" della Repubblica Sociale Italiana vide nel cielo di Milano, in direzione di Piazzale Loreto, una "padella volante" immobile nell'aria. Suonarono le sirene dell'antiaerea ma, da un secondo all'altro, l'oggetto scomparve, lasciando i testimoni senza una spiegazione della sua presenza.

Nel 1945 la portaerei americana Dawson, navigando al largo delle Isole Nansei Shoto (nella zona di Okinawa), rilelò sui radar la presenza di una formazione di 200 velivoli in avvicinamento. Per fronteggiare l'arrivo della presunta squadra aerea nipponica dalla nave furono fatti decollare otto caccia che, però, non incrociarono nessun apparecchio nemico. Gli oggetti, che sorvolarono l'unità navale USA ignorandola, non furono identificati né come appartenenti all'aeronautica giapponese né come aerei alleati e la loro presenza rimase un mistero.

Il quotidiano "New York Herald Tribune" del 2 gennaio 1945 riportò un articolo sui foo-fighters, lasciando intendere che si trattasse di nuovi aerei-civetta nazisti che però non destavano preoccupazione in quanto non erano aerei da rappresaglia. Il giornale descriveva gli oggetti come ordigni teleguidati da terra che però avevano la capacità di restare dietro ai velivoli americani più veloci. Veniva inoltre citata la testimonianza del tenente Donald Meiers che distingueva almeno tre tipi di foo-fighters: un primo tipo costituito dalle sfere rossastre che si ponevano all'altezza delle ali dei velivoli americani, tenendo loro dietro in questo modo; un secondo tipo era costituito di tre 'palle di fuoco' che, in fila indiana, precedevano o seguivano gli aerei che avvicinano; infine, vi erano delle vere e proprie formazioni costituite da almeno una quindicina di punti luminosi che seguivano il velivolo a distanza, e che a tratti sembravano come accendersi e spegnersi.

Relazioni tra gli UFO e il Nazismo?

Oggi sappiamo che anche i piloti nazisti furono protagonisti di simili avvenimenti e ne è testimonianza una fotografia diurna del maggio 1944, che immortala un oggetto volante avvistato su Kamten da un aviatore della "Luftwaffe". Questi oggetti ribattezzati "Kraut" avevano causato nei comandi tedeschi la stessa confusione degli americani. Tuttavia, per lungo tempo un buon numero di segnalazioni di UFO, già a partire dall'immediato dopoguerra, era stato da alcuni interpretato come "armi segrete" naziste, che avrebbero dovuto imporre la svastica in tutto il mondo. In effetti il legame tra la storia del Terzo Reich e i dischi volanti è parte di quel vasto spettro di possibilità che fa capo all'ipotesi terrestre sull'origine degli UFO.

Già dai primi anni Cinquanta, in seguito ad alcune dichiarazioni di ex-ingegneri che avevano lavorato alle dirette dipendenze del Führer, si cominciò ufficialmente a parlare dei numerosi tentativi, attuati dai tedeschi, di realizzare velivoli dall'aspetto e dalle prestazioni molto simili a quelle dei dischi volanti. I servizi segreti inglesi sarebbero stati al corrente, durante la seconda guerra mondiale, di prototipi dalle capacità di volo straordinarie in grado di rovesciare le sorti del conflitto a favore di Hitler. I prototipi, conosciuti con il nome di Fliegender Scheiben o anche come V-7, erano costruiti dalla Siemens e venivano testati a Peenemunde (Norvegia), la base missilistica dove erano stati sperimentali i micidiali ordigni volanti poi utilizzati per bombardare l'Inghilterra.

È opinione dello studioso tedesco Jan Van Helsing che l'idea di costruire velivoli tanto inusuali per l'epoca venne a Hitler dopo che una delegazione di extraterrestri provenienti dal sistema stellare di Aldebaran ebbe preso segretamente contatto con alti gerarchi nazisti. Secondo questa versione i visitatori spaziali avrebbero scambiato il Führer per il dominatore del pianeta e si sarebbero rivolti a lui come primo rappresentante dell'umanità. Questa diceria sarebbe - secondo alcuni - supportata dal fatto che le numerose interpretazioni esoteriche del nazismo fanno sempre riferimento a un gruppo di misteriosi Superiori Sconosciuti, al cui volere Hitler sarebbe stato assoggettato. In base a questa leggenda il Führer sarebbe rimasto affascinato dagli straordinari mezzi volanti degli aldebaraniani, al punto di decidere di creare uno speciale stabilimento incaricato di realizzarne delle copie. Al di là della pittoresca teoria sull'origine di tali prototipi, Van Helsing è convinto che tentativi di costruire mezzi dalle caratteristiche simili a quelle dei dischi volanti siano stati effettivamente compiuti dai nazisti, anche se con scarsi risultati.

