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venerdì 22 maggio 2009

Facebook e l'onorevole: giù le mani dalla privacy.


Le peggiori minacce per il diritto alla privacy degli utenti internet italiani? Facebook e Gabriella Carlucci. Hanno vinto rispettivamente tre e due premi "grande fratello", al Big Brother Award Italia 2009 e la consegna sarà il 23 maggio nell'ambito del convegno e-privacy 2009. Il Big Brother Award è un appuntamento annuale, per chi ha a cuore i diritti degli utenti internet. Si svolge dal 1998 in nove nazioni europee. Qualsiasi utente può nominare un individuo o un'azienda, nelle diverse categorie di "premi". Chi riceve più nomination va in finale e poi una giuria seleziona il vincitore tra i finalisti; eccetto che per il premio "Lamento del Popolo", il quale va direttamente a chi ha ricevuto più nomination.

Stavolta "Lamento del popolo" è andato a Facebook, che si è guadagnato anche il premio come "Tecnologia più invasiva" (qui in finale c'erano anche Argos, che è il sistema di videosorveglianza a Venezia, e Google, che da tempo ha smesso di essere visto dalla rete come il gigante buono senza macchia) e come "Peggiore azienda privata" (in finale c'erano Mediaset e Telecom Italia).

Facebook ha vinto per tanti motivi: perché è una piattaforma arroccata nei propri standard (solo ora ha aderito al progetto OpenId, ma è una goccia in un fiume che va in senso opposto); perché si arroga il diritto di trattare i dati degli utenti con una certa libertà e non offre loro un dialogo quando ci sono controversie. Per esempio, nel caso di account utente chiusi d'autorità e senza preavviso, come ben sanno le tante vittime di questa pratica più volte adottata da quello che è il principale social network in Italia (con quasi 10 milioni di utenti).

La Carlucci ha invece un primato: è la prima volta che un individuo si becca ben due premi Big Brother. A lei sono andati il premio "Bocca a stivale" (in finale c'erano Beppe Grillo, che a quanto pare non ha solo fan tra il popolo della rete, e Telecom Italia) e "Minaccia da una vita" (in finale era con Emilio Fede e Nicolas Sarkozy. La Carlucci si è fatta "amare" da tanti per le sue posizioni draconiane a tutela del copyright e la proposta di bandire l'anonimato da internet, cioè di schedare in massa tutti gli utenti qualunque passo facciano sul web. In rete è nota anche per aver augurato a un giornalista dell'espresso che suo figlio venga adescato da pedofili.

C'è anche il premio "peggior ente pubblico", andato al ministero dell'Interno, per iniziative quali la schedatura di bimbi rom. Unico premio positivo, "Eroi della privacy", è andato a Electronic frontier foundation, associazione storica americana che si batte per i diritti degli utenti internet.

lunedì 23 marzo 2009

Si discute di profilattici e Aids e su Facebook scatta la censura.


ROMA - Scatta la censura di Facebook per oscurare la discussione in rete su condom e Aids accesa dalle parole del Pontefice alla vigilia del suo viaggio in Africa. E sul social network alcune migliaia di persone aderiscono a uno sciopero virtuale di tre giorni, che si conclude oggi, per protestare "contro la santa inquisizione e la caccia alle streghe su internet".

Nel mirino di Facebook è finita la Rana, uno pseudonimo dietro il quale si cela la miniredazione giornalistica del gruppo Rassegna Stanca, un rotocalco quotidiano che ripubblica le notizie apparse sui
media per stimolare la discussione su temi d'attualità. E negli ultimi giorni lo spazio era monopolizzato dal dibattito su profilattici e Aids, con centinaia di commenti.

"Fila tutto liscio finché sulla home page di Rassegna Stanca non viene caricato, sotto il titolo provocatorio Un editoriale ultrasottile, il corsivo apparso in prima pagina sul quotidiano Avvenire di ieri che spiegava e giustificava le parole di Benedetto XVI", raccontano i curatori. "L'articolo del giornale di ispirazione cattolica è stato ripreso parola per parola, cambiando appunto soltanto il titolo, e ha messo in moto uno scambio di idee appassionato, ma comunque pacato e non offensivo, coinvolgendo tantissimi utenti di Fb".

