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domenica 15 febbraio 2009

LA MEDITAZIONE ZEN COME TERAPIA.


Nel passato, per varie ragioni, si ricorreva a forme di addestramento vigorose e difficili, come il kendo o il Judo, per sviluppare la resistenza nelle persone deboli. Per varie ragioni, tuttavia, queste discipline non corrispondono più alle necessità dell’uomo moderno. In primo luogo, molti oggi mancano di tempo libero per potersi impegnare in programmi che esigono tempo e dispendio di troppe energie. In secondo luogo, questi programmi già di per sé richiedono proprio quel tipo di elasticità spirituale e di resistenza che mancano all’uomo moderno. Non è ragionevole quindi aspettarsi un successo in programmi per i quali non si è qualificati.
Il tipo di addestramento spirituale e fisico di cui l’uomo oggi ha bisogno deve soddisfare due requisiti importanti : deve basarsi sulla conoscenza scientifica più recente, e la sua efficacia deve essere confermata da una lunga applicazione pratica.

Oggi la scienza medica ha dimostrato che il metodo psicosomatico è il solo capace di affrontare il problema della salute in modo soddisfacente : si deve cioè aver cura di allenare sia la mente sia il corpo, se si vuole che una persona si mantenga nelle sue condizioni ottimali. In breve, per soddisfare questi requisiti, il metodo di addestramento ottimale deve regolare le funzioni cerebrali, delle emozioni e della volontà. Le onde cerebrali sono l’unico indicatore che possediamo delle condizioni del cervello, e studiandole per vari anni si è visto che, quando il cervello è in stato di tranquillità rilassata, emette onde che vengono chiamate alfa. Quando invece si trova in uno stato di tensione emette onde beta o un altro tipo di onde, ancora più intense, le onde gamma.

In tutti gli stati di calma e riposo assoluto, fatta eccezione per gli stati di incoscienza dovuti ad attacchi di epilessia, il cervello emette onde theta o delta. Quando una persona è arrabbiata, irritata o turbata, il suo cervello emette onde beta, e se la sua arrabbiatura raggiunge uno stato conflittuale, emette onde gamma. La meditazione Zen o Zazen permette ad un essere umano di porsi a volontà nello stato mentale che corrisponde all’emissione di onde alfa. Questo sistema non è così difficile come si può pensare, e consiste di tre parti fondamentali : controllo della respirazione, controllo della postura e controllo della mente. Tutte e tre verranno affrontate nella loro possibile applicazione nella vita quotidiana.

Nei templi Zen, la prima cosa che viene insegnata ai monaci è il controllo della respirazione. Quando la posizione del corpo è giusta, e questo lo vedremo dopo, e la respirazione è controllata si entra in quello stato di calma in cui è possibile la meditazione. In condizioni normali, un essere umano respira circa 18 volte al minuto, ma se si impegna in attività che richiedono uno sforzo notevole il ritmo aumenta. I monaci che praticano la meditazione Zazen, invece, respirano solo quattro o cinque volte al minuto. Uno dei modi per ridurre il numero dei respiri è quello di prolungare la durata dell’espirazione : espirare lentamente attraverso il naso e inspirare rapidamente attraverso il naso. Questo metodo di respirazione coinvolge sia i muscoli addominali sia quelli toracici. Occorre esercitarsi, un po’ alla volta, per raggiungere la frequenza di quattro o cinque respiri al minuto. Per farlo si può utilizzare i continui spostamenti per andare e tornare dal lavoro, dalla scuola, dato che questi esercizi non richiedono una particolare postura (posizione) e non disturbano le persone vicine a voi. Non importa quanto il treno o l’autobus sobbalzi, semplicemente chiudete gli occhi per eliminare le distrazioni, inspirate rapidamente e espirate il più lentamente possibile. Questo esercizio non solo vi preparerà ad affrontare con calma quello che la giornata vi riserva, ma se lo praticherete con assiduità contribuirà a migliorare il vostro stato di salute.

