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venerdì 15 maggio 2009

Un minorenne su dieci fa uso di psicofarmaci.


Roma – Psicofarmaci di ultima generazione, gli SSRI (come il Prozac e il Paxil che aumentano la serotonina, sostanza che da sollievo al nostro umore), le cui prescrizioni e la vendita si sono triplicate negli ultimi anni in Italia.

Anti-depressivi che circa 5 milioni di italiani usano regolarmente, tra cui il 7 per cento degli adolescenti e, si stima, anche un bambino su dieci.

Dati che si trasformano in incassi colossali per le aziende farmaceutiche ma che si stanno macchiando di un’aurea oscura per colpa di alcuni effetti collaterali che questi SSRI sembrano far emergere nel lungo periodo, soprattutto negli adolescenti.

Alcune settimane fa il Washington Post ha riportato i risultati di un nuovo studio federale svolto negli USA che vanno a confermare altri casi precedenti: gli psicofarmaci ai bambini sono inutili sul medio-lungo periodo.

La nuova ricerca ha indicato che un impiego a lungo di SSRI nei bambini in cura per la sindrome di iperattività (“Adhd”) può arrestare la crescita dei minori, aumentare le tendenze suicide e rivelarsi anche meno risolutore di problemi rispetto a una terapia basata sulla parola.

Ma i campanelli d’allarme erano già suonati ripetutamente rimanendo però imbrigliati nel potere di marketing delle case farmaceutiche e l’operato non incisivo della FDA americana (la Food and Drug Administration che deve controllare tra le altre cose anche i farmaci in commercio e i suoi effetti).

Nel 2006 la FDA impose alla casa farmaceutica Eli Lilly & Co. di rivedere l’etichetta del farmaco Strattera per includere l’avvertimento sui rischi di pensieri suicidi in bambini che lo assumevano. Nello stesso anno sempre la FDA ha approvato il rinnovamento dell’etichettamento per l’antidepressivo Effexor che ora indica che il farmaco può indurre a ideazioni omicide.

Nel 2006 una ricerca del British Journal Psychiatry della durata di quasi 12 settimane su bambini che usavano antidepressivi evidenziò che il 2/3 di questi soggetti venivano coinvolti in episodi auto lesivi o di tentato suicidio.

Tutti effetti che vengono alla luce a farmaco già in commercio perché le case farmaceutiche non hanno l’obbligo di pubblicare tutti i risultati legati ai test di un nuovo medicinale. “Si ha la sensazione che siano troppe le medicine innovative che arrivano sul mercato, ottimamente tollerate, ma che dopo alcuni anni o mesi si scoprono controindicazioni, e che subiscono restrizioni, fino alla sospensione”.

Le parole del dottor Silvio Garattini, direttore dell’Istituto ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, si allacciano all’accusa che le lobby farmaceutiche siano veloci ad immettere nuovi farmaci in commercio rendendo noti solo i risultati di tollerabilità nei soggetti che ne fanno uso, confermando la tendenza di medicine “me too”, cioè farmaci fotocopia di altri già in commercio che introducono solo piccole variazioni nelle sostanze che contengono investendo pochissimo in nuove ricerche e studi sulle stesse.

A tal ragione lo stesso Garattini conferma che “la ricerca viene fatta solo in pochi centri, si concentra su poche aree con grande mercato da cui si aspetta un forte ritorno”.

E in Italia? Proprio in questi giorni la Direzione Generale Sanità della Lombardia ha diramato a tutte le USL e agli ospedali della regione un documento predisposto dal Centro Regionale Di Farmacovigilanza sulle reazioni avverse collegate all’uso di antidepressivi, basandosi su segnalazioni spontanee di reazioni dannose tra gli anni 2001-2008.

I casi con reazioni avverse sarebbero una trentina, tra cui due decessi, e il documento invita le Usl a monitorare la prescrizione di questi farmaci, soprattutto gli SSRI, a soggetti in età pediatrica e adolescenziale.

A marzo di quest’anno il CNR di Pisa, che ha curato la parte italiana dello studio dell’ESPAD sull’uso di alcol, droga nelle scuole, ha reso noto che un minorenne italiano su 10 utilizza impropriamente psicofarmaci senza prescrizione medica.

Sempre in Italia, a marzo di quest’anno, è stato reso noto dal “Bollettino di farmacovigilanza AIFA” che due bimbi in terapia per ADHD, a cui veniva somministrato il farmaco Strattera che contiene atomoxetina, hanno manifestato tendenze suicide. Il fatto era accaduto nel 2008 ma l’Agenzia Italiana del Farmaco lo ha comunicato solo mesi dopo.