Ma tanto è bastato: di punto in bianco Facebook cancella l'editoriale e tutti i post di commento, avvisando che "questo comportamento può infastidire altri utenti" e - quando la Rana prova a ripubblicarlo - il social network stacca la spina alla redazione, cancella l'account, spiana tutte le altre news con le relative opinioni dei membri del gruppo.

"Abbiamo rimesso in piedi la redazione di Rassegna Stanca - dicono i curatori del gruppo - abbiamo avvertito gli amici della censura e nel giro di poche ore abbiamo ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà, anche se ovviamente non siamo in grado di riallacciare i contatti con tutti i 5.000 lettori della nostra rassegna che Fb ci ha tolto. Questa censura, comunque, è gravissima e per questo abbiamo deciso di organizzare tre giorni di sciopero virtuale, sospendendo fino a domenica le pubblicazioni. E' assurdo che una vicenda commentata da tutti i media internazionali non possa essere discussa su Facebook, in maniera peraltro certo molto laica, ma anche molto corretta".

Nel comunicato che proclama l'"agitazione sindacale" la redazione segnala che "Rassegna Stanca prova a ripartire: gli piacciono le conversazioni tenute sul web e gli amici che ha trovato su Facebook e che prima non conosceva. Ma Facebook non gli piace più. In questo luogo si creano spontaneamente dei gruppi, si formano delle microcomunità che condividono interessi, passioni o semplice cazzeggio. Tra loro devono poter essere liberi di esprimersi come è proprio di qualsiasi luogo democratico".

In ogni caso non è certo la prima volta che Facebook banna qualcosa o qualcuno senza dare la minima spiegazione del perché. E' il caso, sempre in questi giorni, di un video su Emilio Fede in cui alcuni ragazzi chiedono provocatoriamente al direttore del Tg4 cosa pensa della libertà di informazione: il filmato continua a girare in maniera virale su Fb, ma puntualmente viene cancellato ogni volta che compare sul sito. E pochi mesi fa questa prassi di Fb era anche finita in
Parlamento grazie a un'interrogazione presentata dal deputato leghista Matteo Salvini: "'Ho raccolto centinaia di segnalazioni da parte di persone che sono state disattivate dal più diffuso social network del momento senza uno straccio di motivazione. E posso testimoniare nel mio piccolo che dopo aver allacciato contatti (di amicizia ma anche di lavoro) con oltre 2000 persone sono stato eliminato dalla rete senza
giustificazioni".

Il problema è proprio questo: le regole di Facebook, genericamente, vietano la pubblicazione di messaggi offensivi, ma poi nei fatti sul social network gira di tutto e nessuno dei responsabili del sito chiarisce cosa è lecito e cosa non lo è. Qualcuno sostiene, addirittura, che ci possa essere un software che analizza i contenuti della rete in modo metodico e automatizzato e interviene quando si ripetono con troppa frequenza alcune parole chiave. Così fosse, la censura colpirebbe un po' a casaccio, a volte a ragione a volte a torto.


Ecco il post incriminato pubblicato sul gruppo Rassegna Stanca:

Avvenire, il quotidiano di ispirazione cattolica, oggi informa in prima pagina che è "S. Giuseppe, sposo della B. Vergine Maria" e subito sotto ci tiene a chiarire una volta per tutte, in un fine editoriale, cosa voleva dire il papa affermando che "i profilattici aumentano i problemi".

"Il no della Chiesa all'uso dei preservativi - scrive Francesco D'Agostino - è in realtà un sì alla compiutezza umana dell'atto sessuale. L'uso del preservativi è moralmente problematico, perché toglie alla sessualità umana la pienezza del suo orizzonte, frantumandone l'unitarietà in una molteplicità di aspetti destinati a restare non connessi tra loro...". Quanto all'Aids, prosegue Avvenire, è "situazione disperata e paradossale quella in cui l'impegno per la vita si pretende che sia affidato a strumenti tecnici così elementari e così fallosi come i profilattici. Bisogna misurare bene le cose...". Giusto, è un problema di misura!