I primi prototipi ebbero nomi altisonanti, ricavati dalla mitologia scandinava: Vril, Thule, Haunebu e Odin. Uno dei primi ingegneri del Reich impegnato nella costruzione delle V-7 (dove V sta per vittoria) fu il tedesco Andreas Epp. Questi, nel 1969, rivelò alla stampa di aver ideato un gigantesco piatto volante, il modello Omega, dotato di otto eliche e due motori a reazione. Secondo Epp, l'Omega fu testato nel 1943 a Bremerhaven e raggiunse la discreta velocità di 480 km/h. Al progetto delle V-7 vennero poi chiamati altri quattro ingegneri, i tecnici Habermohl e Miethe, Schriever, che era anche pilota, ed il milanese Giuseppe Belluzzo, grande esperto di motori a turbina. Schriever e Habermohl costruirono un tipico disco volante formato da una cabina centrale di pilotaggio circondata da un anello che ruotava ad una velocità fantastica, mentre Miethe e Belluzzo misero a punto, nella base di Bratislava, un massiccio disco di titanio largo 40 metri, che però, esplose in volo.

In effetti gli esperimenti dei cinque ingegneri ottennero risultati decisamente scarsi, visto che nel corso dei voli di collaudo ben 18 piloti volontari morirono nelle esplosioni dei Fliegender Scheiben. Quando finalmente i tecnici di Bratislava riuscirono a mettere a punto un modello funzionante, l'arrivo dei russi a Berlino li costrinse a distruggere tutto, officine, brevetti e modelli, affinché non cadessero in mani nemiche. Era ormai troppo tardi; la Germania si era arresa e la guerra stava finendo.

Americani e russi, dopo aver scoperto i piani segreti dei nazisti, fecero di tutto per impadronirsi, ognuno a scapito dell'altro, dei brevetti del Terzo Reich. Ovviamente, in piena guerra fredda, queste armi facevano gola alle due superpotenze. Si dice che i sovietici riuscirono a recuperare una serie di carteggi sulle V-7 a Bratislava, a catturare alcuni collaboratori di Miethe. Dopo diversi anni di esperimenti, proprio i sovietici abbiano infine messo a punto, nella città di Ulianovsk, l'Ala 600, un oggetto volante dalla foggia inusitata, pesante ben 9 tonnellate e costruito da Lev Shukin in collaborazione con il padre della missilistica, Serghiej Koroliov. Da parte loro, gli agenti della CIA riuscirono a rintracciare l'ingegner Miethe, il quale dopo la guerra si era rifugiato a Tel Aviv. Per gli Stati Uniti, Miethe mise a punto un disco volante battezzato AVRO Car, un gigantesco cassone dalle prestazioni decisamente deludenti. Secondo lo studioso polacco Robert Lesniakiewicz, contemporaneamente a questi tentativi di imitare le V-7 i servizi segreti americano e russo avrebbero cercato, per molto tempo, anche di recuperare almeno un prototipo integro dei Fliegender Scheiben.

Gli ingegneri nazisti, difatti, avevano lavorato indipendentemente e, da soli, non erano più capaci di ricostruire l'intero brevetto. Un grande centro per la costruzione delle V-7 sarebbe stato situato nella Polonia occupata, fra le montagne di Gory Sowie, nel cui ventre i nazisti avevano scavato una base supersegreta. Ma, con grande disappunto degli agenti del KGB che frugarono la zona, delle installazioni non era rimasto niente. I nazisti avevano distrutto tutto con la dinamite per evitare che brevetti e modelli cadessero nelle mani dei nemici. Col tempo, sempre secondo Lesniakiewicz, l'intera vicenda venne dimenticata o screditata ad arte dai servizi segreti delle due superpotenze, che non avevano interesse a divulgare l'esistenza di simili brevetti.