“E’ incomprensibile come l’AIFA non abbia emesso sollecitamente un comunicato su questi fatti così gravi. Lo Strattera è lo psicofarmaco più utilizzato in Italia per sedare i bambini troppo aggressivi o distratti”. La protesta di Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”, delinea ancora una volta l’inspiegabile lentezza con cui vengono denunciati gli effetti collaterali di alcuni farmaci da parte delle agenzie nazionali predisposte al controllo.

Nell’Intervista a Poma si parla anche delle mancate risposte dell’AIFA sulla richiesta di revisione dei protocolli di prescrizione dei farmaci antidepressivi e del perché bisogna cercare di evitare di ricorrere ai farmaci negli adolescenti. Intanto il presidente Obama ha incaricato l’afro-americana Margareth Hambury di riformare l’FDA che dai tempi dell’amministrazione Bush è inciampata in una serie di scandali per sospette collusioni con l’industria farmaceutica.

Tutti si augurano che questo sia un segnale importante, che la filosofia del “farmaco facile e fai da te” possa venire abbattuta e che i miliardi di incasso delle case farmaceutiche non siano l’unico obiettivo di queste medicine alla portata di tutti, anche di ogni bambino del mondo.

Vincenzo Malara

mercoledì 15 aprile 2009

ATOMOXETINA SUL BANCO DEGLI IMPUTATI.

A seguito delle recenti allarmanti notizie dell’FDA USA circa la pericolosità dell’atomoxetina (Strattera®), il potente psicofarmaco utilizzato anche in Italia per sedare i bambini distratti ed agitati, l’On. Cristiana Muscardini ha presentato un’interrogazione urgente alla Commissione U.E. chiedendo un sollecito intervento per garantire la sicurezza dei piccoli pazienti.


Torino, 13/04/2009 (informazione.it - comunicati stampa) – In un’interrogazione urgente alla Commissione Europea - presentata pochi giorni fa - l’eurodeputato On. Cristiana Muscardini sollecita le istituzioni comunitarie a prendere posizione sull’atomoxetina (nome commerciale Strattera®), il potente psicofarmaco che – cosi ha denunciato recentemente la Food & Drug Administration USA – stimola idee suicidare nei minori e può causare complicanze al fegato potenzialmente mortali.

“In considerazione del fatto – afferma la Muscardini nel suo atto ispettivo – che questo psicofarmaco viene usato da centinaia di migliaia di bambini in Europa per intervenire sulla cosiddetta “sindrome Adhd”, ovvero bambini eccessivamente agitati e distratti, vorrei sapere se è vero che nessuna lettera/comunicato sono stati inviati dall’EMEA (l’Agenzia Europea del Farmaco, ndr) ai medici specialisti interessati sul territorio U.E. da programmi terapeutici per Adhd.

Nel frattempo sono giunte allarmanti notizie, riprese dagli organi di stampa, di piccoli pazienti indotti dal consumo di questo psicofarmaco a maturare ‘idee suicidarie’, gli ultimi due proprio in Italia, di 9 e 10 anni”. Muscardini chiede quindi “se la Commissione è al corrente degli eventuali pericoli per la salute dei nostri bambini riguardanti questo psicofarmaco, e se non ritiene di verificare quali misure sono state adottate dall’EMEA per informare tempestivamente di eventuali pericoli i medici che prescrivono tali sostanze”, e chiede alla Commissione di “sollecitare l’EMEA ad una revisione immediata delle schede tecniche e dei foglietti illustrativi, rendendo obbligatori anche in Europa i ‘black box’ con l’evidenza sulle confezioni dei potenziali gravi effetti collaterali, come peraltro è da tempo obbligatorio su tutto il territorio americano”.



All’europarlamentare fa eco Emilia Costa, Professore Emerito di Psichiatria all’Università “La Sapienza” di Roma e Primario di Psicofarmacologia: “Io sono stata recentemente interpellata proprio per un caso di tentato suicidio di un bambino causato dall’uso di questa classe di psicofarmaci, le evidenze ormai sono chiarissime, non capisco cosa si aspetta ad applicare misure stringenti nell’uso di questi psicofarmaci sui più piccoli.

I genitori devono essere compiutamente informati sui pericoli, ed alle autorità chiedo: perché il produttore dell’atomoxetina in America è obbligato a segnalare questi gravi effetti collaterali in un apposito riquadro in evidenza sulle confezioni, e in Italia ed in altri paesi Europei – per lo stesso identico prodotto - invece non è obbligato a farlo? I nostri sono bambini di serie B?”.