In Giappone, molte persone anziane attribuiscono il loro vigore al controllo della respirazione e alla riduzione del suo ritmo. Vediamo rapidamente di capire in che modo la respirazione influisce sul nostro benessere. La respirazione è una in parte soggetta al nostro controllo e regolata in funzione delle necessità dell’organismo dal sistema nervoso autonomo.

Sappiamo tutti che quando siamo impegnati in un’attività improvvisa o violenta, quando siamo in uno stato d’ansia per qualcosa, la nostra respirazione si fa più veloce, e di conseguenza i battiti del cuore aumentano, ma l’idea che una respirazione rapida fornisca una maggiore quantità d’ossigeno è errata. In realtà, superficiale com’è, la respirazione veloce non riesce a portare tutto l’ossigeno necessario ai polmoni, ma lo spreca nei bronchi ; inoltre, siccome non elimina tutta l’anidride carbonica fa diminuire lo spazio disponibile nei polmoni per accogliere un nuovo rifornimento di ossigeno fresco.

Nella respirazione controllata invece succede esattamente il contrario, e il cuore può compiere il suo lavoro con uno sforzo minore. Si capisce da questo come ad esempio si possa, riducendo la frequenza della respirazione, riportarsi da uno stato di agitazione ad uno stato di calma. Ma gli effetti di una riduzione di velocità della respirazione non si limitano solo al corpo, ma si estendono alla mente ed alle emozioni.

Controllando e regolando la respirazione si ottiene un controllo completo su noi stessi, riuscendo a rimanere mentalmente tranquilli anche di fronte alle emozioni. Viceversa, la mancanza di autocontrollo fa si che persone, altrimenti capaci, sotto stress non siano in grado di fare quello che in condizioni normali farebbero benissimo. Può essere molto d’aiuto per chi inizia il sistema del conto dei respiri. Il sistema consiste nel contare in silenzio da uno a dieci, inspirando profondamente ed espirando lentamente ad ogni serie. Esistono molti altri modi per controllare la respirazione, ma questo forse è il più semplice e può essere praticato ovunque e in qualunque momento. Passiamo adesso al controllo del corpo, e cioè alla Postura. Il metodo descritto è molto semplice : assumete la posizione di rilassamento da seduti. Potete tenere le mani in tre modi diversi : congiunte all’ombelico, con le palme posate sulle ginocchia, oppure sulle cosce, con le dita aperte. La migliore delle tre è quest’ultima, perché fa si che le spalle si rilassino e assumano una posizione naturale. Il corpo viene a trovarsi in questa posizione in uno stato di calma ma nell’azione e di azione nella calma. Ma anche durante il sonno è utile adottare la posizione in cui dormono i monaci Zen, perché non sollecita la spina dorsale e favorisce il regolare funzionamento del sistema parasimpatico, che controlla cuore, polmoni, stomaco, intestini e altri organi interni. La postura che i monaci Zen adottano per dormire è quella di giacere su di un fianco con la testa posata su un braccio. Stando sdraiati su di un fianco si esercita infatti una minore sollecitazione sulla spina dorsale che sdraiandoci sulla schiena.

Passiamo adesso al terzo aspetto, quello della stabilità della mente. La pratica di tutti e tre gli aspetti descritti da un beneficio enorme, ma anche se non è completa la padronanza della respirazione e della postura, il controllo della mente, di per sé, può darvi una saggezza di grande valore anche per le attività quotidiane.