"Negli anni Sessanta - fa notare lo studioso slovacco Milos Jesenski - uscirono in Italia e all'estero diversi libri in cui si sosteneva che gli UFO altro non erano che armi terrestri. Ora sappiamo che non è così e che i Fliegender Scheiben non raggiunsero mai le prestazioni delle astronavi extraterrestri..." Eppure, in diverse parti del mondo, molti studiosi sono tuttora convinti che gli UFO siano armi segrete naziste e che un gruppo di nostalgici, con diverse basi soprattutto in Sudamerica, stiano testando nuovi prototipi nella speranza di ricreare il Terzo Reich.

I "razzi fantasmi"

Durante e subito dopo la II Guerra Mondiale al fenomeno dei foo-fighters se ne aggiunse un altro, ugualmente sfuggente ed inquietante: i "razzi fantasma" che violavano indisturbati gli spazi aerei europei. Un'ondata di segnalazioni di questo tipo aveva in effetti già interessato il vecchio continente, spingendo una delle potenze non belligeranti, la Svezia, ad istituire tra il 1940 ed il 1946 una massiccia rete di sorveglianza aerea per dare la caccia ai misteriosi intrusi. I "razzi fantasma" erano massicci oggetti sigariformi, non riconducibili a nulla di conosciuto e dalle prestazioni aerodinamiche eccezionali; i militari e i civili, da centinaia di posti di osservazione, osservavano i misteriosi "fusi" sfreccianti a velocità incredibili sopra le città, ma senza attaccare e senza bombardare.

Negli archivi della Difesa vennero catalogate circa 16.000 segnalazioni di "razzi fantasma", 5.890 delle quali non ricollegabili ad armi convenzionali conosciute (per le altre poteva bastare la spiegazione dell'arma segreta nazista o alleata). Il picco più alto negli avvistamenti si ebbe, su tutto il territorio svedese, nell'inverno '44-'45. Tali ordigni non cadevano al suolo esplodendo, come accadeva di solito per i missili tedeschi, così i militari svedesi si convinsero che i razzi fantasma fossero nuovi aerei strategici e segreti germanici, che la stampa di Stoccolma collegò alle voci sulla famigerata "V-3" che avrebbe dovuto essere usata per bombardare New York. Nel gennaio del '45 il governo svedese, convinto che le "V-3" partissero dalla vicina base nazista di Peenemunde, protestò formalmente con Berlino per le intrusioni aeree. La Cancelleria del Reich ignorò la protesta e, a guerra finita, si venne a sapere che il fenomeno aveva interessato anche altre nazioni, europee e non.

Il "Corriere della Sera" del 19 settembre 1946, riferendosi ad un strano avvistamento nello spazio aereo romagnolo, scriveva: "Un altro fenomeno simile a quello registrato l'altra sera alle 22 nel cielo di Modena si è verificato a Imola alle 19.34. Un bolide infuocato ha descritto una breve parabola lasciando una scia luminosa di fuoco. Poiché a quell'ora c'era ancora una discreta luminosità, si ritiene che non si tratti di una delle solite meteore frequenti nelle notti estive. Ancora non è possibile stabilire la natura dello strano bolide". Due giorni prima il "Corriere d'Informazione” aveva dato notizia dell'apparizione di un "siluro volante" nel cielo di Belgrado: "Nessuna esplosione è stata avvertita dagli spettatori né durante l'apparizione né dopo la scomparsa della presunta bomba volante. Misteriosi proiettili volanti sono stati osservati più volte nel corso di molti mesi nel cielo della Svezia". Lo stesso giornale denunciava il 21 settembre: "Misteriose meteore anche nei cieli africani, sopra i distretti occidentali dell'Africa settentrionale.

Vengono descritte come globi gialli con lunghi filamenti di fiamme e una luce giallastra in coda". Nonostante le spiegazioni riduttive sulla stampa italiana, fra cui quella di Filippo Eredia, che aveva identificato i bolidi in meteore provenienti dalla cometa di Tuttle, l'Italia venne interessata dal fenomeno a più riprese e in giornate differenti. La stampa dell'epoca riporta diversi avvistamenti: il 17 settembre a Bologna ("proiettili razzo") e Vercelli ("bombe volanti"), il 19 a Torino ("bolidi luminosi"), il 20 a Roma e a Livorno ("segnali luminosi, proiettili"), il 21 ed il 22 a Firenze, il 4 ottobre a Varazze ("un disco infuocato"), il 5 ottobre a Bari, il 12 a Trieste e Cagliari. Il continuo ricorrere del termine "bombe", nel descrivere questi ordigni apparentemente tutti differenti, fornisce un'idea precisa dello stato di allarme che si venne a creare.