Anche il Dott. Claudio Ajmone (Osservatorio Italiano sulla Salute Mentale) interviene sul caso: “Questi psicofarmaci sono pericolosi, lo diciamo da anni, e non capisco perché non vengono rimossi dal mercato. L’EMEA ha dato l’autorizzazione al commercio, l’EMEA la revochi immediatamente, oppure qualcuno dovrà prendersi responsabilità per il loro uso e per i danni che fanno”.

Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) ha chiesto anche all’Agenzia Italiana del Farmaco di intervenire, in caso di ritardo dell’EMEA, affinché il dossier su questo psicofarmaco venga riesaminato urgentemente in sede comunitaria: “Il Codice farmaceutico Europeo da questa facoltà alle agenzie nazionali anche in caso di autorizzazioni al commercio comunitarie, l’AIFA non ha scuse”, ha commentato Poma.

Riferimenti

Luca Poma
Comitato GiùleManidaiBambini ONLUS
c.p. 589
10121 Torino Italia

portavoce©giulemanidaibambini.org
337415305

giovedì 19 marzo 2009

Europa e Canada ritirano il farmaco Raptiva, gli Usa no.


Il Comitato scientifico ( CHMP ) dell’EMEA, l’Autorità Sanitaria europea, ha raccomandato che alla luce delle gravi infezioni a livello cerebrale indotte da Raptiva, il farmaco per la psoriasi dovrebbe essere ritirato dal commercio.

Il CHMP dell’EMEA ha concluso che il rapporto rischio-beneficio di Raptiva ( Efalizumab ) non è più favorevole, a causa del possibile sviluppo di leucoencefalopatia multifocale progressiva ( PML ).

Sono stati segnalati 3 casi di leucoencefaloptia multifocale progressiva nel corso del trattamento di lungo periodo con Raptiva.
Due pazienti sono morti.

Raptiva è stato approvato negli Stati Uniti nell’ottobre 2003 e in Europa nel settembre 2004 per il trattamento della psoriasi forma moderata-grave.

Circa 46.000 pazienti sono stati trattati nel mondo con questo farmaco.

Nell’ottobre 2008, negli Stati Uniti, l’FDA ha imposto un black box warning riguardo alla possibilità che Raptiva provochi leucoencefalopatia multifocale fatale.

Ad oggi non esistono cure per questo grave evento avverso dovuto alla riattivazione del virus JC.

Fonte: EMEA, 2009

XagenaHeadlines2009

lunedì 2 febbraio 2009

Rifiuti mentali zero.


Il 10% dei bambini di età compresa tra gli 11 e i 14 anni soffrirebbe di un disagio mentale. Una percentuale altissima, ma purtroppo inevitabile in una società "disturbata" come la nostra. Quel che è certo è che spesso le cure proposte sono nettamente peggiori dei mali che dovrebbero curare.


Secondo i ricercatori dell'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico “Eugenio Medea” di Lecco (www.emedea.it), che hanno da poco reso noto i risultati di un loro studio sulle patologie psichiche dei preadolescenti in aree urbane, circa il 10% dei bambini di età compresa tra gli 11 e i 14 anni soffre di un disagio mentale.

Il conseguente allarme dei mass media in merito, lanciato nei giorni scorsi, lascia davvero sgomenti. Ma per due motivi solitamente non considerati: il primo è che nessuno si domanda l'eventuale causa primitiva di reali disagi. In secondo luogo, nessuno obietta all'eccessiva omologazione ed “etichettatura” dei soggetti più deboli e indifesi in corso nelle nostre società. E ci sarebbe pure un terzo argomento, perlomeno di interesse sociologico, su cui nessuno pure si pone domande: perché le aree urbane? Ma lasciamo perdere.

Si plaude invece alle iniziative di carattere “scientifico” che potrebbero invischiare ancora più bambini nella tela del ragno, dato che molti, “purtroppo”, vi scappano. Le segnalazioni sono poche, i genitori restii, le insegnanti hanno già da fare...

Meno male che ci sono solerti cittadini e medici che si occupano di individuare e segnalare questi bimbi devianti ai “servizi mentali” competenti, per l'opportuno trattamento di turno previsto, psichiatrico o psicologico. Le iniziative di questo genere intendono dare vita ad applicazioni sanitarie mirate che portino alla realizzazione, testuali parole, di “città del sorriso”... Vi ricordate di Fahrenheit 451?

Ma proviamo invece a capovolgere la situazione.