Il problema della stabilità mentale sta nel trovare il modo di controllare i propri pensieri, il che corrisponde a trasformare le onde cerebrali beta in alfa o theta. Dobbiamo in sostanza acquisire la capacità di concentrarsi su una sola cosa escludendo ogni elemento di distrazione, e riuscire a farlo in ogni momento ed in ogni luogo. Per la mente umana è impossibile farlo per lungo tempo, e d’altra parte spesso piccoli pensieri di scarsa importanza affollano la nostra mente senza dare spazio a quelli più significativi. Questa fase è molto complessa e difficile da raggiungere, ma cercheremo di affrontarla in modo più semplice possibile. Scegliete una crepa sulla parete di fronte a voi, un oggetto, un volto, oppure, se un piede comincia a farvi male, concentratevi sull’altro per alleviare il dolore. Dapprima gli oggetti della concentrazione cambieranno rapidamente, ma non ha alcuna importanza.
Non bisogna tuttavia impedire i pensieri irrilevanti, ma lasciarli fluire fino a che non svaniscono. Durante la concentrazione, è utile porsi mentalmente della domande, su noi stessi, su ciò che abbiamo fatto durante la giornata, sulle nostre paure, e concentrarsi su di esse. La natura fondamentale della meditazione Zen è quella di un dialogo con il sé ; fornisce un periodo di calma, non disturbata da pensieri, in cui l’individuo può ascoltare la voce che è dentro di lui. Tuttavia, scendere di colpo nel fondo del proprio spirito è impossibile, per cui è essenziale immergersi gradatamente nell’autoconoscenza. Riassumiamo i tre punti principali del controllo mentale : Padroneggiare, in primo luogo, la concentrazione, aumentarne la capacità, e infine, per evitare di venire ossessionati da un singolo oggetto a esclusione di tutto il resto, allenarsi a spostare la nostra attenzione da un oggetto ad un altro.(esserevita.wordpress.com)

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venerdì 7 novembre 2008

IL SILENZIO. (suggerimenti acustici dalle API.)

La mente che si apre ad una nuova idea non torna
mai alla dimensione precedente. - Albert Einstein.

Il silenzio totale è la perfezione. Il silenzio è necessario al suono per esistere, ed è come un’immensa tela aurea sulla quale dipinge il pennello armonico del nostro mondo tridimensionale. I suoni che conosciamo vengono prodotti da molti elementi presenti in natura - le onde sulla spiaggia, il vento tra gli alberi, le lamine che vibrano insieme all’interno delle canne della cornamusa, una batteria e la sua bacchetta, il pizzicare delle corde di una chitarra e così via.

Un detto Zen domanda: “Qual’è il suono prodotto dal battito di una sola mano?” Nella tradizione sanscrita questo suono è conosciuto come Anahata Nada, che significa “Il Suono non Prodotto” o il “Non Suono”. Questo concetto ovviamente intende un suono non prodotto in nessuno dei modi che ho citato poc’anzi, e che nelle tradizioni sanscrite esso è descritto come il Suono dell’Universo, il suono dell’Energia Primordiale.
Una antica tradizione afferma che il suono che più di tutti rispecchia il “non suono” è il suono dell’AUM (OM), che secondo i Veda, è la parola più sacra di tutte emanata direttamente dall’Universo, mentre secondo gli Indù si tratta di un mantra di incalcolabile potenza spirituale. Ma l’AUM non è di per se la definizione de “il suono non prodotto”, ma è il suono che conduce all’Anahata Nada. Infatti questo potentissimo mantra è composto da quattro elementi: A, U, e M, mentre il quarto elemento è il silenzio che si frappone tra l’inizio e la fine di ogni suono udibile. Perciò l’obbiettivo vero di intonare l’AUM non è la recitazione del mantra in se, ma l’esperienza di percepire quel “suono non prodotto”, il silenzio. Il medesimo principio si rispecchia quando andiamo alla ricerca di quello spazio che “sostiene” l’Universo e le sue galassie: il “vuoto” (o il non-essere) è necessario per l’esistenza di tutto ciò che vediamo e che non vediamo.

Nella tradizione sanscrita tutto ciò che viene visto e non visto, udito e non udito, odorato o non odorato, assaggiato o non assaggiato, sono manifestazioni di pura energia. Questa energia è il contenitore di tutte le cose, ed è l’apparente sorgente elusiva alla quale è stato dato molti nomi, tra i quali Dio, l’Io, Brahman o Natura Divina. E poi ancora, l’Assoluto, la Realtà Suprema, la Realtà Ultima, la Verità, e l’Io della filosofia Vedanta.