Con la guerra finita, accertato che gli avvistamenti dei foo-fighters non avevano origine da armi segrete naziste, i servizi di intelligence americani, evidentemente condizionati dalla paura della Guerra Fredda, iniziavano a vedere nelle apparizioni degli UFO una possibile minaccia aerea sovietica. Ciò è evidente in un documento segreto datato 4 settembre 1946 (oggi declassificato) di un agente del controspionaggio europeo che si firmava Mr. Lyon. Questo documento, riferendosi ad una serie di avvistamenti di oggetti non identificati nei cieli svedesi, informava il Dipartimento di Stato americano, nella persona del responsabile dell'ufficio, Jack Morgan, che "sebbene 800 segnalazioni siano state già ricevute ed altre ne stiano arrivando, gli svedesi non hanno ancora delle prove definitive. Rapporti dettagliati sono stati inviati a Washington dai nostri militari e dai distaccamenti navali.

Il mio informatore personale è convinto che la Russia stia sperimentando un'arma segreta. Ha promesso di avvisarmi per tempo se verrà scoperto qualcosa...". Quest'idea, che ebbe tra i principali sostenitori l'ammiraglio James Forrestal del Ministero della Difesa, fu probabilmente veicolata fino da allora dai servizi segreti USA per coprire la realtà di un fenomeno la cui presenza, con il 1947, stava diventando sempre più tangibile e consistente.

di Antonio Manera

domenica 9 novembre 2008

DA HITLER A GORE, LA STRATEGIA ECOLOGISTA DELL'IMPERO BRITANNICO.

L'attuale campagna sul riscaldamento globale dell'ex vice presidente USA Albert Gore trae origine da un altro ben più noto progetto britannico, quello che portò al potere Adolf Hitler in Germania. Fu lanciata negli anni Ottanta dal governo di Margaret Thatcher. La politica ambientalista del governo britannico fu gestita da sir Crispin Tickell, che indusse la signora Thatcher a sollevare il tema del riscaldamento in diverse conferenze, nel tentativo di prevenire alcuna opposizione o resistenza in quella che fu un'opera di calcolata erosione delle resistenze da parte degli USA e di altri paesi.
L'Inghilterra, si sa, sponsorizza da sempre la politica “ecologista” in chiave malthusiana, mirante cioè a ridurre la popolazione mondiale e a mantenerne la stragrande maggioranza in uno stato di forzato sottosviluppo.
Il primo ideologo di questa politica fu Thomas Malthus che, al soldo della Compagnia delle Indie Orientali, mise a punto l'ideologia del limite delle risorse a fronte della crescita demografica nel quadro dei nuovi strumenti ideologici che questa si dette verso la fine del XVIII secolo per cercare di recuperare i suoi monopoli globali che erano stati infranti dal successo della Rivoluzione Americana.