Fantastichiamo infatti che esista uno studio che ci conferma come una buona percentuale di psichiatri o psicologi o medici soffre di turbe emozionali, disagi psichici, alcolismo e aspirazioni suicide. Siamo molto lontani dalla realtà? Per i medici è appurato un livello di alcolismo e depressione decisamente allarmante e diffuso, ma nessuno ne parla mai. Perché non realizzare ricerche sui cani da guardia anziché sul gregge? A chi giova il controllo di quest'ultimo?

Va una volta per tutte, presa vera coscienza fattiva che molti di questi professionisti, come del resto molti dei loro colleghi avvocati, commercianti, impiegati, politici, ingegneri, giornalisti, industriali, operai e insomma la grandissima parte della cosiddetta umanità adulta, in effetti soffre sconsideratamente di disturbi psicologici anche gravi, come tendenza alla guerra, simpatie per la strage e lo stupro, inclinazione allo sfruttamento del proprio prossimo, avidità, maschilismo, spreco, distruzione ambientale...

Siamo tutti coinvolti in “disturbi mentali” che stanno portando il pianeta allo sfascio. I bimbi di oggi che futuro possono immaginare?

Siamo una società veramente “modello” per gli occhi di un bambino... Bambino spesso lasciato solo parecchie ore al giorno davanti a un contenitore elettronico vuoto di valori, ma zeppo di personaggi evanescenti, che nuotano in superficie, si accaniscono per il guadagno facile, si svendono per pochi istanti di eternità mediatica, si genuflettono ai piedi dei potenti con malcelato servilismo.

E se un adolescente è l'unico, per scelta, a non avere il cellulare nel suo liceo, viene interrogato dagli insegnanti: c'è qualche problema in famiglia?

E sono gli stessi psicologi che poi lanciano l'allarme: il telefonino rende dipendenti i propri figli che non hanno più la possibilità di divenire adulti. Però le azioni a livello sociale non sono poi conseguenti e la discriminazione viene effettuata a rovescio su chi cerca un percorso di crescita al di fuori dei disvalori consumistici, dominanti anche nelle menti di medici, psichiatri e insegnanti (che sono coloro che dovrebbero formare in buona parte l'educazione dei nostri figli).

I veri ammalati quindi non sono i bambini, ma la nostra società. Può sembrare molto ovvio, ma di fatto nessuno - politici, medici, sociologi ecc. - si preoccupa di fare prevenzione in tal senso. È sempre il solito meccanismo della medicina ortodossa: curare il sintomo anziché la causa. Mettiamo in terapia i bimbi con disagio mentale senza interessarci a monte dei loro genitori, del tasso di separazioni, dei motivi che le causano, della pubblicità consumistica aggressiva che distrugge i più deboli, dello stress da lavoro che richiede questo sistema economico, del carrierismo sul cui altare si sacrificano i propri figli ecc. ecc.

E poi stupiamo dei bimbi con disagio e/o problematici. Veramente dovremmo stupire se avvenisse il contrario. Significa che ancora gli umani, nel loro intimo, sono sani, il loro seme aspira a un mondo decisamente diverso e armonioso che è in contrasto feroce con il grigio Blade runner tecnologico che ci prospetta il presente.

E quando la scienza non è eretta su basi umanistiche ed etiche sfocia in raccapriccianti orrori. Si possono fare molti esempi. La Eli Lilly risarcirà 62 milioni di dollari a 33 Stati federali americani per promozione illegale di un antipsicotico (Zyprexa) che veniva proposto anche per uso pediatrico pur non avendone l'autorizzazione. Il farmaco è accusato di provocare diabete, obesità e iperglicemia. Mica noccioline.

La compagnia ha già patteggiato la chiusura di circa 31.000 cause avviate da pazienti che hanno utilizzato lo Zyprexa, pagando 1,2 miliardi di dollari di risarcimenti. Proseguono invece le cause di assicurazioni e azionisti

La paroxetina è un altro farmaco utilizzato con minori che può essere citato per i suoi effetti estremi. Prodotto dalla Glaxo Smith Kline sotto vari nomi commerciali come Paxil (negli USA), Seroxat (in Italia), è costato alla sua azienda produttrice 40 milioni di dollari di sanzione (la notizia è sempre dello scorso ottobre, come per la Eli Lilly). L'accusa è di promozione e diffusione di utilizzo presso bambini e adolescenti nei quali, sperimentazione clinica alla mano, l'effetto sulla depressione pediatrica non superava l'effetto placebo dello zucchero in compresse.