La nostra interfaccia con il mondo materiale, si manifesta attraverso i nostri sensi e il risultato della loro intepretazione, per mezzo dei processi cognitivi intrapresi dalla nostra mente. Ad un livello più concreto, noi tendiamo a vedere le cose prettamente nella loro forma materiale, e non come energia manifesta in molti differenti modi. Categorizziamo le forme del creato con delle etichette, nominando questa forma come una Roccia, quell’altra come una Rosa, un’altra come acqua e un’altra ancora come Essere Umano o un Animale. Un’altra di queste forme di cui siamo in cerca, è ciò che abbiamo etichettato come AMORE.

“Un’erbaccia è un fiore che non è mai stato amato”

Esistono oltre cinquanta definizioni della parola “amore” in un qualsiasi vocabolario, ma nessuna di esse accosta il suo significato a “Dio”. Definendo l’amore in molti modi differenti, noi definiamo la nostra percezione di ciò che consideriamo come “amore”, ma se invece fossimo noi stessi a divenire quell’amore, tutte le apprenti differenze proposte dal “catalogo” percettivo dell’Universo svanirebbero nel nulla, e cominceremmo così a vedere le cose come realmente sono. Mentre la classificazione delle cose appare essere utile per la loro rispettiva identificazione e collocazione in uno spazio fisico, all’interno di un mondo tridimensionale creato da una Mente Intelligente, questa però è anche la maggiore barriera all’identificazione di noi stessi con tutte le cose del creato che provengono dalla stessa Sorgente, e ciò include i nostri veicoli biologici. Siamo sempre stati parte di questa Sorgente ed è solamente la manifestazione della nostra forma attuale agganciata all’interferenza delle nostre menti, che porta all’illusione che ogniuno di noi sia una persona “separata” dal resto di noi.

Non ho redatto questo essay per suggerire un cammino di base sanscrito, poiché un cammino implicherebbe di per se una “distanza”, e la distanza ci separa dalla nostra destinazione: l’Io, Dio, Brahaman. Intraprendere un cammino religioso, finisce per trasformarci in una di quelle persone intente a fare ginnastica sopra una pedana mobile - uno può camminare in eterno e mai raggiungere la destinazione desiderata.

Dalle Api preziosi suggerimenti “acustici”

Proprio in questo periodo, mentre sto andando avanti con le mie personali ricerche sulla fisica del suono e le sue possibili applicazioni pratiche in natura, mi è stato suggerito dall’amico e collega Roger Gould-King, di osservare in un documentario del National Geografic un fenomeno naturale assolutamente interessante, anche se a dire il vero la cosa più eccitante l’avrei scoperta soltanto qualche ora più tardi. Il documentario trattava nello specifico di come le api riescono a prelevare i granuli di polline dal fiore, che di solito in molte specie sono incastrati come chicchi di riso in un minuscolo fuscello. Se visto con occhio clinico ed interessato, la danza che ne scaturisce è qualcosa di assolutamente affascinante. L’ape si posa delicatamente sul petalo in prossimità del centro del fiore, e per mezzo di una specifica vibrazione delle ali ne trasferisce il relativo moto meccanico sull’intera superficie. Inizialmente pensai trattarsi di un semplice fenomeno di risonanza meccanica, ma chiedendo informazioni più dettagliate circa questo argomento, il fenomeno della risonanza non dipende solo dalla superficie ma anche dalla densità. Mi è stato suggerito perciò della difficoltà della propagazione di questo transfer meccanico su un fiore, per via della densità degli atomi di cui è composto (in prevalenza di acqua). In realtà il suono stesso emesso dall’ape, avrebbe più che altro la capacità di eccitare lo stato vibrazionale e rotazionale della molecola, perciò in questo caso non si tratterebbe di risonanza, ma di assorbimento del moto vibrazionale. Quando l’ape incomincia questo “concerto”, è possibile udire molto chiaramente un “cambio di tono”, assai differente da quello emesso durante la comune fase di volo. Un vero e proprio aumento della frequenza del battito delle ali, che genera quel tipico “bzzz”, ma leggermente più elevato e più “brillante”.