Negli anni Trenta, la politica del genocidio che sottende l'ideologia dei “limiti delle risorse”, fu riformulata nel corso di un incontro tra Adolf Hitler e Lord Lothian (Philip Kerr) il capo della Tavola Rotonda, o gruppo di lord Milner, la formazione più direttamente impegnata a sostenere la scalata al potere di Adolf Hitler in Germania.
Nell'incontro, avvenuto il 29 gennaio 1935, Adolf Hitler disse a lord Lothian che “Germania, Inghilterra, Francia, Italia, America e Scandinavia ... debbono raggiungere un accordo di qualche tipo mirante ad impedire che i rispettivi cittadini o sudditi contribuiscano all'industrializzazione di paesi come la Cina e l'India. E' suicida promuovere la costituzione di industrie manifatturiere nei paesi agricoli dell'Asia” (in “Lord Lothian” di James R.M. Butler).
Lothian e Hitler s'incontrarono di nuovo nel maggio 1937 per concordare il piano della conquista nazista dell'Europa orientale. Quella stessa estate fu fondato all'Università di Oxford il Consiglio Mondiale delle Chiese, secondo uno schema messo a punto da lord Lothian e altri esponenti della Tavola Rotonda (Round Table). A presiedere la Conferenza del Consiglio fu chiamato il Cancelliere di Oxford, il ministro degli esteri britannico lord Halifax, che si occupava delle operazioni di sostegno britannico al regime di Hitler. Il nuovo Consiglio delle Chiese pubblicò un appello a favore di un governo mondialista con un articolo introduttivo di lord Lothian intitolato “L'influsso demoniaco della sovranità nazionale”.
Fu questa stessa “teologia” satanica imperialista che il principe Filippo d'Edimburgo successivamente esportò nelle chiese e nel mondo politico degli USA, sulla scia delle operazioni condotte dai lord Lothian e Halifax che si avvicendarono nella carica di ambasciatore inglese a Washington, dal 1938 al 1940 e dal 1940 al 1945.
Alla fine della seconda guerra mondiale gli inglesi sfornarono la politica hitleriana dell'eugenetica contro l'industrializzazione dei paesi poveri, ammantandola di razionalizzazioni “ecologiste”. Per questo si servirono di Julian Huxley, Teilard de Chardin e di altri luminari malthusiani. Nonostante ciò, anche dopo il lavaggio di cervello della “controcultura” degli anni Sessanta, la sostanza della svolta anti-industriale riusciva decisamente indigesta alla stragrande maggioranza della popolazione americana. Per costringerla a superare tale riluttanza fu essenziale il ruolo del governo britannico della Thatcher tra il 1979 ed il 1990.
Mentre la Thatcher impose la politica delle privatizzazioni e deregolamentazioni selvagge messa a punto dalla Mont Pelerin Society, dall'altra sponda dell'Atlantico ci furono forze che seppero esaltare le sue affinità conservatrici con il presidente Ronald Reagan conferendole persino un'aura da scienziato perché aveva una laurea in chimica.
In quel periodo il principe Filippo, fondatore del WWF, manovrava per fare della riduzione demografica il tema centrale degli affari mondiali. Per questo promosse la carriera politica di Crispin Tickell, ambasciatore inglese alle Nazioni Unite tra il 1987 e il 1990. Tickell indusse la Thatcher ad adottare la truffa del riscaldamento globale, o imposture analoghe, come il “buco dell'ozono”. I discorsi della lady di ferro su questi argomenti furono scritti da Tickell. Parlando alla Royal Society il 27 settembre 1988 la Thatcher affermò:
“Da generazioni si ritiene che gli sforzi dell'umanità possano mantenere stabile l'equilibrio fondamentale dei sistemi mondiali e dell'atmosfera. Ma è possibile che con tutti questi enormi cambiamenti (popolazione, agricoltura, impiego dei carburanti fossili) concentrati in un periodo di tempo così breve, abbiamo involontariamente iniziato un esperimento enorme con il sistema del pianeta stesso.
“Recentemente, tre cambiamenti della chimica atmosferica sono diventati preoccupazione comune. Il primo è l'aumento dei gas serra, biossido di carbonio, metano e clorofluorocarburi, che ha indotto alcuni a temere che si stia creando una trappola di riscaldamento globale che potrebbe condurre all'instabilità climatica ... E la metà del carbonio emesso dall'epoca della Rivoluzione Industriale rimane nell'atmosfera. C'è un ampio programma di ricerca condotto dai nostri uffici meterologici ... per lo studio dei cambiamenti climatici...”