Al contrario, il ricorso a questo farmaco nei minori ha dato luogo a tendenze suicide e autolesioniste anche su soggetti mai prima affetti da turbe psichiatriche di questo tipo. Dato che il farmaco non era approvato per la depressione dei bambini, nel foglietto illustrativo non c'erano avvertenze particolari. Questo non ha impedito alla macchina del marketing della multinazionale di promuoverlo in tal senso, né ai medici di prescriverlo con assoluta e totale leggerezza/fiducia (alcuni poi sono stati indagati per questo).

E non abbiamo preso in considerazione il Ritalin su cui si sono scritti fiumi di articoli rispetto ai danni che esso provoca nei bimbi (cui viene prescritto in funzione anti-iperattività), tra cui un aumento del rischio suicidio. E sono solo alcuni esempi.

Che cosa ci vogliamo allora aspettare da un sistema di questo genere? Stigmatizziamo i bambini e li isoliamo in un mondo di pillole della felicità? Pensiamo che scansionare loro il cervello alla ricerca di traumi psicologici li aiuti davvero o stiamo semplicemente rovistando nella spazzatura? Uscirne con le mani pulite è impossibile.

Andrebbe prima fatta la raccolta differenziata, evitati i rifiuti inutili e mantenuto uno stile di vita sobrio e moralmente integro. È la strategia “rifiuti zero”. Allora tutto il resto viene da sé. Senza pericolosi effetti collaterali e discariche abusive.
http://www.terranauta.it/a736/salute_e_alimentazione/rifiuti_mentali_zero.html

mercoledì 28 gennaio 2009

Ricerca: in Pediatria: Studio, Medicinali Anti-Adhd a Rischio Allucinazioni.


Roma, 26 gen. (Adnkronos Salute) - Avviso a pazienti, genitori e medici: i bambini in cura con farmaci contro la sindrome dell'iperattività e del deficit di attenzione (Adhd) potrebbero avere un rischio di allucinazioni e di sintomi psicotici superiore ai bimbi che non assumono questi farmaci. In particolare, alcuni piccoli subiscono la sgradita sensazione di essere 'attaccati' da insetti, vermi o serpenti. Sono le conclusioni di uno studio scientifico che appare sul numero di febbraio di 'Pediatrics', curato dagli esperti del Center for Drug Evaluation and Research della Food and Drug Administration (Fda, l'ente americano di controllo sui medicinali) e del Department of Health and Human Services di Rockville (Maryland, Usa).

L'obiettivo della ricerca - si legge sul sito della rivista - era di approfondire le conoscenze sulla capacità dei farmaci psicostimolanti di indurre effetti collaterali nella sfera psichiatrica e determinare la frequenza di queste reazioni. Per questo, sono stati analizzati i dati raccolti con i trial clinici e per la sorveglianza post-marketing di questi prodotti, approvati o attualmente in sviluppo, per il trattamento dell'Adhd. Fra i farmaci più usati contro la sindrome dell'iperattività, Ritalin* e Focalin XR* di Novartis, Adderall XR* di Shire, Concerta* di Johnson & Johnson's e Strattera* di Eli Lilly.

Per raggiungere l'obiettivo dello studio, la Fda ha richiesto alle aziende produttrici dei medicinali già in commercio o in corso di sperimentazione di esaminare i database elettronici in loro possesso e di segnalare eventuali casi di allucinazioni o di episodi maniacali. Le aziende hanno fornito inoltre descrizioni dei trial clinici, del numero di pazienti coinvolti e della durata dell'esposizione al trattamento, per permettere di calcolare l'incidenza di tali eventi. Parallelamente, il Center for Drug Evaluation and Research della Fda ha proceduto effettuando ricerche specifiche sui casi di psicosi fra bambini e adulti in cura con farmaci anti-Adhd.

Infine, le società farmaceutiche sono state invitate a eseguire controlli anche sui dati relativi al post-marketing dei loro prodotti, cioé al periodo che segue la commercializzazione. In tutto, sono stati analizzati 49 trial randomizzati nei programmi di sviluppo pediatrico di questi prodotti. E' stato evidenziato un totale di 11 eventi avversi di tipo psicotico nei gruppi trattati con farmaci contro l'iperattività, mentre nei gruppi placebo non è stato osservato alcun fenomeno del genere. "Il numero di casi è apparso scarso - sottolineano gli autori - ma ciò che salta all'occhio è la completa assenza di questi effetti in chi non ha ricevuto questi medicinali".

Da notare che, la scorsa settimana, l'Agenzia europea dei farmaci ha reso noti i risultati di uno studio in cui, dopo aver rianalizzato la sicurezza dei farmaci a base di metilfenidato, concludeva che nei bambini dai sei anni in su, i benefici del loro uso superano i rischi.