Assolutamente estasiato da questo processo, del resto come lo sono da tutto ciò riguarda la fisica del suono, non ho perso tempo a fare immediatamente un test. Dopo aver registrato il documentario a qualità piena, che riproponeva più e più volte durante l’arco del programma il suono enormemente amplificato emesso dalla piccola ape, ho immediatamente campionato l’onda sonora ed ho testato lo spettro di una fondamentale che emergeva da quel bzzz … indovinate un pò quale picco di frequenza armonica ne è emerso? Un bellissimo LA=432 Hz, lindo lindo come Dio l’ha fatto. Ma che bella coincidenza, ho pensato! Con questo però, non voglio assolutamente suggerire che le api al momento di prelevare il polline, emettano tutte questo tipo di frequenza, io ho eseguito il test solo su quell’ape che agiva su quel tipo di fiore, anche se più volte ripresa in tempi diversi durante tutto l’arco del documentario, e tutte le volte il risultato resta il medesimo. Chiaramente la sincronicità di questo evento, che mi riguarda molto da vicino, credo meriti un indagine ancora più approfondita.

in via del tutto speculativa, trovando corrispondenze di questa frequenza sonora in miriadi di altre cose presenti in natura, e non solo, potrei quasi arrivare ad affermare, per ipotesi che la 256 Hz (DO) e la 432 Hz (LA) possano davvero avere una diretta correlazione armonica con l’atomo dell’idrogeno, come è stato suggerito da Ananda Bosman, ma affronteremo l’argomento nel dettaglio più avanti.

432 Hz, I Plessi Energetici orientali e la Proporzione Aurea.

Tutto il sistema chiamato “vita” è formato da una catena spinta ad auto-bilanciarsi per convivere in sinergia, e continua a farlo tutt’ora, nonostante la politica di decimazione dell’ambiente intrapresa dall’uomo. Questo clima di interdipendenza fra le specie, è l’unico medium di rilievo davvero capace di sugellare sin dalle fondamenta l’armonia tra il piano fisico e quello spirituale, di ogni forma di vita dipendente l’una dall’altra. L’eradicazione delle specie genera un danno irreparabile che la natura cerca di compensare come può, e normalmente questo cammino porta spesso ad ulteriori estinzioni di altre specie, poiché il link della loro rispettiva catena fondamentale tra la vita materiale e quella spirituale è stato distrutto.

Nel concetto matematico, la catena fondamentale che lega i numeri alla natura, è rappresentata dalla Proporzione Aurea. Un fenomeno che non manca mai di stupire migliaia di studiosi e matematici in tutto il mondo.

0,1,1,2,3,5,8,13,21,34,55,89,144,233,377 e così via.

In altre parole, 5+8=13, 8+13=21, 21+13=34 ecc.

Se si dividono due numeri qualsiasi presenti in questa catena, se ne ottiene la Proporzione:

89/144=0.618, oppure, 144/89 = 1.618, e, 144/233 = 0.618.

Good so far?

Questa proporzione, conosciuta in svariati modi come “La Sezione Dorata” o la “Proporzione Divina”, può essere identificata ovunque in natura. E’ rappresentata da un rettangolo dove l’altezza, comparata alla lunghezza, è della medesima proporzione della lunghezza comparata alla somma dell’altezza e della lunghezza: “il piccolo sta al largo, come il largo sta al tutto”. Questa sequenza divina appare sia nella genetica che nella geometria, nella chiocciola delle conchiglie e nella formazione vegetale delle piante e in altre forme di vita, inclusa la proporzione del corpo umano.

Se si assegna il valore di 1.00 alla distanza tra il mento e la corona del cranio umano, allora 0.618 di questa distanza corrisponderà esattamente alle varie locazioni dei plessi energetici orientali (chakra) della testa.