La Thatcher decise il finanziamento dello studio del riscaldamento globale condotto dall'Ufficio Meterologico Britannico diretto dal docente di Oxford John Houghton, un “cristiano evangelico” in perfetta sintonia con lord Lothian.
Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change - IPCC), presieduto da John Houghton per le valutazioni scientifiche fu costituito nel 1988. La Thatcher costituì il Centro Hadley per le previsioni climatiche e la ricerca in seno all'ufficio meterologico di John Houghton nel 1990. Il rapporto dell'IPCC, stilato sotto la direzione di Houghton è alla base degli argomenti di Al Gore e degli altri portavoce del riscaldamento globale.
La regina Elisabetta II ha insignito Houghton del titolo di cavaliere nel 1991. Da allora, sir Houghton si è posizionato come leader dei fondamentalisti religiosi che negli Stati Uniti promuovono la frode del riscaldamento globale sulla scia della “cura del creato” predicata dal principe Filippo d'Edimburgo.
Il principe Filippo, fondatore del WWF, pronunciò nel 1990 un discorso intitolato “Crisi demografica” in cui disse tra l'altro: “Dovrebbe essere ormai ovvio che è indesiderabile un'ulteriore crescita demografica in qualsiasi paese... Non riesco a capacitarmi di come si possa ancora sostenere che c'è spazio a sufficienza per la popolazione attuale e ancora di più su questo pianeta ... Con l'assottigliarsi delle risorse e la qualità dell'ambiente che continua a peggiorare, c'è sempre più gente destinata a vivere in povertà e nel disagio. La cosa migliore per limitare l'aumento delle persone sarebbe riuscire a stabilizzare la demografia mondiale”.
“Il nostro pianeta va incontro ad una crisi ecologica ... provocata dal genio scientifico e tecnologico umano. L'esplosione demografica, sostenuta dalla scienza e dalla tecnologia ... consuma ... le risorse ... e, soprattutto, condanna all'estinzione migliaia di organismi che vivono con noi”.
Il 26 aprile 1991 il principe Filippo presenziò al discorso annuale che sir Crispin Tickell pronunciò nella Cappella di San Giorgio del castello di Windsor, il luogo di culto della famiglia reale, in cui sir Crispin criticò l'idea del mondo cristiana che si fonda sulla convinzione che “il mondo sia stato creato per l'umanità e che con l'autorità divina - e presumibilmente la cooperazione - possiamo governarlo come vogliamo ... Dio ha creato il mondo ed ha dato all'uomo il dominio su di esso come scritto nel Genesi. ... L'idea del dominio è ancora vigente. Ci lusinghiamo del fatto che l'uomo sia creato ad immagine e somiglianza di Dio (sebbene sia più plausibile sostenere che Dio sia creato a immagine e somiglianza dell'uomo)”.
Tickell si è particolarmente soffermato sul paradigma per comprendere i rapporti della vita umana con i cambiamenti climatici. Ha anche elogiato Thomas Malthus ed ha affermato che “l'aumento demografico” è la causa principale della “sofferenza della natura ... Se questo aumento non sarà posto sotto controllo e quindi rovesciato, tutti gli sforzi per ripristinare la stabilità del nostro ambiente saranno invano ... Non si può in alcun modo prospettare un aumento dei livelli di vita in tutto il mondo pari a quelli dei paesi industriali. In tal caso, questa capacità portante della terra sarebbe intorno ai 2,5 miliardi di persone”.
Nel 1990 sir Crispin Tickell ottenne la presidenza del Climate Institute che ha sede a Washington. Avvalendosi della copertura americana di tale entità nel 1991 e 1992 sir Crispin “organizzò dei briefing per i capi di stato e ministri di 22 nazioni e contribuì a gettare le basi per la firma della Convenzione sul Cambiamento Climatico a Rio de Janeiro nel giugno 1992”, si legge sul sito web del Climate Institute.
Con Crispin Tickell all'ONU e poi al Climate Institute, il “thatcherismo verde” bombardò la nuova amministrazione di Bush padre con i dogmi climatici. Sebbene Bush senior si mosse in quella direzione, il senatore Al Gore si mise in cattedra per deprecare il fatto che i passi compiuti non erano sufficienti e continuò a spronare la svolta ecologista del suo paese.
Nel 1992 Al Gore pubblicò il suo libro “Earth in the Balance: Ecology and the Human Spirit” in cui riproponeva la furiosa campagna del governo britannico contro i paesi inadatti allo sviluppo ai quali il principe Filippo chiedeva insistentemente di ridurre la propria popolazione.
Gore arrivò ad affermare che la minaccia nucleare che aveva caratterizzato gli anni della Guerra Fredda fosse stata sostituita “dalla natura strategica della minaccia che ora la civiltà umana pone all'ambiente globale e dalla natura strategica posta alla civiltà dai cambiamenti nell'ambiente globale”. Chiese ai leader mondiali di non lasciarsi distrarre dall'intraprendere questo nuovo corso anche se questo avrebbe lasciato “milioni di persone ... a soffrire nella povertà e a morire di stenti, guerre, e malattie”.

Il presente articolo è tratto da uno studio di intelligence redatto nel maggio 1991 per l'EIR dal giornalista Mark Burdman, scomparso l'8 luglio 2004.